MACRON RICEVE AL-SISI NEL PICCO DELLA REPRESSIONE: 17 ONG CHIEDONO ALLA FRANCIA DI PORRE FINE AL SOSTEGNO INCONDIZIONATO ALL’EGITTO

Patrick Zaky

Diciassette organizzazioni non governative (si veda l’elenco alla fine) hanno chiesto al presidente francese Emmanuel Macron di premere con fermezza sull’omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi affinché, prima della sua imminente visita a Parigi, si occupi delle violazioni dei diritti umani e soprattutto rilasci gli attivisti e i difensori dei diritti umani in carcere.

Il presidente egiziano arriverà a Parigi il 7 dicembre per una visita di due giorni, appena tre settimane dopo che le agenzie di sicurezza del suo governo hanno avviato un giro di vite nei confronti dell’Iniziativa egiziana per i diritti della persona (Eipr), una delle poche organizzazioni indipendenti sui diritti umani del paese, arrestando tre suoi dirigenti.

Questi arresti sono apparsi una rappresaglia diretta per l’incontro del 3 novembre tra l’Eipr e una serie di diplomatici stranieri, tra cui il rappresentante francese al Cairo. Un altro difensore dei diritti umani in carcere, da oltre un anno senza processo, è Ramy Shaath, un egiziano-palestinese sposato con una cittadina francese.

La diplomazia francese, ai suoi più alti livelli, da lungo tempo manda segnali di indulgenza nei confronti della brutale repressione di ogni forma di dissenso sotto la presidenza di al-Sisi. Ora o mai più, il presidente Macron deve essere all’altezza del suo dichiarato impegno per la promozione dei diritti umani in Egitto.

Se l’Egitto non rilascerà gli attivisti e i difensori dei diritti umani arbitrariamente imprigionati e se la Francia continuerà a omaggiare chi li tiene in carcere con forniture di armi ed elogi, le conseguenze per quel poco che è rimasto della comunità dei diritti umani in Egitto saranno devastanti e l’impegno del presidente Macron risulterà privo di contenuto.

Ricevere il presidente al-Sisi in visita ufficiale senza sollevare in modo adeguato il tema dei tanti attivisti e difensori dei diritti umani in carcere solo per aver svolto il loro lavoro – alcuni dei quali raggiunti da accuse false di “terrorismo”, altri addirittura inseriti nelle “liste dei terroristi” – saboterebbe ogni sforzo francese di promuovere i diritti umani nella sua partnership con l’Egitto e comprometterebbe la credibilità della Francia agli occhi di molti stati della regione.

La Francia ha sì condannato gli arresti dei dirigenti dell’Eipr in una dichiarazione che includeva un riferimento a “un dialogo franco con l’Egitto su temi di dritti umani”, ma se la reazione di Parigi si limitasse a una condanna verbale senza sollevare il tema della gravità della situazione dei diritti umani in Egitto, si tratterebbe di una condanna priva di senso.

Le 17 Ong hanno sottolineato come la maggior parte dei 66 parlamentari francesi che hanno recentemente firmato una lettera aperta al presidente egiziano, chiedendogli di scarcerare i prigionieri di coscienza, appartenesse al partito del presidente Macron, La République en Marche.

Un recente rapporto del parlamento francese ha sottolineato il danno reputazionale e il crescente costo politico che deriverebbero per la Francia se continuasse a vendere armi e tecnologia di sorveglianza all’Egitto, dato che più fonti autorevoli hanno evidenziato come le armi francesi vengano usate per reprimere le proteste e per compiere crimini nel contesto delle operazioni antiterrorismo in Sinai.

Dal 2013 al 2017 la Francia è stata il principale esportatore di armi verso l’Egitto, superando persino gli Usa. Solo nel 2017, Parigi ha venduto al Cairo navi da guerra, aerei da combattimento e veicoli blindati per un valore di oltre un miliardo e 400.000 euro. Aziende francesi continuano a fornire strumenti di sorveglianza e per il controllo degli affollamenti, con l’autorizzazione del governo ma senza trasparenza né adeguati controlli sull’uso che la polizia e l’esercito egiziani fanno di tali forniture.

Le 17 Ong che hanno sottoscritto la dichiarazione congiunta sono ACAT-France, Amnesty International, ANKH (Arab Network for Knowledge about Human Rights), Cairo Institute for Human Rights Studies (CIHRS), The Egyptian Human Rights Forum (EHRF), EuroMed Rights, The Franco-Egyptian Initiative for Human Rights and Freedoms (IFEDL), The Freedom Initiative, Front Line Defenders, Human Rights Watch (HRW), International Federation for Human Rights (FIDH), Ligue des Droits de l’Homme (LDH), MENA Rights Group, Project on Middle East Democracy (POMED), Reprieve, Saferworld e World Organisation Against Torture (OMCT).

Roma, 3 dicembre 2020

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