Viaggio tra gli eremi perduti


di Dario Buonfiglio

Vi sono delle “oasi di pace” a Messina che rappresentano un’evidente testimonianza della grande religiosità che, per oltre millecinquecento anni, ha caratterizzato la storia della nostra città. Sono tredici eremi, in gran parte dimenticati, soffocati dal cemento e abbandonati al degrado. Un triste destino è, infatti, toccato a questi luoghi mistici.

Costruiti in aree immerse nel verde e in zone collinari o montuose, al fine di garantire quel silenzio indispensabile durante i momenti di meditazione e di preghiera. Adesso gli eremi si ritrovano inglobati nel tessuto urbano. L’eremo di San Giacomo, ubicato nei pressi dell’ex strada Noviziato-Casazza, è ormai ridotto a dei ruderi d’antiche mura frastagliate, ad un portale in pietra calcarea e a due finestre ovali. Infatti, rimane ben poca cosa del “piccolo” Oratorio, dove si osservava la dura regola di San Pacomio.

L’eremo di Sarrizzo, chiamato così perché, secondo le credenze popolari, in quella grotta-eremo, avrebbe abitato San Rizzo. Un tempo molto frequentato dagli asceti, oggi è invaso dalle erbe che ne mimetizzano l’ingresso e la struttura. Quasi la stessa sorte di rudere è toccata all’eremo di Santa Maria delle Gravitelle. L’eremo è raggiungibile da via Pietro Castelli alta; qui, a piedi, salendo lungo una stradina a gradini che si inerpica tra le case si raggiunge quel che resta dell’eremo: una torre diroccata abbandonata al degrado e aggredita dalla vegetazione. Un altro eremo divenuto ormai inaccessibile è quello di San Filippo d’Agira. Inserito nel sistema abbaziale di San Filippo il Grande d’epoca normanna ospitò per un periodo il santo proveniente dalla Tracia, che poi si trasferì ad Agira dove morì. Un eremo, quasi sconosciuto dalla gran parte dei messinesi, è quello di San Nicolò.

Si trova, in località Paradiso, salendo da una strada sulla “Panoramica“, vicinissimo a dei complessi residenziali. Proseguendo questo excursus, nei luoghi dello Spirito, è giusto evidenziare che gli eremi, venendo inghiottiti dal cemento d’altre costruzioni, hanno perso non solo la bellezza e la rilevanza estetica, ma soprattutto la forza simbolica e la carica di misticismo. A risentire maggiormente di tutto ciò sono l’eremo di San Corrado, visibile sulla sinistra allo svincolo del Boccetta, di S. Nicandro, ubicato proprio nell’area attualmente denominata San Licandro e di S. Maria La Misericordia, situato prima di Larderia Superiore lungo il torrente.

L’eremo di San Corrado si presenta oggi con le sue torri campanarie laterali e gli altari del XVIII secolo con paliotti intarsiati all’interno. L’eremo di S. Sostene consiste in un piccolo oratorio su una collinetta situata nei pressi di Mili S. Pietro. Tra gli eremi, quello sicuramente più conosciuto è quello di S. Maria di Trapani. Il culto per la Madonna di Trapani, nella nostra città, iniziò nel Quattrocento.

Dell’ultimo eremo, quello di San Raineri, presumibilmente ubicato sull’estremo promontorio della zona falcata, non rimane più alcuna traccia. Da questo breve viaggio tra gli eremi perduti emerge un dato di fatto: vi sono eremi che sono stati conservati meglio degli altri perché hanno mantenuto la loro principale funzione di luoghi di culto.

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Un commento a "Viaggio tra gli eremi perduti"

  1. ANTONIO BARBERA ha detto:

    Ho letto il suo interessante articolo , dei luoghi di culto accennati non dà una indicazione certa , per visitare i luoghi ove possibile . Se le è possibile qualche ulteriore notizia sull’importanza dei singoli eremi . Apprezzamento per l’articolo che meriterebbe un seguito .

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