Milazzo. Corpora Domini

Nella festa del Corpus Domini il Santuario di S. Antonio di Capo Milazzo ha proposto una sosta di riflessione sul dramma dei naufragi nel Canale di Sicilia

Corpora Domini

7 giugno 2021 – Si è svolta ieri, domenica del Corpus Domini, presso il Santuario rupestre di Sant’Antonio a Capo Milazzo, una manifestazione dal titolo Corpora Domini, per riflettere e sensibilizzare l’opinione pubblica sul dramma dei corpi dimenticati delle migliaia di naufraghi annegati nel canale di Sicilia. L’evento è stato organizzato in occasione dell’Ottocentesimo anniversario del Naufragio del Santo nelle acque del Capo e si inserisce nel Progetto Antonio 20-22, in rete con la Basilica padovana del Santo e con tante altre sigle nazionali e locali.

Nella magnifica cornice di un luogo che ispira di per sé la ricerca di una sintonia con il creato, si è celebrata la tradizionale “tredicina” e la messa, seguita dalla riflessione di Padre Felice Scalia, scomoda voce profetica della chiesa locale. Il dibattito è stato guidato da Francesco Giunta, presidente della Coop Utopia, la stessa che gestisce lo Sprar sul territorio del Capo, i cui ospiti minorenni hanno collaborato la scorsa estate a garantire l’apertura e la chiusura giornaliera del Santuario. I diversi interventi programmati sono stati curati dal Circolo Laudato si di Milazzo e da Tindaro Bellinvia, ricercatore presso l’Università degli Studi di Messina.

Josè Martino con il suo dipinto “Madonna di porto negato”

L’occasione è stata propizia per sottolineare anche la centralità dell’arte nell’amplificare la denuncia. La croce “Voca me” dell’artista milazzese Maria Grazia Toto, istallata a mare durante la rievocazione simbolica del naufragio di S. Antonio lo scorso 27 marzo, ormai consumata dall’acqua, è arrivata “sana e salva” sulle scalinate del Santuario, testimoniando per tutto il tempo della manifestazione il dolore e la pietà per la tragedia dei naufragi.

Proprio affidandosi all’idea di un’arte che custodisce il sacro, si è voluta come momento clou dell’evento, l’inaugurazione del dipinto dell’artista messinese José Martino, “Madonna del porto negato”. La tela è stata collocata sopra l’altare laterale del santuario e rimarrà in esposizione per un mese, come grido inequivocabile di fede e denuncia umana e politica, contro la disumanità e l’ingiustizia dei respingimenti.

Felice Scalia

«È l’ingiustizia che costringe molti migranti a lasciare le loro terre. È l’ingiustizia che li obbliga ad attraversare deserti e a subire abusi e torture nei campi di detenzione. È l’ingiustizia che li respinge e li fa morire in mare». Ispirata a queste parole di Papa Francesco e alla tradizione del culto marinaro della Madonna di Porto Salvo, nasce l’idea di un’icona per proteggere coloro che, invece, non hanno trovato un porto sicuro dove approdare. Si vede la Madonna che sta “in mare”, dalla parte di chi annega senza soccorso, a dispetto dell’antica legge del mare, e tiene in braccio pietosa il corpo di Alain, il bambino siriano spiaggiato morto sulle rive turche. In primo piano galleggia un cadavere, che ha chiare analogie col Cristo Morto del Mantegna, e simboleggia i corpi del Signore di oggi. La Madonna raffigurata sta nel moderno Golgota dove si consuma la Crocifissione degli ultimi, ma ha lo sguardo rivolto a chi guarda il quadro, uno sguardo dolente non solo per quelli che stanno affogando o che sono già morti, ma proprio per noi che stiamo a guardare, una Madonna che piange il fallimento della nostra fratellanza.

Corpi Domini – Locandina di presentazione dell’iniziativa

Grazie a quella postura – che tanto ricorda la donna col bimbo in braccio in prima fila nel “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo –, questa Madonna è anche una madre che vuole ancora ostinatamente “manifestare” ai figli quello che si deve fare: testimoniare solidarietà, accogliere, unirsi insieme in un grande movimento di indignazione, rivendicazione e riscatto della vita di tutti. “Fate come me, unitevi a me, insieme potete tornare a essere fratelli”.
A una comunità che si è tanto indignata per l’incendio, forse solo fortuito, di una immagine sacra a Vaccarella, la manifestazione di ieri ha contrapposto l’arte e la preghiera per custodire e recuperare la sacralità della vita umana contro ogni blasfema indifferenza.

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