La torre di Babele

di Citto Saija

In qualsiasi vocabolario della lingua italiana leggiamo, a proposito delle ideologie, che l’ideologia è “l’insieme dei principi e delle idee che stanno alla base di un movimento politico” (Zingarelli).

Sin dalla fine dell’Ottocento e per quasi tutto il Novecento, tutti i partiti politici (grandi e piccoli), si rifacevano alle ideologie.

Nella politica del ventunesimo secolo e ai giorni nostri, i politici (pochi) e i politicanti (molti), si vantano di essere post-ideologici.

All’interno del filone post-ideologico imperversano tantissimi giovani rampanti (donne e uomini), innamorati della carriera personale e del potere per il potere che, ai tempi della Democrazia cristiana (che nulla aveva di cristiano) venivano anche definiti “dorotei”, perché la riunione (nel 1959), per la costituzione di una corrente democristiana di centro avvenne proprio nel convento delle suore dorotee sul Gianicolo a Roma.

Quei democristiani guardavano al potere per il potere senza vedere quello che dovrebbe essere il primo obiettivo della Politica, cioè il bene comune.

Osservando la politica italiana dei nostri giorni, nel pieno di una pandemia che porta dolore, sofferenza, morti, mancanza di lavoro e povertà, vediamo muoversi piccoli e grandi personaggi che somigliano a tante pedine impazzite.

Essendo post-ideologici, mancano in assoluto di una strategia politica, di progetti di lungo periodo, di una idea di Stato e di società.

Parlano tutti allo stesso modo e sembra che qualcuno abbia distribuito una velina che va in circolo.

Tutti, come tanti robot, sono “resilienti” e usano il termine di moda “resilienza” che mi è diventato antipatico ed è fuorviante. Preferisco parlare di resistenza, come quella contro il fascismo, ed oggi contro il neoliberismo imperante.

Ma, badiamo bene, i pupari ideologici esistono e riescono a dirigere i tanti pupi o marionette che si muovono sul palcoscenico della politica.

Le ideologie (che significa contenuti e idee) dalle quali traevano ispirazione i partiti e i movimenti della sinistra, sono state messe in soffitta.

Ma, nella società civile le idee che riguardano il bene comune, la giustizia sociale, l’intervento dello Stato nell’economia, la cura dell’ambiente, l’annullamento dell’industria bellica, la pace, circolano abbastanza, forse a livello carsico.

E per andare su problemi più concreti, una gran parte di italiani, mal rappresentata a livello istituzionale, vorrebbe una sanità universale ben organizzata e non aziendalistica, una scuola pubblica (di ogni ordine e grado) e gratuita, una cultura estesa a tutta la popolazione e non privilegio di pochi e l’acqua pubblica come il popolo sovrano ha deciso con un referendum.

L’unica ideologia rimasta è quella neoliberista, in questo momento incarnata dal governo Draghi.

Seguendo il dibattito parlamentare per la fiducia al nuovo governo, ho avuto la sensazione di un viaggio in tempi lontani. Mi sono trovato come all’interno della classica torre di Babele. Sul banco del governo troneggiava l’idolatria neoliberista e tutti (donne e uomini) genuflessi nell’adorarla.

Pochi sofferti interventi di dissenso che onorano i parlamentari (non sono ovviamente quelli di Fratelli d’Italia) delusi e forse anche ingenui. Tutti gli altri prostrati di fronte alla grande abbuffata.

Ma, la torre di Babele continua ad essere costruita, finché arriverà il momento in cui crollerà, lasciando tante macerie al popolo italiano.

Dopo i “migliori” ministri neoliberisti, ecco anche i cosiddetti vice-ministri e sottosegretari (neoliberisti sempre e portatori spesso di interessi privati).

Ancora tante parole e pochi fatti e, infine, l’ultima chicca: il ministro Di Maio sembra che abbia raggiunto l’obiettivo.

Ha dichiarato in queste ore al “neutrale” quotidiano “Repubblica” che “I 5 stelle sono finalmente una forza moderata, liberale, attenta alle imprese”. Si tratta dell’ultimo colpo di grazia al Movimento pentastellato!

Da un lato ha introiettato la torre di Babele, cioè la grande confusione esistente sotto il cielo dell’italico stivale, parlando a ruota libera di liberalismo, moderatismo e vicinanza alle imprese, ma non parlando delle lavoratrici e dei lavoratori che sono il cuore di qualsiasi impresa.

Dall’altro lato si è rivolto all’elettorato di destra dove già pascolano le destre ufficiali e gli adepti del prossimo futuro come l’arabico Renzi, il saputello Calenda e forse una parte del Partito democratico che guarda a destra.

Ha fatto comunque un piccolo passo verso la chiarezza: non è più “né di destra né di sinistra”. Ha preso, sbagliando, un “pedalò” verso la destra.

Mi piace ricordare che il Partito liberale italiano era destra economica e stava comunque a destra delle correnti più progressiste della stessa Democrazia cristiana.

E poi una domanda mi piacerebbe fare a Di Maio che ho conosciuto in occasione di una sua venuta a Messina per i dieci anni del Movimento cinque stelle che ho frequentato anche se non iscritto.

Cosa significa essere moderati? Si tratta solo di un insignificante luogo comune. Il neoliberismo che cerca di dominare il mondo richiede tantissima radicalità e resistenza.

Forse la torre di Babele porta ad avere degli abbagli: un abbaglio sono queste ultime esternazioni di Luigi Di Maio.

Certo anche io ho avuto un abbaglio (e pure Beppe Grillo), ma ritenevo che il Movimento 5 stelle mai avrebbe usato termini come “moderato” e “liberale”. Si tratta purtroppo di parole adulatorie nei confronti dei “poteri forti”.

E poi non mi convince quel “finalmente”. Si tratta proprio di una parolaccia.

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