Un ricordo di don Pedro Casaldaliga: compagno e vescovo degli indigeni e dei poveri



di Citto Saija

Apprendo dalla rivista “Adista” (settimanale di notizie, documenti, rassegne, dossier su mondo cattolico e realtà religiose) che l’8 agosto si è spento, all’età di 92 anni, nel lontano Mato Grosso, in Brasile, don Pedro Casaldaliga.

A una gran parte (forse maggioritaria) di giovani preti e giovani vescovi questo nome dice poco.

Per lunghissimi anni, questo vescovo condannato a morte dal potere capitalistico, ha vissuto e operato tra i poveri e gli indigeni del Brasile.

Il suo impegno, anche poetico, di profeta e santo è stato sempre ignorato dalla stampa ufficiale cattolica e certamente i suoi scritti non venivano né letti né studiati nei seminari e nei luoghi ufficiali del cattolicesimo, soprattutto italiano.

A partire dagli anni ’70 è stato un punto di riferimento per tutti qui cattolici che in Italia e nel mondo erano impegnati nella costruzione di una Chiesa dei poveri voluta dal Concilio. Si trattava non di costruire un’altra Chiesa, rispetto a quella vaticana, ma una Chiesa altra per i poveri e con i poveri.

In quel tempo, nessuno di noi poteva sapere che un giorno sarebbe uscito dalla cappella Sistina un papa di nome Francesco che avrebbe ripreso da terra la bandiera evangelica della Chiesa dei poveri.

Nel maggio del 1970 , il papa Paolo VI aveva creato la Prelatura di Sao FĂ©lix do Araguaia , nel Mato Grosso.

Don Pedro , spagnolo e originario della Catalogna , era arrivato , alla fine del 1968 , dopo un lunghissimo e faticoso viaggio , nel piccolo villaggio di appena 600 abitanti.

Come ci racconta il teologo spagnolo Benjamin Forcano , sempre su “Adista” , in quella zona “La realtà entrava dagli occhi : niente assistenza di base , fame cronica , malattie , sfruttamento , violenza , alti indici di mortalità infantile , analfabetismo generalizzato”.

Nel 1971 , don Pedro viene messo da Paolo VI a capo della Prelatura e nominato vescovo.

L’episcopato non rientrava nei suoi programmi di vita , ma fu convinto dai tanti amici e compagni ad accettare per lottare meglio contro le grandi ingiustizie.

La sua prima lettera pastorale aveva per titolo “Una Chiesa amazzonica in conflitto con il latifondo e con l’emarginazione sociale”. In quella zona del Brasile, il latifondo si estendeva per ben 700 mila ettari.

Oggi , mentre in Brasile imperversa un dittatore , purtroppo eletto dal popolo , papa Francesco porta avanti un  nuovo discorso per la liberazione dell’Amazzonia dalle ingiustizie e riprende quanto seminato in tempi ormai lontani dal profeta don Pedro.

Dicevo che il potere capitalistico aveva condannato a morte il vescovo Casaldaliga.

Addirittura un killer aveva confessato al vescovo che era stato assoldato per la sua uccisione.

Nel 1976 , a Ribeirao Cascalheira , sempre nel Mato Grosso , è stato assassinato da un soldato , il padre gesuita Joao Bosco , suo vicario episcopale , scambiato per il vescovo.

In quel luogo oggi si trova il santuario dei Martiri della Caminhada , dove è stato celebrato il secondo funerale di don Pedro dopo la messa funebre nella cappella dei padri clarettiani di Batatais dove il prelato si è spento.

Don Pedro , per una scelta fatta in vita , è stato sepolto a Sao Félix do Araguaia nel “Cimitero Karajà” , dove riposano le persone più povere della regione che sono i senza terra , gli indigeni e gli sfruttati.

Sulla sua tomba l’epitaffio scritto da lui stesso: “Per riposare/ io voglio solo questa croce di legno / come pioggia e sole / questi tre metri di terra / e la Resurrezione”.

Nel periodo della dittatura militare non fu espulso dal Brasile forse perché Paolo VI disse : “Chi tocca Pietro , tocca Paolo “. Non ebbe la condanna vaticana che poteva arrivare , perché fu difeso dalla maggioranza dei vescovi brasiliani.

Non ho avuto mai la fortuna di conoscerlo personalmente , ma per tanti cattolici ( anche in Italia ) e per me , è stato sempre un punto di riferimento non solo nell’impegno per la riforma della Chiesa cattolica , ma anche per la militanza politica. Vorrei ricordare che don Pedro Casaldaliga sostenne la rivoluzione sandinista in Nicaragua e la Cuba di Fidel Castro.

Nel ricordo del vescovo Casaldaliga mi piace segnalare uno scritto ( tradotto in italiano ) del teologo brasiliano Marcelo Barros che ha per titolo “Pedro Casaldaliga , il martire che non sono riusciti ad uccidere “ , pubblicato nel n. 31 di “Adista” del 12 settembre 2020.

Vorrei concludere proprio con qualche rigo dello scritto di Marcelo Barros : “Dagli anni ’60 , le migliaia di fratelli e sorelle che hanno dato la vita per la causa della terra , della giustizia e dei diritti dei poveri ci hanno insegnato a ripensare la spiritualità e la teologia legate al martirio ; tuttavia possiamo dire che Pedro Casaldaliga è tra quanti ci hanno più aiutato a unire la spiritualità e la teologia martiriali all’opzione sociale e politica di un nuovo mondo possibile”.

E l’impegno per i poveri e con i poveri continua a produrre martiri nella nostra contemporaneità.

Quanti martiri e santi dei poveri tra il secolo ventesimo e il nostro secolo ventunesimo!

Mi viene spontaneo dire : “Santi subito” perché già sono santi. Penso ai gesuiti e alle due collaboratrici dell’Università di San Salvador , a don Diana , assassinato dalla camorra , a don Puglisi , ucciso dalla mafia il 15 settembre del 1993 ed oggi a don Roberto Malgesini a Como il 15 settembre del 2020 , ucciso da una persona che aveva aiutato.

Quella tomba , nel lontano camposanto dei poveri del Mato Grosso continuerĂ  ad essere

un punto di riferimento per tutti coloro che oggi e domani si impegneranno per i poveri e con i poveri per la fratellanza universale e don Pedro continuerà ad ispirarci con le sue poesie e con la “Canzone della falce e del covone” : “ (… ) Mi chiameranno sovversivo. / E dirò loro : io sono / Per il mio popolo in lotta , io vivo. / Con il mio popolo in cammino , io vado. / Ho una fede da guerrigliero / E amore per la rivoluzione”.

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