Al via il laboratorio “Il Mistero delle armi” – intervista

 

Locandina “Il Mistero delle Armi”

di Dominga Carrubba

Al via dal 19 ottobre il “Mistero delle armi”: il laboratorio sulle narrazioni orali siciliane a cura di Gaspare Balsamo.

Gratis e in collaborazione con il DAMS di Messina, il laboratorio avrà la durata di un mese e si svolgerà nei locali del Teatro Santa Brigida, ogni lunedì e martedì, dalle 16,00 alle 19,00, nel rispetto delle norme vigenti anti-Covid-19.

I lavori si concluderanno negli spazi del Museo Regionale di Messina.

Il Cunto e l’Opera dei Pupi rappresentano l’identità teatrale siciliana.

Tale che l’Opra, come detta l’Opera dei Pupi, risulta tra i “capolavori del patrimonio orale e immateriale dell’umanità” dal 2001 e inserita dall’UNESCO tra i patrimoni orali e immateriali dell’umanità nel 2008.

L’art.2 della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale definisce così i patrimoni culturali immateriali:

«le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how – come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi –

che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale.

Questo patrimonio culturale immateriale, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente,

alla loro interazione con la natura e alla loro storia e dà loro un senso d’identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana».

Si parla di “patrimonio culturale immateriale trasmesso di generazione in generazione”, come Salvatore Ferreri, maestro cuntista, dichiarava a Giuseppe Pitrè, per la sua indagine sul Cunto in “Le tradizioni cavalleresche popolari in Sicilia”:

«Tutte le storie che io so sono di eredità».

Un’eredità trasmessa dal racconto orale nelle piazze sulle storie epico-cavalleresche ai teatrini con l’Opera dei Pupi.

Le leggende intrecciate fra gli amori e le vendette dei paladini di Francia iniziarono a formare un patrimonio culturale identitario da tramandare, tanto che quello del “cuntista” era un mestiere che necessitava di “devozione” e “genio”.

Secondo il Pitrè, il cuntista era tale quando aveva l’«attitudine a ritenere il racconto, e quella di comunicarlo».

Difatti, il cuntastorie è tuttora il narratore, che sembra prestare il proprio corpo ai personaggi portati in scena, attivando occhi, bocca, braccia e piedi in una mimica dialettica e appassionata.

Dalle indagini del Pitrè, si apprende che nel poema “La battaglia celeste di Michele e Lucifero” del poeta siciliano Antonino Alfano, già nel 1568, si faceva cenno del plauso che riempiva le piazze per le storie “dell’arme d’Orlando e di Rinaldo”.

Non a caso “Il Mistero delle armi” s’ispira all’allegoria dell’iniziazione cavalleresca.

Nell’immaginario collettivo risuona la maestria dei pupi duellanti, caratterizzata dalla simultaneità assonante fra il ritmo narrativo, musicale e delle spade in danza.

Ovvero, la danza murisca battagliata fra i cristiani e i mori.

Gaspare Balsamo ci racconta come nasce l’idea del laboratorio “Il Mistero delle armi”.

Locandina “Il Mistero delle Armi”

“Il mistero delle armi”: un progetto, un laboratorio, un racconto. Come nasce l’iniziativa e qual’è il tema conduttore nei lavori?

«Nasce a Tangeri.

Sulle terrazze del cafè Hafa, mentre ammiri le acque e le coste dello stretto di Gibilterra, puoi sorseggiare uno dei migliori tè alla menta del mondo e lì, tra un tè e l’altro,

con il professore Dario Tomasello e il professore Paolo Pizzimento del DAMS di Messina, compagni di viaggio a Tangeri per un Festival cui partecipavamo,

è nata questa di idea di riflettere, attraverso lo studio e la comparazione, sui principi e i valori che caratterizzavano la cavalleria cristiana e islamica.

Ci siamo accorti di quanto erano vicini nei modi di intendere la cavalleria, quanto scambio c’era durante gli scontri e le tregue e quali similitudini rispetto all’apprendistato e l’iniziazione di un cavaliere.

E, attraverso l’allegoria dell’apprendistato cavalleresco, stiamo ragionando per cercare di individuare un metodo e una teoria di trasmissione e conoscenza

Giuseppe Pitrè sta alla tradizione popolare siciliana come il “cunto” sta a  … ?

«Giuseppe Pitrè è l’archivio storico e mnemonico della cultura siciliana.

Ed è grazie alle sue ricerche che abbiamo testimonianze preziose sulle tradizioni cavalleresche e sul cunto dell’Ottocento.

Bisogna studiarlo costantemente

Quale relazione sussiste fra la conoscenza dei racconti popolari, consegnati al patrimonio culturale siciliano, e le tradizioni cavalleresche che – nell’immaginario collettivo – rimandano alla destrezza militare?

«La destrezza militare è solo una minima parte dei principi della cavalleria e non è da intendere mai in maniera offensiva e volgare.

Nella Futuwa, termine con cui si indica nell’Islam la cavalleria, tra gli obblighi, figurano:

la verità, la lealtà, la generosità, l’eccellenza del comportamento,

la nobiltà d’animo, la convivialità, il non prestare orecchio alle bassezze,

il provare un’inclinazione nel fare bene, l’avere un comportamento nobile verso i propri vicini,

il conversare con gli altri con finezza e dolcezza, il rispettare la propria parola, il rigettare da sé ogni rancore, inganno o sentimento di odio e molto altro.

