Bella Ciao è parte del patrimonio culturale italiano

di Giorgio Frasca Polara

Bella Ciao è parte del patrimonio culturale italiano, noto a livello internazionale, tradotto e cantato in tutto il mondo. E’ un canto che diffonde valori del tutto universali di opposizione alle guerre e agli estremismi”. Così la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina (altre volte contestata per la gestione di numerosi problemi, tra cui quello dei precari della scuola) ha seccamente risposto ad una grottesca interrogazione di Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d’Italia nonché vicepresidente della Camera. Costui aveva denunciato, con roboanti espressioni, che la docente di musica delle medie dell’istituto “Ottaviano Bottini” di Piglio (Frosinone) aveva assegnato come compito la lettura ritmico-melodica ed esecuzione strumentale appunto di Bella Ciao, “simbolo della Liberazione – aveva sottolineato la docente – che abbiamo festeggiato il 25 aprile”.

Apriti cielo! Rampelli aveva preso la palla al balzo per sostenere che “l’inno partigiano è divisivo perché rappresenta una parte politica ben definita, purtroppo protagonista anche di violenze efferate e ingiustificate anche nei confronti di civili, preti, donne e bambini”. Di più: “E’ storicamente accertato [ma “secondo l’opinione dell’interrogante”!] che molteplici frange che cantavano quell’inno partigiano organizzavano la sottomissione dell’Italia all’Urss, sottraendola alla protezione americana, e quindi proseguendo sulla strada della limitazione delle libertà fondamentali attraverso l’istaurazione di un regime comunista”. Bum!

Ma, prima di Rampelli, si era mosso il “Gruppo Fratelli d’Italia” di Piglio con una delirante filippica su Facebook: “Inaccettabile far cantare Bella Ciao a dei 13enni, dimenticando che i partigiani rossi, gli stessi che volevano vendere l’Italia all’Unione Sovietica, sono anche i responsabili di eccidi, stupri ed esecuzioni sommarie”, e giù elencando anche i “delitti” dei partigiani: “Sarebbe bello sapere se agli alunni sia stato assegnato un compito” anche su quei “delitti”. Prima ancora dell’interrogazione di Rampelli, e sulla base della contestazione del “Gruppo” di Piglio, la docente aveva sporto denuncia per il reato di diffamazione (e non di “minacce” come riferito nell’interrogazione) nei confronti dei neofascisti del paese.

Ma Rampelli ha citato solo quel post per ribadire come sia “inaccettabile che temi di natura chiaramente politica, surrettiziamente presentati come formativi, vengano inseriti nell’attività scolastica di ragazzi che le famiglie affidano alla scuola per ragioni didattiche e non certo per vederli sottoporre ad un’attività propagandistica”.

La replica della ministra è stata molto dura. Intanto avvertendo Rampelli che il “Gruppo” di Piglio non si era limitato a quanto riportato dall’interrogante, ma che in più post “veniva offesa l’immagine della scuola e della docente di musica”. Ma su questo “si pronuncerà l’autorità giudiziaria”, mentre ad Azzolina premeva dire che “la canzone Bella Ciao ha sempre fatto parte del libro di testo adottato dalla scuola”. Ed ha soggiunto: “In particolare il brano assegnato con lo scopo di essere suonato con il flauto dai discenti, rientra nel novero dei canti popolari in trattazione nell’ambito della musica leggera e precisamente nel capitolo dedicato alle canzoni del presente e del passato. Insomma, Bella Ciao “è parte del patrimonio culturale italiano”… con tutti gli ulteriori apprezzamenti già riferiti all’inizio di questa nota. Il deputato Fabio Rampelli e Fratelli d’Italia sono insomma serviti come si meritano.

Social

Articoli recenti

Commenta

Invia commento