BASTA CON LE STRAGI DEGLI ESSERI UMANI NEL MEDITERRANEO

I drammi umani della Storia si ripetono, con condizioni diverse. Ieri, gli italiani: ebrei, partigiani, cittadini perseguiti, che fuggendo tra le nevi e i ghiacciai delle montagne per passare in Francia e Svizzera, venivano  braccati  dai nazifascisti, assassinati, imprigionati e deportati nei Lager dello sterminio, poi, negli anni del dopoguerra i nostri migranti “clandestini”, che espatriando, fuggivano dall’Italia percorrendo gli stessi perigliosi tragitti di montagna, affidandosi ai “traghettatori” dei monti a pagamento, alla ricerca del lavoro e dignità di vita. Era la traversata notturna. In tanti venivano acciuffati, e riportati nei loro luoghi di fame e disperazione. Tra loro, molti i siciliani, costretti a ritornare nei loro tuguri, dove dormivano assieme all’asino, utile per l’eventuale lavoro bracciantile giornaliero.

 

Oggi, cambiano i volti, le tragiche storie, le destinazioni, i sentimenti e le speranze. Le finalità, però, sono similari.

Fuggono, da tanti paesi, per sottrarsi alle guerre, torture, fame e desertificazione. Esprimono il giusto diritto alla Vita. Per sé e per loro figli.

Per cercare di raggiungere l’Europa, distrutti dalla disperazione e dalle torture dei lager libici, essendo negati leciti spostamenti, affrontano il massimo dei rischi, l’attraversata del grande Mare, su piccole e fragilissime barchette, “mettendosi nelle mani” dei trafficanti. Non c’è altro percorso.

 

Il Mediterraneo è diventato un enorme cimitero! Contiene decine di migliaia di cadaveri. Bambini, uomini e donne, giacciono sui fondali, “cibo per i pesci”. In molti casi, poiché ignoti, mai formalizzati alla comune conoscenza, senza volto e nome. A poca distanza dall’Italia e dalla ricca Europa, “patrie” dei colonialismi storici, in molti casi, oggi, complici dei nuovi modelli di sfruttamento delle risorse strategiche  dei paesi poveri.

 

L’ultimo tragico evento è quello che si è verificato nella nottata tra il 21 e il 22 aprile. Un gommone, con 130 persone,  è affondato nel mare in tempesta al largo delle coste della Libia. Tutti annegati. Partiti nella serata del 20 aprile, le loro pressanti richieste di aiuto sono rimaste inascoltate. Un’agonia, tra le altissime onde, durata quasi trentasei ore. In questo lungo arco di tempo tutte le strutture istituzionali preposte ai controlli e ai salvataggi – Italia, Libia, Malta, Unione Europea – sono rimasti operativamente silenti. Il portavoce dell’agenzia ONU per i migranti ( Oim) ha commentato così: “ Lasciati morire in mare. L’umanità è annegata”.

 

E’ stato rinnegato l’obbligo di soccorso. Il  cardinale di Palermo, Corrado Lorefice, ha dichiarato tra l’altro: “ A ferire la coscienza umana e cristiana non è solo l’assoluta indifferenza in cui tutto questo è avvenuto, ma anche quella dei principali organi di informazione di stampa nazionali che hanno trattato la tragica fine di queste vite come una notizia di second’ordine o peggio di ordinaria routine”.

 

La notte scorsa ulteriori eventi di morte sono avvenuti nel Mediterraneo, al largo della Libia: 61  morti annegati, a seguito dell’affondamento di due barconi.

 

L’ANPI SICILIA esprime il massimo sdegno civile, democratico e umano. Mai più stragi di Esseri Umani nel Mare Mediterraneo!

Il Governo italiano e l’unione Europea devono assumere immediatamente tutte le urgenti e vincolanti iniziative per realizzare il postulato “ Mai più morti in mare”. Accoglienza e solidarietà.  Le ONG – che si reggono esclusivamente sul volontariato e sul supporto dei liberi sostenitori -, rimaste sole a sorvegliare il Mediterraneo, unici avamposti per il salvataggio, non devono più subire discriminazioni e boicottaggi. La struttura europea di Frontex deve essere al servizio delle regole democratiche che nominalmente reggono l’Europa, strumenti, quindi, di salvataggio.

 

 

 

 

Ottavio Terranova

Coordinatore regionale ANPI Sicilia – vicepresidente nazionale

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