SET ME FREE allo Spazio Macos

Mamy Costa

di Dominga Carrubba

Ancora qualche giorno per visitare la collettiva “SET ME FREE” allo Spazio Macos, aperta fino al 21 luglio 2021.

Sabato 10 luglio 2021, presso lo Spazio Macos a Messina, è stata inaugurata la mostra collettiva “SET ME FREE”, curata da Mamy Costa sotto il segno della “libertà”.

L’evento è realizzato in collaborazione con l’Associazione APAT ed ANVOLT.

La curatrice non svela il filo conduttore tra le opere esposte, perché sono sufficienti le opere stesse e i linguaggi artistici che compongono la mostra per esprimere il leitmotiv.

Mamy Costa dichiara:

«Dopo mesi di restrizioni, per quindici artisti è arrivato il momento di riappropriarsi, in modalità lenta e attenta, del tempo e dello spazio, per combattere timori e ansie, per ripartire e rinascere

L’arte rimane tout court la via di fuga per l’immaginazione e la forma di comunicazione trasversale che meglio suggerisce una dimensione emotiva mai copia di se stessa.

L’arte è sostanziata da linguaggi idonei a tradurre una sensazione in colori e forme con stili diversi.

In “SET ME FREE” troviamo varie tecniche: olio su tela, acrilico su tela, tecnica mista, materico, matite.

Si tratta di una mostra che sollecita alla riflessione sui luoghi dell’anima e sui luoghi che dimorano d’intorno, perché non c’è individuo senza comunità, non c’è libertà personale che non riguardi il rispetto degli altri e dell’ambiente.

«La mia libertà finisce dove comincia la vostra.» (Martin Luther King)

Questa frase è quanto mai attuale durante la pandemia da Covid-19.

Il rispetto e la cura della propria salute comprendono il rispetto e la cura della salute degli altri, in particolare quando la minaccia virale riguarda tutta la comunità di cui ciascuno è parte integrante.

Giovanni Pione

Mamy Costa aggiunge:

«Una mostra per riflettere sul rapporto tra uomo e natura, tra forma e materia, tra figurazione e astrazione alimentando un senso di partecipazione collettiva

In questo scenario si è inserita la performance teatrale di Pietro Lasciato, attore diplomato al Brancaccio di Roma, interpretando il brano “La Libertà” di Giorgio Gaber in apertura della collettiva SET ME FREE.

«[…] La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche avere un’opinione
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione
[…]»

Gli artisti hanno contribuito con le proprie opere pittoriche ad esprimere la rinascita sociale e il riscatto della fiducia nel convivere con una minaccia latente come il Covid-19.

Gli artisti partecipanti sono:

Piero Anna

Piero Anna (ME) che evoca la tela “La chiamata di San Matteo” del Caravaggio, ispirato all’episodio raccontato in Matteo 9, 9 – 13

«[…] Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori? Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati […]».

Forse che in una comunità vessata dalla pandemia socio-economica non vi è la necessità di dare spazio e voce alla libertà di concedere misericordia a chi sia rimasto “malato” a causa di un virus capace di contaminare l’anima e il corpo?

Augusto Arrotta (ME) le cui tele surrealiste rappresentano madre-natura, raffigurandone la bellezza, la ricchezza e lo stupore, sintetizzati in un tuffo di delfino;

Alberto Avila (ME) che ha dichiarato come le proprie opere non sono ispirate da un’idea iniziale, perché le forme e i colori delineano gradualmente l’astrazione, così palesando la propria identità soltanto alla fine, talora individuata in un titolo, come “Tempesta” che libera il fragore del mare;

Mamy Costa (ME) che rivisita i Sassi di Matera, unendo la materia alla forma, sprigionando lo sguardo immaginario verso la Civita;

Serenella Costa

Serenella Costa (ME) con le sue tele “Obbedienza” e “Disobbedienza” esprime il paradosso della libertà: potere essere liberi anche se racchiusi come colori puntinati all’interno di un quadrato.

Infatti ciascuna individualità conserva la propria identità, sebbene rimanga costretta in circostanze avverse, come di recente la pandemia.

Segue il desiderio di liberarsi, disobbedire ed evadere dal quadrato imposto, sprigionando le sensazioni sommerse come costellazioni sparse.

Giuseppina D’Andrea (ME) e i suoi volti di donna dal collo allungato;

Sabrina Faustini (Roma), Giovanni Gatto (ME), Silvia Grassi (LU), Giuseppe La Rosa (RG), Giovanni Pione (ME) che con le rispettive opere ricordano quanto sia importante avere memoria dell’unicità del creato che ci accoglie;

Cristiana Previti (ME) che con la tela “Love” riassume l’amore come rinascita, tracciando un’esplosione di colori sullo sfondo nero: non c’è desiderio di luce più presente nell’assenza contenuta nel nero e il ritorno del colore, graduale come in “Dissolvenze”, rappresenta il sollievo ritrovato nell’arte.

