“QUALE VERDE PER QUALE CITTÁ?” CONVEGNO TENUTOSI A MESSINA IL 6 FEBBRAIO U.S.

Un’immagine esempio dell’azione di sdradicamento radicale di alberi in città condotta da circa due anni dall’amministrazione De Luca (foto di Pippo Martino per nuovosoldo.it)

Sabato 6 febbraio si è svolto il webinar organizzato da Italia Nostra, sezione di Messina e dal circolo della Legambiente Messina dal titolo Quale verde per quale città?

Il prof. Motisi ha presentato una relazione dal titolo “Gli alberi in ambiente urbano: per un’alleanza ecologica con i cittadini“, evidenziando l’importanza di considerare gli alberi come nostri alleati, per il ruolo fondamentale che essi hanno nei cicli ecologici e dai quali dipendono i numerosi servizi ecosistemici che sono ragione dei benefici apportati dagli alberi. Motisi ha illustrato un interessante studio condotto nella città di Palermo che dimostra quanto possa incidere la presenza di vegetazione sul microclima della città, soffermandosi sull’effetto conosciuto come “isola di calore” all’interno di un contesto complesso come la città di Palermo.

Taglio alberi via San Giocomo

Dalla ricerca emerge in maniera molto chiara che all’aumentare del grado di copertura del suolo con vegetazione diminuisce la temperatura e che anche le zone interessate da minore vegetazione, ma con punti di verde, beneficiano di una riduzione della temperatura.

Molto evidente dalle immagini mostrate il modo in cui la temperatura si alzi passando da una zona periurbana con scarsa presenza di edificato ed una buona presenza di vegetazione, all’area urbana, in cui la situazione è inversa. Uno dei tanti benefici insomma del verde urbano, forse non molto noto fra i cittadini, fra i quali gode di una certa fama spesso quasi solo la capacità del verde di sequestrare la Co2.

Un’immagine esempio dell’azione di sdradicamento radicale di alberi in città condotta da circa due anni dall’amministrazione De Luca (foto di Pippo Martino per nuovosoldo.it)

La determinazione di un certo assetto della vegetazione urbana che consenta di beneficiare di tutti i servizi ecosistemici da essa potenzialmente offerti, ha concluso Motisi, non può prescindere anche dalla considerazione delle caratteristiche e delle risorse della città, come ad esempio la disponibilità idrica, che spiega ad esempio lo sviluppo rigoglioso dei ficus presenti a Palermo. Scelta della specie e modalità di impianto dovrebbero portare ad un corretto sfruttamento delle risorse disponibili in uno specifico sito, cercando di mettersi nelle condizioni di poter fare a meno di dispendiosi impianti e/o interventi di supporto alle piante; volendo riassumere: specie giusta al posto giusto, conoscenza e approfondimento.

Piantare alberi – Parco ecologico San Jachiddu

È seguito l’intervento del prof Cinelli che ha tenuto una relazione su “Alcuni aspetti per una gestione ecologica degli alberi e delle aree verdi urbane“.

Cinelli propone, per intervenire sul verde urbano, un approccio sostenibile. Fondamentali 4 domande da porsi preliminarmente:

1. Quali risultati desideri ottenere dagli alberi?

2. Quali strategie globali prima di piantare alberi?

3. Si fa riferimento ai servizi ecosistemici?

4. Come questo influenzala gestione degli alberi?

Gli alberi in città sono importanti non solo (e forse non tanto) per l’assorbimento della CO2, ma perché forniscono appunto servizi ecosistemici.

“Piantare a casaccio” non può però certo bastare per goderne appieno, ma bisogna creare una rete ecologica in città.

Alberatura Pizza San Vincenzo – Messina (foto nuovosoldo.it)

Pur di fronte ai problemi crescenti posti dal cambiamento climatico, nelle progettazioni comunali ancora troppo di rado si fa riferimento ai servizi ecosistemici, e spesso all’uso di termini come “forestazione urbana” non seguono azioni adeguate. Spesso anche a causa dei persistenti budget insufficienti si continuano a vedere interventi drastici evitabili e mancanza di professionalità da parte delle maestranze.

Alberatura via Garibaldi – Messina (foto nuovosoldo.it)

Sulla spinosa questione delle sostituzioni, Cinelli sostiene l’opinione che il “rischio” di per sé non possa giustificare il rinnovamento programmato delle alberature spesso anche prima della piena maturità, con un approccio più adatto a un bosco gestito a fini produttivi. Le alberature presenti sono un patrimonio importante e vanno incrementate individuando nuove aree dove svilupparle e tutelando gli alberi storici, monumentali, che vanno monitorati e ogni volta che sia possibile evitarlo, non abbattuti. Sostituire poi alberi di prima grandezza (come ad es. un pino), con arbusti e alberi di terza grandezza, come oleandri o ligustri, dovrebbe essere evitato, perché questi non forniscono gli stessi servizi ecosistemici.

