NIGERIA, AMNESTY INTERNATIONAL DIFFONDE NUOVI ELEMENTI SULLA STRAGE DI LEKKI, LE AUTORITĂ€ DEVONO FARE CHIAREZZA

Josè Martino (Messina, 1948) “L’in-canto della libellula” – 2020 – olio su tela con applicazioni, cm 90 x 70

Amnesty International ha diffuso una nuova cronologia degli eventi relativa al massacro avvenuto al casello autostradale di Lekki e ha dichiarato che le autorità nigeriane devono smettere di cercare di insabbiare l’accaduto.
La cronologia – disponibile qui – raccoglie immagini e video a conferma che i veicoli dell’esercito nigeriano hanno lasciato la base militare di Bonny Camp, a circa 7 minuti d’auto dal casello autostradale, alle 18.29 (ora locale) del 20 ottobre.

Il video poi traccia i veicoli fino al casello. Alle 18.45 circa, le forze militari nigeriane hanno aperto il fuoco sui manifestanti del movimento #EndSars riunitisi per chiedere in maniera pacifica la fine delle violenze da parte della polizia.

“Quello che è accaduto al casello autostradale di Lekki ha tutte le caratteristiche del modello di insabbiamento delle autorità nigeriane, che si ripete ogniqualvolta le forze di sicurezza e di difesa compiono uccisioni illegali”, ha dichiarato Osai Ojigho, direttrice di Amnesty International Nigeria.

“Dopo una settimana, le autorità nigeriane devono ancora rispondere a molte domande: chi ha ordinato l’uso della forza letale sui manifestanti pacifici? Perché le telecamere a circuito chiuso sulla scena sono state smantellate in anticipo? E chi ha ordinato l’interruzione dell’elettricità alcuni minuti prima che i militari aprissero il fuoco sui manifestanti?”, ha proseguito Osai Ojigho.

“Alle smentite iniziali sul coinvolgimento dei militari nella sparatoria è seguita una negazione vergognosa delle perdite di vite umane come conseguenza dell’attacco delle forze militari nei confronti dei manifestanti. Molte persone risultano ancora disperse. Ci sono prove attendibili che mostrano che le forze militari hanno impedito alle ambulanze di raggiungere i feriti gravi dopo la sparatoria”, aggiunto Osai Ojigho.

Amnesty International chiede nuovamente alle autorità nigeriane di assicurare alla giustizia i responsabili della sparatoria e di proteggere chi sta esercitando il diritto di riunirsi. L’organizzazione sta ancora indagando sulla sparatoria e sulla presunta rimozione, nel tentativo di eliminare le prove, dei corpi di coloro che sono rimasti uccisi dalle forze militari.

La localizzazione dei movimenti delle forze militari
Gli esperti del Programma di risposta alle crisi di Amnesty International hanno svolto delle indagini e verificato video tratti dai social e fotografie che confermano la presenza delle forze di sicurezza nigeriane al casello autostradale di Lekki al momento della sparatoria.

Alle 18.29 (fuso orario di Lagos), due veicoli militari sono stati ripresi in alcuni video, condivisi poi sui social, mentre lasciavano Bonny Camp. Dopo poco, le immagini mostrano quattro veicoli in un convoglio, con i lampeggianti accesi, apparentemente uguali ai veicoli utilizzati dalle forze di polizia e militari nigeriane.

Gli stessi veicoli si dirigono a est lungo viale Ozumba Mbadiwe, che si trasforma poi nell’autostrada Lekki-Epe, in direzione del casello autostradale di Lekki. Su questa strada, i veicoli passano davanti a numerosi consolati e ambasciate internazionali, tra cui l’ambasciata del Giappone e l’Alta commissione australiana.

Ulteriori foto e video mostrano i veicoli che arrivano al casello autostradale prima che le proteste pacifiche vengano interrotte da uomini in uniforme militare e si sentano degli spari. Mentre diventava buio i manifestanti hanno continuato a riprendere e condividere video delle sparatorie e nel corso della serata sono stati anche pubblicati sui social alcuni video delle vittime.

Ulteriori informazioni
Amnesty International segue gli sviluppi della situazione in Nigeria dall’inizio delle proteste del movimento #EndSars, l’8 ottobre 2020.

I nigeriani sono scesi in strada per chiedere pacificamente di mettere fine alle violenze della polizia, alle esecuzioni extragiudiziali e alle estorsioni ad opera della Squadra speciale anti-rapine (Sars), una unitĂ  della polizia nigeriana con il compito di combattere i reati violenti.

Sono almeno 56 le persone morte nel paese dall’inizio delle proteste. In più casi, le forze di sicurezza hanno fatto eccessivo uso della forza nel tentativo di controllare o fermare le proteste.

Social

Related Articles

Commenta

Invia commento