Slovacchia, no proposta di legge sull’aborto

Amnesty International ha sollecitato i parlamentari della Slovacchia a respingere una proposta di legge sull’aborto.

Se approvata, metterĂ  in pericolo la salute e il benessere delle donne e delle ragazze.

Il testo in discussione aggiunge nuovi ostacoli per le donne e le ragazze che vogliono abortire:

raddoppio del tutto non necessario dei tempi di attesa, da 48 a 96 ore,

introduzione di nuove autorizzazioni sanitarie per l’aborto per motivi di salute

obbligo di dichiarare le ragioni per cui si chiede di accedere ai servizi d’interruzione della gravidanza, con archiviazione di queste notizie presso il Centro nazionale per le informazioni sanitarie.

Monica Costa-Riba, responsabile di Amnesty International per i diritti delle donne in Europa, ha commentato:

“Un affronto all’autonomia, alla privacy e alla dignitĂ  delle donne e delle ragazze, esposte a ulteriore stigmatizzazione e a trattamenti degradanti. Non c’è alcun obiettivo di salute pubblica in questo progetto di legge, è solo una questione politica”.

La proposta di legge contiene anche il divieto della cosiddetta “promozione” dell’aborto.

Infatti, si limiterebbero le informazioni che i medici possono fornire pubblicamente sull’interruzione di gravidanza e sui luoghi dove può esservi fatto accesso in modo legale.

Ulteriori informazioni

Nel novembre 2019 il Parlamento aveva respinto una proposta di legge contenente l’obbligo per le donne e le ragazze di vedere la scansione in ultrasuoni dell’embrione o del feto prima di abortire.

Con un nuovo governo e un nuovo Parlamento in carica, nel 2020 sono proseguiti i tentativi di limitare l’accesso a servizi sicuri di interruzione della gravidanza.

Oltre 100 organizzazioni, compresa Amnesty International, hanno scritto a tutti i parlamentari.

Si chiede di respingere la proposta di legge.

La legge attualmente in vigore consente di abortire nelle prime 12 settimane di gravidanza.

Tuttavia, negli ultimi anni sono state applicate norme e prassi con l’obiettivo di ostacolare l’accesso tempestivo e sicuro ai servizi legali di aborto.

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