Morte Giorgio Forti. Il ricordo della Rete degli Ebrei contro l’Occupazione

Lillo Messina (Messina, 1941) – “Roma” – olio su tela, cm 70 x 100

Ci ha lasciati ieri (1/3/2021 ndr) il nostro Giorgio Forti. Lui, che da ragazzo aveva conosciuto le leggi razziali e preso parte alla Resistenza, è stato una colonna del nostro sparuto gruppo di ebrei che si oppongono all’occupazione militare israeliana, fondato da Sveva Haertter nell’autunno del 2000, con le proteste e l’intifada seguite alla ‘passeggiata’ di Sharon sulla Spianata delle Moschee, a Gerusalemme. Nel tentativo di render palese che non tutti gli ebrei sostengono le politiche di Israele, aveva organizzato ed era stato il principale oratore a diverse conferenze e a partecipatissimi incontri nelle scuole. Aveva anche contribuito fattivamente a mettere in piedi convegni con quei pochi israeliani che si oppongono all’occupazione: i refuseniks, ragazzi che rifiutano il servizio militare, l’antropologo Jeff Halper, il militante pacifista Michel Warschawski, Gideon Levy e Amira Hass, giornalisti coraggiosi.

Ci aveva aiutato a prendere posizione per il BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni). Aveva preso parte agli incontri e teneva i contatti con l’ANPI, l’ONG Vento di Terra e con European Jews for a Just Peace, di cui Rete-ECO è parte; scriveva loro regolarmente, l’ultima volta solo un mese fa.

Soprattutto, aveva fatto crescere germogli di sostegno attivo ai palestinesi, per cercare di frenarne la cacciata: in Cisgiordania, un ambulatorio materno-infantile e la Scuola di Gomme, minacciata di demolizione; a Gaza, una scuola laica dalla materna alle medie, il Remedial Education Center (REC), in cui bambini e bambine andavano a lezione insieme. Grazie a lui, il REC aveva ottenuto il Premio Feltrinelli dell’Accademia nazionale dei Lincei per un’impresa eccezionale di alto valore morale e umanitario.

Negli ultimi anni, Giorgio aveva guidato Rete-ECO nel sostenere l’Union Juive Française pour la Paix, con il cui aiuto nella Striscia di Gaza è stata costruita una torre idrica e funziona un vivaio.

‘Il ricordo del giusto sia una benedizione’, dice la tradizione ebraica, e Giorgio era un Giusto. Ma oggi siamo tutti più soli.

Paola Canarutto (Rete degli Ebrei contro l’Occupazione)

[pubblicato come lettera su il manifesto, 3 marzo 2021]

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