La compagnia Figli d’Arte Cuticchio compie 50 anni

Una rassegna di spettacoli in streaming dall’8 aprile al 10 giugno con la direzione artistica di Mimmo Cuticchio in occasione dell’anniversario

Cuticchio in Eneide

La compagnia Figli d’Arte Cuticchio compie 50 anni

1971-2021

Dalla piccola alla grande scena

una rassegna di 10 spettacoli in streaming dall’8 aprile al 10 giugno 2021
con la direzione artistica di Mimmo Cuticchio
e la collaborazione di RayPlay e Italiafestival

FIGLI D’ARTE CUTICCHIO / OPERA DEI PUPI
LA PAZZIA DI ORLANDO con Mimmo Cuticchio
e con Giacomo Cuticchio, Tania Giordano, Elisa Puleo
adattamento scenico e regia Mimmo Cuticchio
musiche Giacomo Cuticchio Ensemble (Marco Badami violino, Alessio Pianelli e
Francesco Biscari violoncello, Mauro Vivona corno, Nicola Mogavero sassofono baritono)
luci Marcello d’Agostino
produzione Associazione Figli d’Arte Cuticchio

Palermo, 7 aprile 2021 – Il traguardo è importante e racchiude tante esperienze in un’unica strada tracciata dal maestro Mimmo Cuticchio e dai suoi compagni di viaggio. Il 1971 segna la nascita della compagnia Figli d’Arte Cuticchio, da allora sono trascorsi 50 anni che raccontano il passaggio dalla piccola alla grande scena, dalla tradizione alla sperimentazione, nel segno della contaminazione con altri linguaggi, dalla musica alle arti figurative. In occasione di questo anniversario, la compagnia, apre lo scrigno del suo archivio per mostrare al pubblico, raggiunto in streaming a causa dell’emergenza sanitaria in corso, gli spettacoli più importanti e significativi anche dal punto di vista storico e documentale con l’obiettivo di raccontare la storia e l’evoluzione del percorso artistico di Mimmo Cuticchio e dell’Opera dei pupi.

Cuticchio “O a Palermo, o all’inferno”

Si parte domani, giovedì 8 aprile, con il “Gran duello di Orlando e Rinaldo per amore della bella Angelica” del 1971 per arrivare al 10 giugno alla produzione di quest’anno “La fuga di Enea e la ricerca di una nuova patria”. La nuova produzione che rischia di debuttare in streaming se le condizioni epidemiologiche non dovessero cambiare, è incentrata sull’“Eneide” di Virgilio e si rivolge soprattutto ai giovani per i suoi riferimenti all’attualità: dal rapporto con il soprannaturale al ruolo dell’amore nella vita di tutti i giorni, dal valore dell’amicizia al fenomeno della migrazione e all’importanza del principio di comunità. Il mito di Enea, dunque, per Cuticchio, non è un racconto del passato, ma al contrario il profugo virgiliano torna a proporsi come emblema di altri e non meno drammatici esili. La sua figura di esule, di sconfitto senza patria, si presta a esprimere la condizione del migrante di oggi, ed è su questi aspetti che lo spettacolo si focalizza. Per la messinscena sono stati costruiti nuovi pupi e dipinti nuovi fondali. Le musiche non saranno quelle del piano a cilindro che accompagnano gli spettacoli tradizionali, ma sono del tutto originali. Strumenti antichi e moderni saranno utilizzati simultaneamente per la realizzazione di una colonna sonora che accompagnerà i fatti rappresentati, seguendo i ritmi di improvvisazione tipici del teatro dei pupi.

Cuticchio. Salone delle feste

In tutto la rassegna comprende 10 titoli in streaming. Ogni giovedì, a partire da domani, i video saranno online alle 18,30 ma poi sempre disponibili on demand: il 15 aprile “Visita guidata all’Opera dei pupi” del 1989, il 22 aprile “Don Giovanni all’Opera dei pupi” del 2002, il 29 aprile “Aladino di tutti i colori” del 2007, il 6 maggio “O a Palermo o all’inferno” del 2011, il 13 maggio “A singolar tenzone” del 2018, il 20 maggio “La pazzia di Orlando” del 2019, il 27 maggio “Medusa” sempre del 2019, il 3 giugno “L’ira di Achille” del 2020. In streaming spettacoli classici e per la grande scena e anche opere in musica come “Medusa”. La rassegna è una scommessa per la compagnia Figli d’Arte Cuticchio che in un anno difficile come questo per tutto il mondo dello spettacolo congelato dalla pandemia, vuole comunque portare avanti alcuni progetti per celebrare il 50esimo anniversario, un traguardo importante sia per la storia artistica della stessa compagnia che per il grande contributo che la realtà guidata da Mimmo Cuticchio è riuscito a dare al mondo dell’arte e della cultura, non solo teatrale.

