La “spaventosa città ventosa” se l’è preso

“Una spaventosa città ventosa”: così Corrado Lauretta chiamava Messina, e aveva tanto ragione che fra noi amici e compagni di strada di Corrado era diventato proprio un modo di dire. Ora quel vento della spaventosa città ventosa, rafforzato dal maledetto covid, se l’è portato via e il turbine improvviso ci ha portato un senso di dolorosa fiacchezza. Come quando spira lo scirocco e non ce la fai a reagire, ti puoi solo accasciare.

Noi si provava a riprendere fiato, a tarda sera quasi notte, al “Nagual”, dove s’andava a mangiare la pizza, ma non era solo una pizzeria. Lì nascevano chiacchere, amori, gusti, battute, “spaventosa città ventosa”.

E poi lì vicino c’era – e c’è – piazza del Popolo. Con tutto il rispetto per Francesco Lo Sardo, titolare della piazza, quella è per tutti piazza del Popolo. E quando la domenica c’è il mercato è ancora più “del Popolo” e lì la domenica si poteva incontrare Corrado. Con la sua aria lunatica e il pensiero smagliante, le parole quasi sussurrate e il sorriso fino fino. Cosa c’è di meglio di una piazza per far incontrare il poeta di strada con lo storico di strada, con l’avvocato di strada, con l’operaio della Smeb, con il medico di strada?

Ora quella piazza sarà più vuota, senza Corrado.

Peppino Restifo

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