Sdradicamento di tutti gli eucalyptus nel tratto di via Catania antistante il Gran Camposanto di Messina (foto nuovosoldo.it)

È possibile un compromesso? Secondo Cinelli sì, perché ci sono degli strumenti importanti da utilizzare come il:

A) Catasto arboreo e bilancio arboreo: che vuol dire non solo quanti alberi ci sono, ma dove sono e di che tipologia.

B) Sistema informativo del Verde;

C) Piano del verde.

Alberatura piazza Repubblica / Stazione – Messina (foto nuovosoldo.it)

Cinelli continua affermando che si sostituiscono alberi ritenuti pericolosi o senescenti, sulla base di perizie e di relazioni su cui ci sarebbe molto da dire: “Vedo perizie, che fanno sorridere, di piante sane considerate pericolose. Ho visto piante, dal punto di vista della pericolosità moderata o bassa, abbattute perché le dimensioni di queste piante fanno temere per i danni che potrebbero causare ma così potrebbero abbattere tutte le piante che ci sono all’interno della città. Bisogna aumentare i controlli, soprattutto se sono alberi vicini a scuole o strade ma non si devono abbattere se sono sane e magari sostituirle con gli oleandri”.

Alberatura Gran Camposanto di Messina (foto nuovosoldo.it)

Le metodologie tecniche di controllo, continua Cinelli, sono del resto ben note (per quanto permangano i problemi legati al costo spesso alto per il loro impiego).

Altro problema quello delle potature e in particolare le capitozzature, che portano entrate di funghi patogeni e quindi al deperimento delle piante e ad un rischio accresciuto.

“La forestazione urbana è importante, ma non si possono però abbattere alberi in città e piantarli a 10 chilometri, perché non è la stessa cosa, perché i servizi ecosistemici non vengono più svolti in area urbana” conclude.

Significativa e provocatoria l’ultima immagine proiettata da Cinelli: la Torre di Pisa, in classe di rischio C/D, consolidata e conservata in sicurezza. E se fosse stato un albero?

Alberatura via Garibaldi – Messina (foto nuovosoldo.it)

L’intervento di Marco Dinetti, dal titolo “Gestione ecologica di aree verdi urbane“, in apertura si è soffermato sull’importanza degli alberi dal punto di vista faunistico, evidenziando come gli alberi di grandi dimensioni svolgano dei servizi ecosistemici molto maggiori dei piccoli, e che pertanto si determina un grave danno quando si procede alla sostituzione delle grandi alberature attuando una errata trasposizione degli approcci produttivi che vanno bene nella gestione forestale, ma il verde urbano non ha una funzione produttiva.

Verde nei villaggi di Messina (foto nuovosoldo.it)

A sostegno di quanto detto è stata proiettata una slide con una scheda che mette in evidenza la grave perdita di servizi ecosistemici sostituendo un pino domestico di 70 anni con una tamerice; si ha una perdita enorme dei servizi ecosistemi, anche quando la tamerice crescerà.

Interessante infine la sottolineatura sull’importanza del verde urbano per la salute: basti pensare che il covid si lega alle polveri sottili, e sappiamo già che gli alberi tolgono le polveri sottili dall’atmosfera.

“Dovremmo fare di tutto per non perdere neanche una foglia, sono le nostre bombole d’ossigeno” conclude Dinetti, che fa un ultimo riferimento alle potature. Ci sono tante tipologie e tanti motivi per fare potature, afferma Dinetti, ma ci sono quelle drastiche, con tagli distruttivi che fanno entrare nella pianta funghi patogeni, perdita dei benefici del verde.

Villa Mazzini – Messina (foto nuovosoldo.it)

Bisogna valutare, ha concluso Dinetti, vari scenari:

1) la sicurezza al 100% si può avere solo togliendo tutti gli alberi, al costo chiaramente dell’annullamento di tutti i servizi:

2) si può lavorare con un approccio drastico, con potature pesanti e molti abbattimenti: avremmo miglioramenti in termini di sicurezza ma perdita di servizi;

3) Potature ed abbattimenti mirati: controlli con esperti, sotituzioni e interventi calibrati. È la scelta migliore, si garantiscono sicurezza, servizi e biodiversità;

4) Ultima possibilità: non fare niente, assenza di gestione: avremmo incremento della biodiversità ma si sacrificherebbe la sicurezza, ciò che in città non è pensabile.

Sdradicamento di tutti gli eucalyptus nel tratto di via Catania antistante il Gran Camposanto di Messina (foto nuovosoldo.it)

La potatura drastica è insomma da evitare, come recita anche il recente decreto n. 63 del 10 marzo 2020 sui criteri ambientali minimi per il servizio di gestione del verde pubblico.

