Per il filosofo Ercolani è tempo di resa dei conti


di s.m.

Tempi stretti per la conclusione delle indagini relative a un concorso per ricercatore universitario impugnato dal filosofo Paolo Ercolani e portato avanti su un doppio binario, giudiziario e amministrativo: il Tar – che si esprimerà in merito a ottobre – e la Procura di Urbino che dopo l’esposto per falso ideologico e falso in atto pubblico presentato dal legale del filosofo, l’avvocato Irene Ciani, ha aperto un fascicolo in merito. Ercolani, docente dell’Universita Carlo Bo di Urbino e noto saggista, ha presentato un ricorso e un esposto contro le modalità con cui è stato individuato il vincitore. Il casus belli risale allo scorso autunno con il concorso a ricercatore alla facoltà di filosofia politica. La commissione presieduta dal professore Luigi Alfieri ha scelto la candidata Rosanna Castorina. Nella denuncia si sottolinea come uno dei testi presentati nel curriculum di Castorina non avesse né il codice Isbn regolarmente registrato né il deposito legale, caratteristiche di legge fondamentali per poter essere accettato in un concorso pubblico. Tra gli altri dubbi sollevati, i fitti rapporti documentati tra il presidente di commissione e la vincitrice del bando. Il docente ha firmato le prefazioni di testi di Castorina, che ha fatto parte del gruppo di ricerca il cui responsahile era lo stesso Alfieri.

Una serie di elementi che hanno spinto Ercolani a volerci vedere più chiaro e dare tutto in mano alla magistratura e autorità competenti. Ma è stato un anno sulla graticola sotto il profilo umano e professionale. “Esistono dei momenti in cui un essere umano rischia di crollare sotto il peso degli eventi – spiega – Io ho appena vissuto uno di quei momenti, ritenendomi vittima di una profonda ingiustizia che ha fortemente compromesso la mia vita e quella delle persone che mi vogliono più bene. Poi è arrivato il Covid, un dramma per tutti noi, che in questo caso si è aggiunto al mio. Ora finalmente siamo nell’imminenza delle prime sentenze giudiziarie, che attendo con la massima flducia nel lavoro della magistratura. Carta canta, le nostre denunce sono documentali”.

Quasi un paradosso, tanti libri scritti, relazioni a convegni, collaborazioni e interventi, eppure… nemo propheta in patria. “Sono quindici anni che mi onoro di operare in questo territorio e di rappresentare il nome dell’Università di Urbino. Ormai posso dire nel mondo, considerati i prestigiosi convegni internazionali a cui sono invitato. Ma non vorrei farne una questione solo personale, il probbma è un altro: in questa epoca delicatissima sotto molti punti di vista, vogliamo preoccuparci di come viene impiegato il denaro pubblico? Che immagine intendiamo dare della nostra Università, che è parte così importante del territorio? Come viene selezionato il personale docente che formerà le classi dirigenti del futuro? Possiamo davvero permetterci che i genitori debbano chiedersi se vale la pena di iscrivere i loro figli a Urbino? Io voglio ancora pensare di sì, riconoscendo all’Università del Montefeltro quell’autorevolezza di cui ha sempre goduto. Ma per farlo occorre prendere le distanze da comportamenti che mortificano il merito. Il Covid ha aperto uno scenario di crisi inaudita: non ci si potrà più adagiare sugli allori del passato”.

C’è poi un altro lato, non meno importante, il sostegno e la solidarietà esterna alla sua battaglia giudiziaria e il relativo grado di misurazione. “Da altre università d’Italia e del mondo – specifica – ho trovato molta solidarietà fra i colleghi, oltre al sostegno di tanti amici anche di Pesaro che è la mia seconda città da quando sono piccolino. Insegno da vent’anni all’Università di Urbino, dove alcuni amici mi hanno espresso vicinanza. Dalle alte sfere un’apparente equidistanza
istituzionale.  Ma io sono preoccupato di un fatto: poco dopo aver saputo dell’esito del concorso, il mio avvocato scrisse a tutti gli organi interessati documentando fatti gravissimi, che avrebbero suggerito dei controlli di autotutela. Ma l’Ateneo e gli altri organi interessati hanno proceduto tranquillamente con l’assunzione della vincitrice. Ora io voglio e devo credere nella giustizia, che poi è quello che insegno ai miei studenti”.

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