USA, RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL: VIOLENZA CONTRO I MANIFESTANTI, MENTRE SI AVVICINANO ELEZIONI INCERTE

New York (foto di Enzo Bontempo per nuovosoldo.it)

Roma, 23 ottobre 2020 – Amnesty International ha dichiarato oggi in un nuovo rapporto che le forze dell’ordine in tutti gli Usa non riescono a garantire l’esercizio del diritto fondamentale alla libertà di riunirsi pacificamente e a proteggere manifestanti e contromanifestanti, neanche da violente interruzioni da parte di gruppi armati.
Dopo l’uccisione di George Floyd nel maggio 2020 da parte della polizia, le manifestazioni pacifiche politiche e contro il razzismo, così come quelle in reazione, sono state migliaia in tutti gli Usa. Inoltre, in circa 200 incidenti in cui sono avvenuti scontri violenti tra partecipanti di manifestazioni avverse, Amnesty International ha rilevato che le forze di polizia statunitensi spesso non sono riuscite ad adottare misure di prevenzione per evitare l’interruzione di raduni pacifici e a proteggere i manifestanti da eventuali attacchi violenti.

“In un momento in cui violenza e incertezza politica crescono senza precedenti, il governo statunitense e le forze di polizia a tutti i livelli devono proteggere con particolare attenzione i diritti umani alla libertà di riunione pacifica e d’espressione”, ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice per le Americhe di Amnesty International.

“Fra elezioni così duramente contestate e un movimento per i diritti civili di respiro nazionale, nessuno dovrebbe temere per la propria vita quando esprime il proprio voto o vuole fare ascoltare la sua voce in raduni pacifici”, ha proseguito Erika Guevara-Rosas.

Da maggio a settembre 2020, Amnesty International ha documentato e verificato gli scontri violenti tra dimostrazioni e contestazioni alle stesse avvenute in circa il 75 per cento di tutti gli stati americani; in circa la metà di tutti gli stati Usa l’associazione ha confermato circostanze in cui le forze di polizia non sono riuscite a far proseguire i raduni in maniera pacifica e a proteggere i partecipanti da scontri violenti con i manifestanti oppositori. In particolare, le forze dell’ordine non hanno:

* impiegato agenti formati in maniera adeguata e in numero sufficiente per affrontare potenziali violenze tra manifestanti e contromanifestanti;
* separato manifestanti e contromanifestanti e ridotto le tensioni, quando necessario per evitare scontri violenti;
* proibito e impedito minacce di violenza da parte di gruppi e persone armate durante raduni pacifici;
* interrotto gli atti di violenza, intervenendo nei conflitti tra dimostranti e manifestanti oppositori;
* differenziato tra soggetti violenti e non violenti nelle azioni di risposta delle forze dell’ordine agli incidenti violenti, anche evitando di disperdere le manifestazioni quando queste non perdevano la propria natura sostanzialmente pacifica.

“Il presidente Trump chiede ai suoi sostenitori di ‘andare a sorvegliare’ i seggi elettorali e ai gruppi armati fautori della supremazia bianca di ‘restare in attesa’ durante le elezioni: i funzionari delle forze dell’ordine dovrebbero tenere alta l’attenzione per evitare violenze politiche in un momento così pericoloso”, ha dichiarato Rachel Ward, direttrice delle ricerche di Amnesty International Usa.

“Le autorità governative e le forze di polizia che sono sotto la loro responsabilità devono adottare nuove politiche, strategie e tattiche per agevolare e proteggere proteste pacifiche ed evitare l’interruzione ad opera di gruppi armati o altri attori violenti”, ha aggiunto Ward.

Tra gli incidenti documentati da Amnesty International, più di una decina di proteste e manifestazioni di opposizione sono sfociate nella violenza mentre la polizia era assente o quasi dalla scena. La presenza di gruppi di vigilantes armati ha di frequente fatto da stimolo per scontri violenti tra manifestanti e contromanifestanti. Sembra che la retorica, le politiche e le pratiche dell’amministrazione Trump abbiano incoraggiato la diffusione di gruppi armati che attaccano in maniera illegale manifestanti e contromanifestanti nel paese.

Ad esempio, uno degli organizzatori delle proteste contro il razzismo, Tony Crawford, ha detto ad Amnesty International che “le persone sarebbero potute rimanere uccise” durante un violento scontro che la sua comunità ha avuto con dei contromanifestanti armati durante una manifestazione che chiedeva la rimozione di una statua di un confederato della guerra di secessione a Weatherford, in Texas a luglio.

In una serie di messaggi di testo al capo della polizia di Weatherford, verificati da Amnesty International, Crawford ha scritto: “I patrioti [membri di un gruppo armato] ci stanno accerchiando per arrivare allo scontro. Siamo accerchiati dalle pistole e da persone che ci dicono che ci spareranno davvero… Dov’è la polizia, comandante? È ridicolo. Stiamo subendo una violenza. Dove siete tutti… Ci avete tutti abbandonati comandante. Ci avete abbandonato. Ci avete fatto trascinare e attaccare senza far nulla”.

Il governo statunitense e le autorità di polizia a tutti i livelli devono riformare le loro politiche e procedure di polizia per consentire di riunirsi pacificamente e proteggere i dimostranti da minacce continue di violenza evitabile. Nella evidente assenza di protezione federale, le autorità locali dovrebbero scongiurare la violenza nelle manifestazioni attraverso l’emissione di provvedimenti esecutivi provvisori, per limitare la presenza di armi in aree pubbliche, parchi, seggi elettorali e raduni pacifici. Inoltre, dovrebbero anche dare ordini alle forze di polizia per non permettere a persone e gruppi armati di interrompere le proteste pacifiche e le attività pubbliche durante il periodo delle elezioni.

Tutte le forze di polizia, da quelle delle città, delle contee fino a quelle a livello statale e federale, dovrebbero riformare immediatamente la propria condotta e strutturare una formazione specializzata per un servizio rispettoso dei diritti umani e per la protezione della libertà di riunirsi pacificamente, nel rispetto della costituzione degli Usa e delle buone pratiche circa la regolamentazione degli assembramenti.

Ulteriori informazioni

Il 4 agosto, Amnesty International ha pubblicato un rapporto sulle violenze delle forze di polizia contro i manifestanti.

Il 6 ottobre, l’organizzazione ha chiesto ai governatori statunitensi di pubblicare un provvedimento esecutivo che vieti ad attori non statali in possesso di armi da fuoco di entrare o circolare nei pressi dei seggi elettorali durante le elezioni generali 2020. Sei stati già vietano le pistole nei seggi elettorali: Arizona, California, Florida, Georgia, Louisiana e Texas.

In una lettera congiunta insieme a Human Rights Watch e Physicians for Human Rights, il 20 ottobre Amnesty International ha anche chiesto alle autorità municipali statunitensi di adottare delle misure speciali temporanee per impedire alle persone o ai gruppi armati di intimidire o minacciare manifestanti o votanti durante e dopo le elezioni.

 

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