Adesione a presidio dei lavoratori di cultura e spettacolo – Potere al Popolo Reggio Calabria

Lavoratrici e lavoratori dello spettacolo in presidio

Il 23 Febbraio saremo in piazza anche a Reggio Calabria in sostegno a lavoratrici e lavoratori dello spettacolo e della cultura, nel presidio previsto sulla scalinata del Teatro Cilea alle 15,30.

Domani infatti ricorrerà l’anniversario della chiusura dei Teatri, Cinema e luoghi Culturali a causa del triste inizio della crisi sanitaria. Una chiusura che anche in una città come la nostra si fa sentire con estrema gravità, per la drastica riduzione di un’offerta culturale già fragile ma soprattutto per la crisi che colpisce chi di cultura e spettacolo prova a vivere.

Come Potere al Popolo siamo vicini ai lavoratori e sosteniamo la lotta che la rete intersindacale RISP sta conducendo e le rivendicazioni portate al tavolo per l’emergenza aperto dal Ministro Franceschini e cioè:
– Istituzione di un reddito di emergenza che assicuri una continuità di reddito per tutte le lavoratrici e i lavoratori;
– Istituzione di un fondo specifico per la sopravvivenza e ripartenza delle piccole realtà associative, i piccoli teatri e le piccole realtà produttive;
– Creazione di un nuovo modello di disoccupazione, di indennità e di reddito, che tuteli realmente le lavoratrici e i lavoratori e che sia specifico per un settore caratterizzato da una discontinuità retributiva. Su questo troviamo completamente inadeguate le due proposte presenti in parlamento: la Orfini/Verducci (Pd) e la Gribaudo/Carbonaro (Pd e M5s)
– Rinnovamento dei criteri del Fus in un’ottica di vera politica culturale, rifiutando la concezione aziendalistica del settore
– Valorizzazione, creazione e finanziamento di presidi culturali di prossimità
– Stabilizzazione delle precarie e dei precari degli enti pubblici (Fondazioni Lirico Sinfoniche, Musei ecc.)
– Investimento dell’1,5% del Pil nel settore culturale
– Creazione di cassetti previdenziali ex Enpals specifici per tutte le lavoratrici e lavoratori del settore che non sono riconosciuti, dal punto di vista contributivo e contrattuale, come tali.

Domani infatti ricorrerà l’anniversario della chiusura dei Teatri, Cinema e luoghi Culturali a causa del triste inizio della crisi sanitaria. Una chiusura che anche in una città come la nostra si fa sentire con estrema gravità, per la drastica riduzione di un’offerta culturale già fragile ma soprattutto per la crisi che colpisce chi di cultura e spettacolo prova a vivere.

Come Potere al Popolo siamo vicini ai lavoratori e sosteniamo la lotta che la rete intersindacale RISP sta conducendo e le rivendicazioni portate al tavolo per l’emergenza aperto dal Ministro Franceschini e cioè:
– Istituzione di un reddito di emergenza che assicuri una continuità di reddito per tutte le lavoratrici e i lavoratori;
– Istituzione di un fondo specifico per la sopravvivenza e ripartenza delle piccole realtà associative, i piccoli teatri e le piccole realtà produttive;
– Creazione di un nuovo modello di disoccupazione, di indennità e di reddito, che tuteli realmente le lavoratrici e i lavoratori e che sia specifico per un settore caratterizzato da una discontinuità retributiva. Su questo troviamo completamente inadeguate le due proposte presenti in parlamento: la Orfini/Verducci (Pd) e la Gribaudo/Carbonaro (Pd e M5s)
– Rinnovamento dei criteri del Fus in un’ottica di vera politica culturale, rifiutando la concezione aziendalistica del settore
– Valorizzazione, creazione e finanziamento di presidi culturali di prossimità
– Stabilizzazione delle precarie e dei precari degli enti pubblici (Fondazioni Lirico Sinfoniche, Musei ecc.)
– Investimento dell’1,5% del Pil nel settore culturale
– Creazione di cassetti previdenziali ex Enpals specifici per tutte le lavoratrici e lavoratori del settore che non sono riconosciuti, dal punto di vista contributivo e contrattuale, come tali.

Infatti, quella che poteva essere un’occasione di rinnovamento totale del sistema lavorativo e delle politiche sociali grazie alle proposte avanzate dalle realtà autorganizzate delle lavoratrici e lavoratori si è rivelata invece l’ennesima risposta sorda e cieca delle istituzioni, favorendo soltanto i soliti grandi enti e fondazioni che hanno avuto la possibilità di non rendicontare il Fus (Fondo unico per lo spettacolo) ricevuto.
Ripartire alle stesse condizioni di prima e in questa situazione vuol dire ancora più precarietà, lavoro sfruttato, paghe a ribasso, concorrenza feroce.
Sarà una giungla.

Il ‘nuovo’ governo Draghi, inoltre, riconferma Dario Franceschini ai Beni Culturali, il riformatore dei Teatri che ha ripartito il Fus in maniera quantitativa e non qualitativa; il ministro della visione aziendalistica della cultura e dello spettacolo; dei bandi a titolo gratuito per chi lavora; delle regalie alle grandi produzioni, enti e Fondazioni; della dismissione della gestione del patrimonio artistico-culturale; delle esternalizzazioni e dismissioni dei corpi stabili; dell’utilizzo del lavoro volontario e gratuito; della Netflix della Cultura e dello streaming.

Invitiamo tutte e tutti a sostenere questa lotta perché la cultura è del popolo!

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