La strana e crescente abitudine berlinese di incendiare le automobili per l’ambiente

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I berlinesi temono che la vita nella loro metropoli possa diventare un incubo verde.

Negli ultimi tre anni, la capitale tedesca è diventata sede di incendi, ormai quotidiani, alle automobili. Gli autori non sono solo vandali o piromani.

«I colpevoli sono in stragrande maggioranza uomini, che non risparmiano nemmeno le utilitarie o vecchie auto di scarso valore – spiega a Linkiesta Roberto Giardina, giornalista e scrittore da anni residente nella capitale tedesca – Secondo la polizia, gli autori di questi atti appartengono a gruppi di estremisti, più di sinistra che di destra. Danno alle fiamme le auto degli oppositori: chi vota per l’AfD brucia quelle di chi vota per la Linke, e viceversa, e si ardono le macchine delle agenzie immobiliari che “sfrattano i poveri per vendere gli alloggi ai ricchi”».

Oggi, le auto sono diventate il simbolo del capitalismo, odiate da quanti si battono per il clima e si sentono vittime della società capitalista, spiega Giardina. «In passato veniva incendiata qualche auto durante le manifestazioni del primo maggio – continua il giornalista – Da tutta la Germania, giovani e meno giovani arrivavano a Berlino per manifestare. Tutto si risolveva in una notte di scontri con centinaia di arresti e di feriti ma non era una protesta sistematica come quella attuale. Era una notte di guerriglia urbana, non una routine».

Episodi di piromania come quelli di oggi sono stati registrati anche in altre città del Paese, da Francoforte ad Amburgo, ma qui capitano di rado. «Invece a Berlino possono verificarsi anche cinque o sei roghi consecutivi nel giro di poche ore», continua lo scrittore.

Negli ultimi tre anni il trend è in drammatico aumento: nel 2018 le auto incendiate sono state 258, nel 2019 344 fino ad arrivare a 382 nel 2020, nonostante il traffico molto ridotto a causa della pandemia.

Le auto bruciate si trovano quasi esclusivamente in 4 quartieri nella zona est del centro urbano, quella della movida giovanile.

Secondo Giardina, si tratta di un fenomeno che si spiega anche politicamente. «La giunta rosso-verde berlinese di Berlino, frutto dell’alleanza tra socialdemocratici verdi e i postcomunisti della Linke, ha preso misure contro le auto. «Sulla porta di casa ho trovato un volantino in formato A4 che mi invitava a firmare per vietare il traffico nel mio Kiez, cioè la zona in cui abito, nel quartiere di Charlottenburg, 350mila abitanti. Se avvenisse lo stesso negli altri 180 Kiez della capitale, avremmo realizzato un sogno, una Berlino autofree entro il 2030. Ma per la piazza in cui abito e nelle strade intorno circolano solo le auto degli abitanti, perché non sono vie di collegamento, si gira intorno», spiega Giardina. «Secondo un’altra azione popolare, chi abita entro il Ring, l’autostrada urbana intorno alla metropoli, avrebbe diritto di usare l’auto solo dieci volte al mese e dopo aver chiesto il permesso in municipio».

Quella berlinese è diventata anche una questione ideologica che fa registrare un altro problema: gli automobilisti sono i cattivi mentre i ciclisti i buoni. Si vogliono favorire i ciclisti ma, così facendo, si ottiene l’effetto opposto, fa capire lo scrittore. «Questi ultimi sentono troppo sicuri ma, dati alla mano, nel 2020 il numero di ciclisti investiti e morti è cresciuto (da 11 a 18) nonostante il traffico ridotto a causa delle restrizioni».

Circolano di sera senza luci, contromano, di solito vestiti di nero. «Basterebbe obbligarli a muoversi con il giubbetto rifrangente (costa solo 10 euro) per evitare incidenti – puntualizza Giardina – Questo accade solo a Berlino. Altrove, come a Munster, città quasi riservata ai ciclisti, il problema non si pone».

Criminalizzando gli automobilisti, la politica locale fa sentire i piromani giustificati a proseguire i loro atti vandalici. «I piromani non rischiamo molto, appiccare un incendio è questione di minuti, e pochi vengono scoperti, nonostante dal 2019 si stata introdotta una specie di taglia per chiunque fornisca informazioni utili a individuare i responsabili di questi atti. Sui roghi non indaga la polizia municipale (in Germania non esistono i vigili urbani), ma il Landeskriminalamt (Lka), la polizia regionale».

I berlinesi, conclude Giardina, sono ecologisti: la città è contornata da laghi e boschi. «Io vado a passeggio nel parco del castello di Charlottenbrug a cinque minuti a piedi da casa, e abito in centro. Incontro pivieri, anatre, scoiattoli, marmotte, che si trovano a loro agio. Qui i cittadini sono verdi, non fanatici».

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