Schematizzando il contenuto dell’intervento di Marco Dinetti: valorizzazione e mantenimento degli alberi esistenti, nuove piantagioni di forestazione urbana e periurbana, piani di sostituzione graduali e mirati; incentivo a presenza di alberi maturi e monumentali, gestione a cura di personale qualificato.

L’ultimo intervento del convegno tenuto dalla dott.ssa Anna Chiesura dell’ISPRA, ha trattato “Il regolamento del verde in Italia: Stato dell’arte e prospettive future”.

Ispra pubblica ogni anno a partire dal 2004 il Rapporto sulla qualità urbana. Nell’ultima edizione del 2019 il Rapporto ha riguardato 124 comuni in totale di cui 109 capoluogo di provincia.

Il capitolo sulle infrastrutture verdi considera vari indicatori del verde, tra i quali anche gli strumenti di governo del verde (censimento, regolamento e piano).

Dopo avere evidenziato la multifunzionalità delle infrastrutture verdi, che incidono sulla qualità della vita e la resilienza urbana, la Chiesura ha parlato specificatamente del verde urbano come indicatore della qualità della vita, riconosciuto a livello internazionale, tra gli obiettivi di Agenda Onu per lo sviluppo sostenibile 2030.

Con la legge n.10/2013 si fissano i valori ambientali e sociali del verde in città, stimolando le autonomie locali ad incrementare il patrimonio verde. Importante il ruolo previsto del Comitato nazionale per il verde pubblico previsto dall’art. 3.

Riguardo agli strumenti di gestione la nuova norma introduce il Bilancio arboreo, che si aggiunge agli strumenti indicati dalle Linee guida per la gestione del verde urbano dell’Ispra che indica il set minimo di strumenti di governo del verde: censimento, piano, regolamento ed appunto bilancio arboreo.

Da non dimenticare i criteri minimi ambientali previsti dal decreto 10 marzo 2020, dove si ribadisce l’importanza del Regolamento del verde comunale.

Riguardo ai dati del verde urbano, Chiesura evidenzia come l’incidenza del verde urbano ha una scarsa incidenza nei comuni considerati.

Messina si colloca nel range medio nazionale, anche se l’incidenza di verde aumenta se si sommano le aree protette, come quelle appartenenti alla rete natura 2000, arrivando a Messina al 70%. Molto alta nella nostra città la percentuale di verde incolto, più della metà.

Riguardo gli strumenti di governo del verde urbano, sono più numerosi i comuni che si sono dotati di un censimento, rispetto al regolamento o del piano, di cui sono in possesso solo 6 comuni.
Parlando più dettagliatamente dei Regolamenti del verde urbano in Sicilia, 6 comuni capoluogo di provincia su 9 sono dotati di regolamento (il comune di Messina ne è sprovvisto).

Il regolamento del verde è alla base di tutto il valore ambientale, sanitario, culturale e paesaggistico del verde, con l’obiettivo di fornire indicazioni e prescrizioni tecniche per la corretta gestione cura e tutela del verde urbano. Non solo giardini, parchi, viali alberati, ma tutte le matrici verdi esistenti in città che costruiscono quella rete di naturalità che fornisce il vero valore ambientale in città.

Qualche esempio dei regolamenti di alcune città siciliane: quello di Palermo, molto corposo, con 8 allegati e la carta dei giardini urbani, ingloba anche le aree urbane protette e della rete natura 2000. Interessante la previsione del forum del verde e gli aspetti di governance inclusiva, con attenzione all’informazione cittadina prima di effettuare rinnovi di alberate o di parte di esse.

Riguardo al Regolamento di Enna si prevede per le sostituzioni che ogni albero abbattuto deve essere numericamente sostituito.
A Siracusa si dà rilevanza all’aspetto della progettazione delle aree verdi pubbliche con indicazione dei criteri da seguire.

Infine, in quello di Catania, del 2019, interessante l’art. 6 che istituisce la consulta comunale per il verde, che prevede la partecipazione delle associazioni ambientaliste e di volontariato, con ruolo consultivo in tema di provvedimenti sul verde urbano.

Concludendo Chiesura fa anch’essa un riferimento alle potature: la maggior parte dei regolamenti afferma il carattere straordinario delle potature, mentre è quasi sempre vietata la capitozzatura.

Il regolamento del verde è uno strumento fondamentale, che riconosce il valore del verde e fissa dei criteri minimi per la sua salvaguardia, ed ha un valore non solo tecnico ma anche culturale.

“Fondamentale l’inclusività e la partecipazione, non si deve imporre dall’alto ma è necessario il coinvolgimento della società civile”.

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