Papa Francesco pellegrino di pace nelle terre dell’Eden

De la situation du Paradis Terrestre

di Citto Saija

Prima dell’invasione anglo-americana dell’Irak, avevo incorniciato una stampa (incisione) settecentesca, stampata a Amsterdam presso I. Covens & C. Mortier.

Si tratta di una “Carta della situazione del paradiso terrestre e dei Paesi abitati dai patriarchi” di Pierre Daniel Huet, vescovo di Avranches, educato nella scuola dei gesuiti di Caen e che era stato anche allievo del pastore protestante Samuel Bochart.

Nel suo trattato, con incisioni, Huet seguiva le opinioni del suo amico e maestro Bochart che a sua volta si ispirava a Calvino, il quale situava la regione dell’Eden (con il paradiso terrestre) in Mesopotamia (l’odierno Irak), nel canale formato dalla confluenza del Tigri e dell’Eufrate.

Tutti, in quei giorni della guerra del 2003, abbiamo visto in televisione le apocalittiche luci dei bombardamenti anglo-americani (con la complicità e il sostegno dei Paesi occidentali, compresa l’Italia) su Baghdad.

In quei terribili giorni (penso alle grandi bugie del laburista inglese Blair), ho guardato sempre quella bella incisione, pensando che i Paesi della cosiddetta Nato distruggevano la “culla della civiltà”, i luoghi dove la tradizione aveva collocato il paradiso terrestre.

Anche in questi giorni e in queste ore continuo ad osservare quell’incisione, mentre papa Francesco sta per arrivare in quel Paese, con grande tenacia e grande coraggio, come pellegrino con un messaggio vivente di fratellanza e di pace.

Il grande sogno di papa Francesco sta per avverarsi e certamente porterà con sé anche il sogno del suo predecessore Giovanni Paolo II che fu l’unico, è giusto darne atto, ad alzare la voce contro l’assurda invasione dell’Irak.

E’ la prima volta che un papa si reca in quella che fu la Mesopotamia. Giovanni Paolo II (che nel 2001 si recò sul monte Sinai) non riuscì ad andare nelle terre del paradiso terrestre. Oggi, il papa che porta il nome del poverello d’Assisi, andrà in quelle terre martoriate portando un abbraccio universale non solo ai cristiani che stanno vivendo un lungo martirio, ma a tutti i figli di Abramo che, secondo la tradizione, in quella terra nacque e visse prima di migrare per invito di Dio verso la terra di Canaan.

Come leggiamo nella Bibbia e nel Corano, Abramo ebbe due figli: Isacco e Ismaele che furono i progenitori degli ebrei e degli arabi.

Ed Abramo sta al centro delle tre religioni monoteiste: ebraismo, cristianesimo e islamismo.

Papa Francesco, durante la sua visita in Irak, da venerdì 5 a lunedì 8 marzo, oltre agli incontri con le comunità caldea e siro-cattolica, avrà incontri significativi (ma anche di preghiera) di carattere interreligioso proprio nella piana di Ur dei caldei che fu città natale di Abramo e incontrerà anche, nella città di Najaf, il grande ayatollah sciita Sayyid Ali al-Husayni al-Sistani.

Al-Sistani ha sempre creduto nella tolleranza, nel dialogo e nella coesistenza fra le varie religioni e quindi si trova in perfetta sintonia con papa Francesco.

Ricordiamo che proprio nella città di Najaf, che per i musulmani sciiti è una città sacra, vi è la tomba dell’Imam Ali Ibn Talib, che fu cugino e genero del profeta Mohammad.

Si tratta di un viaggio epocale e di grande portata storica che sarà seguito integralmente dalla televisione Tv2000 con l’arrivo del papa, alle 12 di venerdì 5 marzo, nell’aeroporto di Baghdad.

L’odierno Irak, oltre che essere il Paese natale di Abramo è anche terra dei profeti Ezechiele e Giona e vorrei concludere queste righe augurandomi che il viaggio apostolico di papa Francesco possa costituire per l’Irak un nuovo inizio di fratellanza e di pace.

A proposito della città mesopotamica di Ninive, terre che saranno visitate dal papa, nella Bibbia, leggiamo nel libro del profeta Giona 3. 8-10 : “Uomini e animali si coprano di sacco, e Dio sia invocato con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani… Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece”.

Vogliamo sperare che in quelle terre di Dio come in tutto il pianeta tornino a fiorire la pace, la salute fisica e la fratellanza di tutti gli esseri umani.

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