Sabrina Faustini

Victor Siracusano (Colombia) e Anna Stampa (TP) alla quale abbiamo posto alcune domande:

Se dovesse definire la sua arte pittorica, la riterrebbe più intimista oppure più fotorealistica?

«Con la mia arte voglio comunicare e raccontare delle storie in cui le mie sensazioni si intrecciano con il pensiero e lo stato immediato del soggetto rappresentato, coinvolgendo l’osservatore attento e trascinandolo con me all’interno dell’opera.

Il realismo rappresentato è essenziale al mio racconto e lo rende più immediato e riconoscibile.

Quindi la mia arte non è una copia della realtà, ma questa viene interpretata, filtrata e riproposta nella ricerca della perfezione, non nella copia di fotografie, ma nella rielaborazione mentale delle immagini della storia raccontata.»

L’artista continua con la descrizione delle sue opere:

«Nel mio dipinto “TRAPANI” viene riproposta la cultura e la storia della mia città attraverso uno dei monumenti più antichi, testimone autentico degli avvenimenti, del lavoro, del turismo, e della vita in genere che vi si svolge.

Nel dipinto “TRA CIELO E TERRA” un tronco d’albero in primissimo piano introduce in un mondo incantato, scandito da luci e ombre.

I rami e le fronde degli alberi invitano lo sguardo dell’osservatore verso l’alto in un congiungimento tra la terra e il cielo.

Il controluce sprigiona sensazioni di benessere e freschezza in un autunno appena iniziato.

Nel dipinto “IL SOGNO” la bambina rivolge lo sguardo all’infinito, estranea all’ambiente paesaggistico circostante, e pensa, sogna qualcosa.

E` un sogno tutto suo, ma invita anche l’osservatore a sognare, a rielaborare il suo sogno interiore, così come il mio.

Quindi la mia arte è l’analisi di ciò che accade, è accaduto o anche accadrà intorno a me, attraverso le mie sensazioni, coinvolgendo l’osservatore sia nel paesaggio che nella figura.»

Anna Stampa

I paesaggi e volti reali rimangono paralleli oppure prendono forma, confondendosi, insieme a quelli dell’anima?

«Tutto ciò che viene rappresentato è filtrato dalle mie sensazioni, c’è uno scambio di crescita comune, di conoscenza reciproca, di elaborazione.

Nulla, o quasi, viene lasciato a sé stesso o al caso, un rapporto matematico, un pensiero. Nulla è a sé stante e tutto si relaziona.

Comunicazione e rappresentazione si intrecciano nella stesura di ogni mia opera.

Il fondamento di tutto è l’accurato studio del soggetto e con esso il rapporto intrinseco di conoscenza.»

I colori caldi e terrei, che segnano il linguaggio delle sue tele, tendono ad esprimere quale sensazione?

«I colori sono strettamente legati al soggetto e a ciò che intendo rappresentare.

Più che altro mi rivolgo alla Natura, a tutto ciò che è Creatura, è il legame con la Mia Terra, con il Mondo in generale e soprattutto con Dio, in un ringraziamento profondo.

Ecco il mio amore per il bello, per la perfezione e per la realtà, perché non bisogna mai perdere la nostra relazione con essa.

Bisogna sempre rappresentare il momento in relazione al tutto, mai restare stagnanti su se stessi

Tra i partecipanti anche la pittrice Maria Felice Vadalà (PA).

In conclusione, in riferimento alla mostra “SET ME FREE“, ricordando l’augurio della curatrice Mamy Costa, vale a dire ritrovare:

il momento di riappropriarsi, in modalità lenta e attenta, del tempo e dello spazio, per combattere timori e ansie, per ripartire e rinascere”, dopo mesi di restrizioni a causa della pandemia,

viene in mente la poesia “Libertà” di Paul Éluard, che nasce come un inno alla libertà di espressione della propria personalità.

Di certo l’arte è un modo di espressione delle proprie idee ed emozioni, avente spesso una funzione catartica.

Se l’arte è libertà, allora la libertà è l’arte di rendersi liberi innanzitutto dalle prigioni che dimorano nell’anima, talora imposte da circostanze esterne.

[…]Sul vigore ritornato

Sul pericolo svanito

Su l’immemore speranza

Scrivo il tuo nome

E in virtù d’una Parola

Ricomincio la mia vita

Sono nato per conoscerti

Per chiamarti

 Libertà.

(Paul Éluard, Libertà)

 

Cristiana Previti

La collettiva rimarrà aperta al pubblico fino al 21 luglio 2021.

Si potrà visitare dalle 18.00 alle 20.00, dal martedì al sabato, su appuntamento da prenotare al 3407760578, nel rispetto della normativa anti-Covid.

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