E, tutto questo, mi sembra molto lontano dai giorni nostri e utilissimo per tutti.

E molti di questi principi sono contenuti nel repertorio della tradizione dei racconti orali

L’innovazione dei linguaggi narrativi deriva dalla graduale metamorfosi degli stili espressivi tradotti nel tempo.

Come incuriosire le generazioni dell’era digitale verso il racconto orale e il “cunto”?  

La reinterpretazione moderna è rivolta alla conservazione della forma originale del “cunto”? Oppure si assiste ad una “contaminatio” di generi letterari?

«L’obbiettivo non è incuriosire giovani o meno giovani, ma tentare di lasciare una testimonianza e una trasmissione.

Per consentire, semmai, di rientrare dentro un ordine che ci permetta di ristabilire le qualità essenziali di ognuno di noi, che determinano le nostre attività.

E, quindi, cercare di essere in grado di scegliere quello per cui la propria natura è predisposta.

La formazione può servire a capire quale può essere il proprio mestiere e non a cambiare più mestieri come e quando ci pare.

Mistero delle armi, tradotto in siciliano significa mestiere dell’anima.

Ogni tradizione è reinterpretazione e testimonianza nel tempo.

Non c’è da conservare ma c’è da testimoniare

Le leggende cavalleresche sembravano contenere storie vere. Immagina storie contemporanee alla maniera del “cunto”?

«Possiamo raccontare tante storie, tanti personaggi reali e mitici, tutti protagonisti di un’epica feroce e gentile su cui s’intrecciano le relazioni di ognuno di noi.

Il cunto è un mezzo e un contenuto allo stesso tempo

Forse che la vita non sembra lo scenario dove ciascuno si muove abbigliato come tal dei pupi? Ora nel ruolo di protagonista ora comparsa?

Come sarebbe bello che l’anima imparasse il suo mestiere per vivere, piuttosto che recitare, sulla pedana della vita!

Cenni biografici:

foto di Giulio Azzarello

Gaspare Balsamo è nato a Erice (TP) il 22/06/75.

Attore, autore e cuntista siciliano. Apprende l’arte del cunto siciliano con il maestro Mimmo Cuticchio ed egli stesso è oggi uno dei maggiori rappresentanti del cunto della nuova generazione.

Formatosi come attore presso il CTA (Centro Teatro Ateneo) dell’Università di Roma la “Sapienza”, dove consegue inoltre la laurea in Lettere (Arti e scienze dello spettacolo).

Si diploma in recitazione all’Accademia teatrale dell’Orologio e si specializza all’Accademia Nazionale d’arte drammatica “Silvio D’amico”.

E` autore di diversi testi teatrali, nei quali figura come interprete. In essi, il cunto è strumento di denunce e squarci non editi. Studia, pratica e insegna scherma corta e bastone siciliano.

Tra i suoi spettacoli: “Camurria”, “Muciara. Non è più un mare per tonni”,

“Isola Zavorra”, “Tratte-Harraga dei mari e dei deserti”, “Tresssicilie”. Abbecedario di decolonizzazione”, “Don Chisciotte in Sicilia”, “ Uno come a Peppino”, “Trinacria sulla luna, Pitrè senza grvità”, “Ciclopu”, “Epica fera”.

Come attore in teatro ha inoltre lavorato nello spettacolo, teatro, novella “Bizarra” di Rafael Spregherlbud, con la traduzione e la regia di Manuela Cherubini,

vincitore del premio Ubu 2011, nella “Festa del Paparacchio” di Andrea Cosentino, in “Scuossa” di Giuseppe Massa, “Mutu” di Aldo Rapè, “Giovanni e Paolo” di Dario Garofalo, nell’opera lirica “Orlando” da G.F Handel con la regia di Maria Paola Viano, in “Patruni e Sutta” della compagnia Carullo Minasi.

Ha collaborato con la Fondazione Roma Europa Festival e con la Fondazione Fiumara D’arte.

Nella musica, varie sono le sue collaborazioni con diversi musicisti, tra cui quelle con Alfio Antico, Rita Botto, Puccio Castrogiovanni, Giancarlo Parisi, Unavantaluna, Rocco De Rosa, Cesare Basile.

Da segnalare il progetto europeo “Torrent”, con i musicisti Werner Cee, Alf Terje Hana e Giovanni Apprendi.

In radio, importante è la sua collaborazione con la Deutschlandradio Kultur in merito al progetto di radio dramma “Orca” dall’Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo.

Al cinema e in tv ha lavorato con Giovanna Taviani, Salvo Cuccia, David Riondino, Toni Trupia, Alberto Negrin.

 

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Un commento a "Al via il laboratorio “Il Mistero delle armi” – intervista"

  1. loretta ha detto:

    Interessantissimo…Un mondo intero a portata di mano.Uno scrigno senza tempo che aspetta di essere aperto e sembra promettere molto altro ancora, com’ e’ sempre quando si va alla ricerca delle proprie radici

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