La testimonianza di un IMI, Gaetano Mosè

Giovanna D’Amico, Gaetano Mosè e Giuseppe Martino

di Sostine Cannata

Presentiamo qui una vecchia intervista all’ex aviere Gaetano Mosè, un IMI, ovvero uno delle centinaia di migliai di internati militari italiani, che – per aver scelto di non combattere nelle file nazi-fasciste dopo l’8 settembre 1943, o semplicemente per essere stati soldati italiani, quindi, considerati dai tedeschi comunque traditori già dal giorno seguente l’armistizio – sono stati deportati e internati nelle centinaia di campi di concentramento nazi-fascisti a tal uopo creati.

Gaetano Mosè viene qui intervistato dalla storica Giovanna D’Amico, in un incontro tenutosi nei primi anni novanta presso l’Istituto Professionale di Stato “E. Majorana” di Messina. All’incontro, organizzato dallo storico e insegnante dell’Istituto Giuseppe Martino e con la partecipazione del compianto Giovanni Raffaele, professore di storia moderna all’Università di Messina, hanno preso parte un centinaio di studenti di allora del Majorana nel Giorno della Memoria.

Giovanni Raffaele e Giuseppe Martino

Quella di Gaetano Mosè è una storia qui raccontata in pubblico per la prima volta, perchè, come avrà modo di confermare Giovanni Raffaele nel video, nei decenni che hanno seguito la Seconda Guerra Mondiale, non si aveva tanta voglia di sentir parlare delle sofferenze e delle ingiustizie patite nella guerra. Tra chi aveva subìto le angherie dei fascisti e/o dei nazisti e chi era rimasto a casa si è, in qualche modo, creato un vuoto pneumatico attraverso il quale il diritto di raccontare e di essere ascoltati si è trasformato in una sorta di rimozione collettiva, funzionale al boom economico e agli equilibri della guerra fredda. La stessa sorte, per molti anni, è toccata anche ai superstiti dei campi di sterminio, le cui memorie hanno trovato veri e propri muri attraverso cui essere ascoltate.

Le tragedie della Seconda Guerra Mondiale sono rimaste marginalizzati all’interesse degli addetti ai lavori, gli storici. Questa rimozione collettiva e il mancato processo di analisi dei fatti hanno portato ad un’auto assoluzione dalle responsabilità italiane, fino a portarci ad auto-definirci “Italiani, brava gente!” e, oggi ad essere di nuovo esposti a rigurgiti nazisti e fascisti che sfrontatamente minacciano le libertà e i diritti costituzionalmente riconosciuti.

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