Ignazio Pandolfo allo Spazio Macos – intervista

di Dominga Carrubba

Al via il progetto “Opere in permanenza”, a cura di Mamy Costa, nei locali dello Spazio Macos a Messina.

Seppure, in sordina a causa della pandemia, tuttavia l’arte rimane sorgente inesauribile di talenti e ristoro degli animi.

Il progetto propone le opere in permanenza presso la Galleria, su prenotazione, e in forma online sui social @spaziomacos, sotto il segno del distanziamento sociale e del dialogo emozionale.

Ad inaugurare l’iniziativa troviamo Ignazio Pandolfo, radiologo affermato nella Città dello Stretto e artista poliedrico.

Infatti è pittore, fotografo e scrittore di romanzi noir.

Ignazio Pandolfo è interprete di un’arte libera, a fronte di una società quasi asservita agli stereotipi concettuali, silenti conduttori dell’immaginario collettivo.

Non a caso Ignazio Pandolfo intitola con arte aconcettuale il ciclo di sette opere presentate in permanenza allo Studio Macos.

Con Pandolfo il modus creandi dell’opera coincide con il modus eligendi del visitatore, spettatore ed insieme attore dinanzi ai luoghi dipinti.

Forse che un’opera aconcettuale di Pandolfo non si possa assimilare ad un luogo fisico?

Laddove i colori diventano gli astratti contenuti di casuali geometrie, originate da un fondo monocromato,

poi manifeste con acrilici, aerografi, spray e resine epossidiche lucido-trasparenti.

E non anche un luogo mentale?

Difatti, il visitatore sceglie la propria opera, perché gli trasmette emozione e può interagirvi, quasi fosse l’alter ego dove specchiarsi, riconoscersi, tornare.

L’opera pittorica di Pandolfo incontra il visitatore non con la condivisione di un concetto, ma con la percezione della bellezza veicolata da una sensazione.

Ignazio Pandolfo afferma che nell’arte concettuale l’idea diventa più importante dell’opera.

Mentre nella sua arte a-concettuale l’opera raggiunge lo spettatore quando  scaturisca una scintilla emotiva.

Le opere di Pandolfo consentono che il dialogo, prima interiore, in cui ciascuno risiede con il proprio inconscio,

poi si esterna nella libertà di scegliere, fra le opere osservate, quella più vicina ai luoghi dell’anima.

L’arte aconcettuale sta all’opera, come l’anima sta al sentimento.

Questo è l’assioma che si evince, osservando le opere aconcettuali di Pandolfo, prive di titolo preordinato.

Difatti, il titolo viene scelto dallo spettatore.

Così diventando attore in uno scenario derivato da un “libero gioco di immaginazione ed intelletto”, sotto il segno del giudizio estetico kantiano.

Bello è ciò che viene riconosciuto senza concetto come oggetto di un compiacimento necessario“. (Immanuel Kant)

 

 

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