Cosa possiamo fare per ridurre l’inquinamento della plastica, nel nostro piccolo


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Dodici protagonisti tra fotografi, imprenditrici, blogger, legislatori, giovani attiviste e celebri sportivi. Dodici testimonianze di persone – di età e provenienza diversa – che nella lotta all’inquinamento da plastica sono riuscite a fare la differenza dimostrando che ognuno di noi, a seconda delle proprie vocazioni, risorse e competenze, può fare la cosa giusta. Che ciascuno può avere un peso importante nella soluzione di questa, come di qualsiasi altra, emergenza.

Dalle montagne, passando per i corsi d’acqua, ogni anno sempre più plastica confluisce nel mare. E da qui, grazie alle correnti, raggiunge ogni angolo del pianeta. Pericoloso per i lunghi, secolari, tempi di degradazione ma anche per la sua capacità di essere vettore di altri inquinanti, organismi e microorganismi che possono causare conseguenze ecologicamente molto gravi, l’uso scorretto di questo materiale rappresenta una delle emergenze contemporanee.

Come individui, con idee e azioni virtuose quotidiane abbiamo, però, la possibilità di incidere positivamente su questo problema. Ci crede fermamente Franco Borgogno, giornalista scientifico, fotografo e guida naturalistica. Nel suo libro “Plastica, la soluzione siamo noi”, narra storie individuali che hanno stimolato, coinvolto e spinto intere comunità a tutelare l’ambiente.

Nutrimenti Editore

L’autore fa parlare direttamente le persone che hanno affrontato il tema dell’inquinamento da plastica in mare da molti, diversi, punti di vista. Dal pragmatismo all’impegno mosso da forti ideali, dal massimo rigore alla più intensa emotività, il giornalista confeziona una raccolta di possibili risposte alla domanda “e io che cosa posso fare?”.

Se è vero che di fronte ai fenomeni globali, soprattutto quelli che mettono a rischio la nostra vita e la nostra sicurezza, rischiamo di rassegnarci, di chiuderci e non reagire, è altrettanto vero che nella conoscenza di esempi positivi, come quelli narrati da Borgogno, è possibile trovare degli spunti virtuosi. «Tutti insieme possiamo fare una grande differenza, correndo verso il futuro e non rintanandoci in uno scantinato. Queste persone ci aiutano a comprendere che non è così difficile». È sufficiente preferire l’attivismo alla rassegnazione, il protagonismo alla passività.

Dalla capacità di immaginare il futuro della curatrice d’arte Nicole Loeser che con “The Universal Sea” costruisce innovazione a difesa del mare mettendo l’arte al servizio dell’educazione, al lavoro e alla vocazione dello scienziato Giuseppe Suaria. Dallo slancio personale della campionessa di sci Federica Brignone che con il progetto “Traiettorie liquide” si dedica alla protezione del mare alla svolta esistenziale del fotografo americano Chris Jordan che voleva girare un horror ecologista e si è ritrovato a raccontare nel documentario Albatross la sua storia d’amore con la natura. Dall’impegno della studiosa Francesca Santoro che si occupa di Ocean Literacy per diffondere la conoscenza del mare in tutto il mondo ai percorsi di gestione dei rifiuti tracciati dall’eco-runner Roberto Cavallo passando per la sfida quotidiana dell’australiana Erin Rhoads che nel suo blog racconta la scelta di vivere plastic-free.

Si parla anche dell’energia delle giovani sorelle indonesiane Melati e Isabel Wijsen capaci di costringere le autorità ad ascoltare e di costruire una rete locale di sensibilizzazione così forte da diventare rete internazionale di piccoli grandi attivisti fino all’approccio innovativo degli uruguayani Juan Rivero e Nicole Wyaux che, stanchi di raccogliere rifiuti invece di godersi la spiaggia e il surf, inventano la moneta virtuale Plasticoin. Dalla sfida vincente del produttore torinese di plastica Eligio Martini che cerca di trovare le soluzioni più avanzate sulla via della completa e rapida biodegradabilità all’intraprendenza delle giovani imprenditrici africane Lorna Rutto (Kenya), Hend Riad e Mariam Hazem (Egitto) che affrontano con successo economico il tema ambientale anche come soluzione di gravi problemi sociali, fino all’ostinazione di chi, come l’agronomo pavese Enzo Favoino, costruisce le politiche nazionali ed europee per combattere l’eccessivo e inutile uso massiccio di plastiche usa e getta nelle nostre vite.

Franco Borgogno

«Come posso essere utile nel mio piccolo per portare un sassolino nel mucchio che, sassolino dopo sassolino, masso dopo masso, formerà la montagna, ovvero la soluzione?» È la domanda che Borgogno ha rivolto a se stesso quando, alcuni anni fa, durante una serie di lezioni sull’ecologia tenute dalla guida naturalistica Ennio Belzuino, è venuto a conoscenza in maniera più compiuta e chiara del problema dell’inquinamento da plastica. «E la risposta che mi sono dato è stata: posso raccontarlo».

E così Borgogno fa nel suo ultimo libro, edito da Nutrimenti, dove spiega: «Come professionisti, come cittadini, come consumatori, più volte al giorno ci troveremo di fronte a un bivio in cui potremo scegliere di percorrere una strada oppure l’altra. Una conduce verso la soluzione del problema, l’altra verso l’aggravamento del problema. È una scelta che possiamo fare individualmente. Le moltissime individualità comporranno poi il totale, la soluzione al problema».

“Plastica, la soluzione siamo noi” non è il racconto di eroi. Ma il palcoscenico su cui si muovono storie di persone che vivono in diversi Paesi del mondo e che con le loro scelte e il loro impegno individuale, civico, sociale e professionale incidono ciascuna su un diverso aspetto dell’inquinamento da plastica. Tanti tasselli, piccoli e meno piccoli, che insieme compongono la soluzione. «Chiunque e dovunque nel mondo può fare la cosa giusta – sottolinea Borgogno – Ognuno potrà trarre ispirazione, un suggerimento o la spinta a scoprire la propria via per sapere che cosa fare».

 

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