Nel sottobosco dell’accoglienza

di Roberta Ferruti

Nei giorni scorsi è stata pubblicata da ActionAid e Open Polis la prima mappatura completa dell’accoglienza in Italia dove, tra gli altri, emerge un dato importante legato allo scollamento tra le istituzioni che governano e legiferano e chi sul campo gestisce l’accoglienza: le istituzioni non solo non collaborano ma ostacolano come possono la diffusione delle informazioni.Gli stessi autori del rapporto hanno più volte denunciato la difficoltà a reperire dati che dovrebbero essere pubblici e trasparenti tanto da costringerli a un lungo e tortuoso percorso legale che si è concluso con una sentenza del Tar a favore di ActionAid e OpenPolice, da qui la realizzazione della prima mappatura completa dopo anni di faticose ricerche. Insomma, siamo di fronte a un distanziamento granitico che non permette di conoscere la reale situazione dell’accoglienza al di là della propaganda e dell’allarmismo diffuso. Eppure dovrebbe essere auspicabile una collaborazione stretta e costante tra chi, dalla stanza dei bottoni, prende le decisioni e chi, giorno dopo giorno, deve metterle in pratica.

C’è da tenere presente che tra il 2015 e il 2020 l’Italia ha visto la disciplina del sistema di accoglienza modificarsi in più occasioni e ogni volta che è stata apportata qualche modifica alla base del sistema, i progetti avviati sono stati bloccati o comunque messi in attesa di chiarimenti e nuove prospettive. Comuni, associazioni, Cas, hanno dovuto rivedere le regole, tagliare, modificare.


Benvenuti ovunque, testata interna a Comune, dedicata al migrare e all’affermazione della libertà di movimento, è curata con la Rete dei Comuni Solidali. È possibile iscriversi alla Newsletter di Benvenuti ovunque cliccando qui

E quella che viene chiamata integrazione (senza mettere in discussione un concetto comunque scivoloso)? Un percorso a singhiozzo e senza speranza. Al di là dei numeri, dove tra l’altro si evidenzia un generale e considerevole calo di presenze di richiedenti asilo in Italia – i comuni italiani coinvolti nell’accoglienza passano da 2.691 nel 2018 a 1.822 nel 2019, con un calo del 32,3 per cento – è perciò necessario lavorare affinché il sistema funzioni, insieme con tutte le figure e persone che ne fanno parte: gli ospiti, i gestori, le comunità accoglienti e le associazioni di settore.

Intanto, c’è un mondo che si muove per l’accoglienza, realtà solide, fatte di persone che ogni giorno si confrontano con i problemi quotidiani di regolamenti e normative troppo spesso distanti dalle esigenze concrete degli ospiti.

Il 21 ottobre è stato approvato il decreto legislativo 130/2020 convertito in legge il 18 dicembre (l. 173/2020) su Disposizioni urgenti in materia di immigrazione e sicurezza che di fatto pone fine alla drammatica parentesi dei decreti sicurezza, ripristina l’accoglienza diffusa e il SIPROIMI (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati) viene sostituito dal SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) ma ancora non sono stati stabiliti i criteri dei servizi e le modalità di adesione. Si è creato perciò uno spazio temporale da ottobre ad oggi, in cui chi lavora nel settore dell’accoglienza attende di avere informazioni chiare per riorganizzarsi.

Comuni e associazioni si stanno interrogando. Nel sottobosco dell’accoglienza, quella lontana dai riflettori, si lavora alacremente. La Rete dei Comuni Solidali- Re.Co.Sol. – raccogliendo le istanze di alcuni amministratori, ha promosso degli incontri interregionali – L’Accoglienza che Verrà – dove, insieme ad associazioni e operatori si è cercato di capire. Molti dubbi, tanta incertezza che hanno prodotto un tavolo di lavoro – Lo S.A.I.?dove oltre ad evidenziare alcune criticità si è cercato di proporre delle modifiche utili a migliorare il funzionamento del sistema. Il documento redatto – presentato in un evento web su Benvenuti Ovunque – è stato poi inviato al ministero degli Interni e all’Anci. Dieci pagine corpose frutto di due mesi di lavoro tra Recosol, amministratori, Refugees Welcome e Europasilo che tra l’altro lo presenterà all’evento online L’accoglienza di domani il 16 e il 17 aprile (“Proposte di breve e medio termine per una riforma del sistema di asilo in Italia”, queste le sette tesi discusse: Sistema unico di accoglienza, Accoglienza e welfare, Sussidiarietà: ruolo del terzo settore, Equipe territoriali come risorsa, Sistema di valutazione, Superamento dei Cas, Ente nazionale per il diritto di asilo).

Ma non finisce qui. Italy Must Act, neo nata formazione di Europe Must Act, in collaborazione con il Forum per cambiare l’ordine delle cose, ha elaborato a sua volta un altro documento da divulgare ai comuni italiani per impegnarsi verso un programma di accoglienza diffusa dei migranti a cui hanno aderito già diverse amministrazioni. In realtà anche la campagna IO ACCOLGO, che raccoglie al suo interno numerose realtà nazionali impegnate nell’accoglienza e ERO STRANIERO hanno elaborato richieste e proposte molto interessanti. Un dibattito ampio, approfondito e trasversale, tra realtà anche lontane accomunate dall’esigenza di lavorare bene, di garantire un servizio di accoglienza efficace e funzionale a chi viene accolto ma anche a chi accoglie. Appare evidente come solo attraverso l’armonizzazione di queste esigenze e istanze sarà possibile attivare un vero piano di accoglienza in Italia. Di certo, passata l’emergenza sbarchi degli anni antecedenti al 2017 e la parentesi terroristica dei decreti sicurezza, ora si tratta di valorizzare il patrimonio culturale, sociale e anche amministrativo accumulato in questi anni, partendo proprio dall’accoglienza diffusa nata in seno al modello SPRAR, considerato non casualmente un esempio virtuoso anche all’estero. Nello stesso tempo, dicono questi diversi pezzi di società, bisogna andare oltre, superare la logica emergenziale che ha generato distorsioni abnormi tanto da trasformare i centri di accoglienza straordinari – CAS – nati per fronteggiare emergenze, nei principali protagonisti dell’accoglienza. Su questo aspetto sembrano concordare tutti gli attori delle diverse proposte in atto: l’orientamento generale è perciò il superamento del sistema binario SAI-CAS verso un modello unico di accoglienza. Chissà, se a livello istituzionale, ai piani alti, sapranno per una volta mettersi in ascolto.

Social

Articoli recenti

Commenta

Invia commento