Gli spettacoli si possono seguire sul canale YouTube della compagnia. Alcuni saranno trasmessi su RaiPlay (“Visita guidata all’Opera dei pupi”, “Don Giovanni all’Opera dei pupi”, “Aladino di tutti i colori”, “A singolar tenzone”, “Medusa”). Gli altri sulla piattaforma di Italiafestival.tv.

 

GRAN DUELLO DI ORLANDO E RINALDO PER
AMORE DELLA BELLA ANGELICA
di Mimmo Cuticchio

Parigi è minacciata d’assedio ma dalla corte di Carlo Magno si sono allontanati numerosi paladini, che presi d’amore per Angelica si sono messi alla sua ricerca.

Anche Orlando che è il capitan generale e il più valoroso, ha abbandonato la corte, e a re Carlo non rimane che affidare a Rinaldo il comando dell’armata francese.

Seguono battaglie, fughe, scontri con esseri fantastici. Anche Rinaldo finisce per trascurare il dovere e, infiammatosi d’amore per Angelica, la contende ad Orlando. I due paladini si sfidano a duello, si sarebbero sicuramente uccisi a vicenda se a dividerli non fosse intervenuto il mago Malagigi.

Anche se il titolo riprende una delle storie più care al pubblico tradizionale dell’opera dei pupi, il Gran Duello di Orlando e Rinaldo è in realtà il risultato di un ripensamento della struttura narrativa dell’ “opra” nato dall’esigenza di adeguare la rappresentazione ad un nuovo pubblico.

Il linguaggio scenico si è condensato badando a sfruttare più il lato spettacolare che lo svolgimento esauriente della storia
tramandata dalla tradizione. In questo senso la scenotecnica è stata particolarmente curata ed il succedersi delle scene è misurato sull’effetto e sul ritmo che nella tradizione erano diluiti nel corso di più episodi.

Gli stessi personaggi della storia hanno subito degli interventi nel senso che la loro caratterizzazione avviene nel corso dell’azione senza interrompere il flusso narrativo con lunghi monologhi o degli a parte.

Questo ha snellito lo spettacolo consentendo di condensare più episodi in uno soltanto. Le tecniche narrative, il linguaggio scenico, tuttavia non sono rinnegati, anzi acquistano maggiore evidenza senza per questo snaturarsi. Per dare un esempio concreto di come si articolavano i racconti, bisogna pensare che la storia di Angelica comprendeva all’incirca una ventina di episodi (inclusi gli intrecci secondari) per arrivare al duello di Orlando e Rinaldo il quale di per sé durava più o meno tre serate. Ogni episodio durava circa due ore. Lo spettacolo attuale, tenendo conto delle esigenze del pubblico occasionale, condensa i tre episodi e tralascia la maggior parte degli antefatti, conservando però un certo margine all’improvvisazione. Infatti possono essere inserite alcune scene di “complemento” secondo l’estro dell’oprante e il rapporto che si stabilisce con la platea. Questa flessibilità del tessuto drammaturgico ha consentito all’opra di sopravvivere alla scomparsa della propria committenza e salvaguardarla da una fruizione meramente museografica e banalmente folclorica.

Rinnovamento indotto dalle mutate condizioni socioculturali ma che dimostra la capacità dell’opera dei pupi di plasmare nuove soluzioni e nuovi stimoli senza negare la propria identità.

 

