Elevata inquisizione a 5 stelle

di Citto Saija

Il 30 maggio del 2019 alle 11, 58 (quasi due anni fa), inviavo un messaggio telefonico ad un parlamentare del Movimento 5 stelle.

Era il tempo in cui il Movimento si alleava (sempre con il solito voto plebiscitario sulla piattaforma Rousseau) con la Lega sovranista (e tale rimane anche oggi) di Matteo Salvini.

In quel messaggio (ed oggi i fatti mi danno ragione) sostenevo che vi erano 5 mali che avrebbero portato il Movimento verso l’estinzione.

Innanzitutto l’alleanza con la Lega (che oggi si ripete, con l’aggiunta di Forza Italia), l’assenza di una strategia politica progressista di lungo periodo, l’inesistenza di democrazia interna, la mancanza di un gruppo dirigente collettivo eletto democraticamente e l’assenza di discussione con gli elettori.

Nelle elezioni politiche del 2018, il Movimento 5 stelle ha avuto un grande successo elettorale, diventando il primo partito nel Parlamento italiano.

Ma già non era più il Movimento delle origini (che non intendo comunque sacralizzare), in quanto i famosi “Meet up” andavano in pensione e la base del Movimento, che non era composta solo da attivisti e iscritti ma anche da tanti elettori, non si incontrava più per discutere della politica e delle scelte dello stesso Movimento.

La partecipazione dei soli iscritti (poco più di centomila e molti non votano) sulla cosiddetta piattaforma Rousseau, si riduceva sostanzialmente a dei riti eterodiretti.

Gli stessi iscritti partecipavano e partecipano al voto dalle loro case, in perfetta solitudine, cliccando un tasto di un computer. Un voto disumanizzato, esercitato a livello emozionale, con quesiti preconfezionati tendenti al risultato voluto da una specie di “grande fratello”.

Mi limito, in queste poche righe, a qualche riflessione sulle cosiddette espulsioni.

Premetto che, a mio avviso, da un partito politico si può essere espulsi solo in caso di grave immoralità, corruzione, truffe e vari altri reati.

Le espulsioni per motivi politici, per dissenso politico, non dovrebbero assolutamente esistere. Chi non condivide, ma nella “sostanza”, la linea politica dovrebbe dimettersi o essere invitato a dimettersi.

Il dissenso  va invece rispettato e tutelato perché fa parte della democrazia.

Il Movimento 5 stelle, sin dall’inizio della legislatura, aveva già perso per strada tanti parlamentari, per motivi diversi e soprattutto a causa della superficialità con la quale sono stati scelti i candidati. Ma questa è un’altra storia e riguarda tutta l’organizzazione del Movimento che probabilmente andrebbe rifatta dalle fondamenta.

Ma, per restare al tema delle espulsioni di questi giorni, il voto contrario al governo Draghi (il grillino?), le astensioni o l’assenza al voto di circa 50 parlamentari, hanno sicuramente motivazioni diverse e, per il momento, non entro nel merito.

Avendo avuto il barbaro coraggio di seguire in diretta televisiva l’intero dibattito parlamentare (Camera e Senato), mi sento di affermare che il voto contrario o l’astensione rispetto alla grande ammucchiata pasticciata, in grande maggioranza è stato un voto sofferto e un voto di coscienza. Si è trattato di parlamentari che non hanno voluto tradire gli ideali in cui hanno creduto nel rispetto dell’elettorato.

Già un primo tradimento vi era stato con la prima alleanza con la destra sovranista e nazionalista di Salvini.

Il governo Conte bis, che si fondava sull’alleanza con forze politiche progressiste (certamente non rivoluzionarie né di vera sinistra e per giunta con l’infiltrato arabico), era comunque un passo avanti verso una politica in ogni caso alternativa alla destra e ai poteri forti.

Oggi, il passo avanti è stato bloccato e il serpentello arabico è riuscito a sostenere e portare in maggioranza la vera “casta”, il vero “sistema” che è quello dei poteri forti su cui poggiano le politiche neoliberiste. Il nuovo presidente del consiglio Draghi, nei fatti rappresenta quei poteri. Basta dare uno sguardo ai sostenitori non solo in Italia, ma anche in Europa.

Ne ho già parlato in altri articoli e spero di parlarne ancora. Bisognerebbe aprire, a livello di massa, una discussione con gli elettori.

Cacciare o espellere in questo momento, dal Movimento cinque stelle, chi ha votato contro un governo di trasformisti (tranne Draghi che è coerente), somiglia ad una vera e propria “purga” staliniana. Sembra di essere tornati ai tempi dell’inquisizione. Una inquisizione a cinque stelle e meno male che non ci sono più i roghi.

Mi ha particolarmente colpito, ascoltando alcuni interventi, la grande sofferenza di alcune parlamentari che hanno creduto nel Movimento e nella lotta “antisistema” e che in altri tempi sarebbero state condannate al rogo o alla ruota come Giovanna d’Arco, fra Dolcino o fra Girolamo Savonarola.

Queste espulsioni del ventunesimo secolo sono un vero e proprio insulto alla libertà e alla libertà di coscienza in particolare.

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