BIELORUSSIA: DA AMNESTY INTERNATIONAL LA RICHIESTA GLOBALE DI PORRE FINE ALLA REPRESSIONE DELLE PROTESTE PACIFICHE

Lillo Messina (Messina, 1941) – “Capitello Naturale” 1972 – olio su tela, cm 50 x 70

Roma, 28 ottobre 2020 – Amnesty International ha trasmesso alle autoritĂ  della Bielorussia 191.000 firme, piĂą di 23.000 delle quali raccolte in Italia, per chiedere la fine della repressione nei confronti delle proteste pacifiche e l’accertamento delle responsabilitĂ  per le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di polizia.

La petizione era stata lanciata nelle settimane precedenti le elezioni presidenziali del 9 agosto, con l’aumento delle violenze nei confronti dei manifestanti, e ha raccolto le adesioni di centinaia di migliaia di persone da 184 paesi e territori via via che la repressione si è inasprita.

“Quando il 27 luglio abbiamo avviato la campagna, non immaginavamo ancora quanto massicci e brutali sarebbero stati gli attacchi ai manifestanti pacifici. Le autorità bielorusse hanno superato sé stesse nella repressione, arrestando migliaia di persone e portando avanti una campagna di intimidazioni e torture, tuttora in corso. Neanche due settimane fa, il viceministro degli Affari interni ha giustificato l’uso delle armi letali contro i manifestanti”, ha dichiarato Aisha Jung, responsabile della campagna sulla Bielorussia di Amnesty International.

“Le quasi 200.000 firme raccolte vogliono inviare un messaggio chiaro alle autorità bielorusse: fermate le violenze, il mondo vi sta guardando e le persone si preoccupano di quello che sta accadendo. Continueremo a chiedere giustizia per le uccisioni di manifestanti pacifici da parte delle forze di sicurezza, per gli arresti indiscriminati, le torture nelle prigioni e l’incarcerazione dei leader dell’opposizione”, ha aggiunto Jung.

“La sistematica campagna di intimidazione e terrore contro i manifestanti pacifici deve cessare immediatamente. Tutte le violazioni dei diritti umani commesse dalle autorità bielorusse contro i manifestanti dovranno essere indagate e le persone sospettate di averle compiute dovranno essere sottoposte a processi equi secondo gli standard internazionali in materia. Tutti gli appartenenti alle forze di polizia dovranno essere chiaramente identificabili e dovrà essere posta immediatamente fine alla prassi illegale di mandare in piazza bande di uomini in abiti civili che scendono da veicoli privi di targa per arrestare i manifestanti”, ha proseguito Jung.

Ulteriori informazioni

All’epoca del lancio della petizione, durante la fase finale della campagna elettorale, già c’erano stati centinaia di arresti, tra i quali quelli – per accuse fabbricate – dei leader dell’opposizione e candidati alla presidenza Viktar Babaryka e Syarhei Tsihanouski. Nei giorni successivi vi sono stati ulteriori arresti per motivi politici.

Dopo le elezioni, centinaia di migliaia di persone sono scese in strada per contestarne l’esito. Le proteste pacifiche sono state represse con una forza brutale e indiscriminata. Almeno sei manifestanti sono stati uccisi, migliaia sono stati arrestati e centinaia sottoposti a torture.

Le proteste continuano in tutto il paese e ogni settimana vengono arrestati centinaia di manifestanti. Le violenze commesse nei loro confronti sono confermate dalle immagini diffuse dai social media e dai mezzi d’informazione indipendenti.

 

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