Visita guidata all’opera dei pupi
di Salvo Licata e Mimmo Cuticchio

È una rievocazione divertita e disperata di quell’unico esempio di “teatro nazionale” siciliano, che fu il Teatro dei Pupi, epopea stracciona e stupefacente dei paladini di Francia, dove il mastro-puparo, i pupi, le storie, i deliri, suoi e del pubblico degli appassionati, formavano uno scenario irripetibile.
Lo spettacolo, scritto da Salvo Licata e Mimmo Cuticchio, vuole cogliere questo insieme compatto nell’istante in cui si profila il suo declino, nella Palermo invasa dai soldati americani nell’immediato dopoguerra.
L’incanto finì proprio in quegli anni, tra vari rumori. Era il ruggito placido delle jeep, il battito del boogie-woogie, i ritmi di una lingua veloce e impenetrabile. L’inverno del ’45 fu rigido fino alla spietatezza. I senza casa vagavano tra le macerie, dormivano e morivano nel sonno sotto i ponti dell’Oreto, e la mattina venivano “riassunti” in una rubrica del “Giornale di Sicilia” intitolata Gli assiderati. In quell’inferno di fame e di freddo, l’Opera dei Pupi bruciava gli ultimi incensi. Fumi non soltanto metaforici, in quanto proprio l’incenso si usava per creare l’effetto-nebbia sui minuscoli palcoscenici. Alla guerra era sopravvissuta parte della generazione degli appassionati, che iperbolicamente venivano detti “malati”: i malati dell’Opra, senza i quali non poteva esserci Opra. Da quel momento il boogie-woogie, come dire la cultura degli occupanti, avrebbe sommerso ogni altra voce. Negli anni Cinquanta l’Opra avrebbe continuato a vivacchiare tra gli stenti, in sofferta promiscuità con il cinematografo di piazza: i maestri-pupari si arrendevano via via ad acquistare un proiettore e un telone, per girare tra paesi e borghi come cani famelici. In qualche luogo riuscivano ad aprire temporaneamente anche un teatrino.

Trama
Nel buio la voce di un bambino scandisce i nomi sonanti di eroi, cavalli, spade, mostri. La luce quindi rivela un simbolico mastro-puparo, don Paolo, che, nel recesso della sua bottega, tra pupi e fantasmi della memoria, è intento ad accordare un pianino.
Le varie sonate – galoppo, battaglia, lamento – sono predisposte sui cilindri, ma non basta far ruotare la manovella: anche questa semplice operazione richiede maestria. Nell’impartire i suoi insegnamenti, don Paolo si rivolge a un interlocutore invisibile, l’aiutante Paletta, presente unicamente nel suo ricordo. Al pari degli altri personaggi che va evocando, come gli appassionati spettatori di un tempo, che seguivano l’epopea dei paladini di Francia, anche per cicli che duravano centinaia di serate, quello di don Paolo è un colloquio con le ombre, ma ombre che acquistano via via consistenza nella ricostruzione minuziosa e struggente di un’autentica “serata speciale”. Dove alle gesta eroiche dei paladini si alternano gli umori e le intemperanze del pubblico, con le immancabili fazioni tra gli estimatori di Orlando e quelli di Rinaldo e l’odio comune per il traditore Gano di Magonza.
A tutti dà voce e vita don Paolo, anche a chi, come la vedova Carrabbìa, accampa interminabili patetiche ragioni pur di entrare gratis.
Lo sfondo di questa ricostruzione totale è la Palermo degli anni Quaranta, invasa dagli alleati e prostituitasi per fame. In teatro “quella sera” c’è una certa attesa di un gruppo di spettatori particolari, soldati americani che pagano in dollari. Ma senza alcun cedimento: “All’ora giusta – dice don Paolo – si comincia!” E infatti si comincia senza gli americani e i loro dollari. Dal consiglio dei cristiani al campo dei saraceni che assediano Parigi, al tradimento di Gano, all’intervento risolutore di Rinaldo, tutto concorre al culmine: la pazzia di Orlando, che ha perduto il senno per l’abbandono di Angelica.
Al delirio di Orlando fa specchio quello del puparo, che si ricompone nella scansione del canto della manualità: come si fanno i pupi.
Gli invisibili aiutanti di un tempo sono adesso rimpiazzati da giovani operatori del Teatro dei Pupi, che in silenziosa dedizione assecondano il maestro puparo, a indicarne una continuità.

Tecniche e linguaggi
Sono quelli intrinseci al Teatro dei Pupi di scuola palermitana, utilizzati e, quantomeno nelle intenzioni, esaltati da manovra e recitazione a vista. Tra il pubblico e l’attore-puparo è caduta ogni sorta di riparo: né quinte, né boccascena. Così come, per quanto riguarda il campo dell’azione, è stato abolito il minuscolo “palco” tradizionale. Nella parola teatrale di tradizione epica, in bocca ai paladini, s’innestano gli interventi estemporanei degli spettatori.
Il percorso narrativo è scandito dall’apparato tecnico-magico delle macchine sceniche: del vento, della pioggia, della nebbia, del fuoco.
Il puparo-personaggio è colto nel suo rapporto nudo e diretto con le sue creature e con la sua storia personale.

Social

Articoli recenti

Commenta

Invia commento