Un importante documento di un’associazione di magistrati. E un incontro di studio a Viterbo

Noi votiamo NO, e tu?

L’associazione di magistrati “Area democratica per la giustizia” ha reso pubblico il primo settembre un importante documento dal titolo “Il taglio dei parlamentari: un vulnus per la democrazia”.

Per riflettere su questo documento si e’ svolto la mattina di sabato 5 settembre a Viterbo presso il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” un incontro di studio.

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Il testo integrale del documento di “Area democratica per la giustizia”: “Il taglio dei parlamentari: un vulnus per la democrazia”
“A breve i cittadini italiani saranno chiamati a pronunciarsi con referendum confermativo sulla legge di revisione costituzionale dal titolo: “Modifiche agli artt. 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”. La legge n. 249/2019 prevede un drastico taglio, pari a 36,5%, dei componenti di Camera e Senato (che passano rispettivamente da 630 a 400 e da 315 a 200), fissa a cinque il numero dei senatori a vita, riduce da sei a quattro il numero dei senatori eleggibili nella Circoscrizione Estero, abbassa a tre il numero minimo di senatori assegnato ad ogni regione, con l’eccezione del Molise e della Valle d’Aosta per le quali il numero minimo di senatori e’ fissato rispettivamente a due e ad uno, mentre le province autonome di Trento e Bolzano sono equiparate alle regioni e per esse il numero minimo e’ fissato a tre per ciascuna provincia.

Si tratta di un referendum confermativo per il quale non e’ previsto un quorum: a prescindere dalla partecipazione al voto, se dovessero prevalere i “si'”, con le prossime elezioni le rappresentanze parlamentari saranno ridotte di oltre un terzo e cio’ in assenza della riforma della legge elettorale.

Secondo i sostenitori della legge, questa dovrebbe portare tre risultati: allineare il numero dei nostri rappresentati in Parlamento alle medie degli altri Parlamenti, in particolare di quelli europei, sull’assunto che quello italiano sia eccessivo; ridurre i costi della politica; assicurare maggiore efficienza al nostro Parlamento. Ma molti autorevoli costituzionalisti hanno assunto posizioni fortemente critiche, osservando che si tratta di una riforma che non realizza gli obiettivi prefissati e rischia, invece, di produrre effetti distorsivi sulla qualita’ della nostra democrazia. La riforma, comportando un taglio lineare di oltre un terzo dei parlamentari, non assicura un recupero di efficienza del Parlamento, specie in assenza di riforma dei Regolamenti parlamentari e delle procedure di approvazione delle leggi; determinera’, invece, un sensibile rallentamento, se non la paralisi, del lavoro parlamentare e delle Commissioni, aggravandone l’inefficienza.
Quanto ai costi, affrontando il tema senza inseguire le spinte populiste dell’antipolitica, si deve riconoscere che la democrazia ha costi che occorre sostenere per assicurare il funzionamento delle istituzioni repubblicane da cui dipende la garanzia delle liberta’ fondamentali, il cui valore non e’ comparabile con il declamato risparmio. Sul quale, peraltro, nessuno e’ stato in grado, finora, di fornire dati affidabili: i sostenitori della legge parlano di un risparmio di 500 milioni a legislatura; i detrattori lo stimano in 50 milioni o poco piu’. Nessuno e’ in grado di fornire dati certi e verificabili. Quale che sia l’entita’ del risparmio, esso non incidera’ realmente sui costi del Parlamento. Il taglio ridurra’ solo le indennita’ di mandato, ma non le spese, certo piu’ cospicue, di funzionamento delle camere; soprattutto non incidera’ sui costi realmente inutili della politica, sugli enti superflui, sulle spese fuori controllo, sugli sprechi e sui privilegi, sulle pratiche degenerative ed illegali.

Quanto all’allineamento del numero dei nostri parlamentari alle medie di quelli europei, le comparazioni hanno dimostrato che l’argomento e’ suggestivo e demagogico; certo e’ che, invece, se la riforma andra’ a regime, l’Italia sara’ tra i paesi europei con il minor numero di rappresentanti eletti in Parlamento.

Occorre allora, molto seriamente, domandarsi se un risparmio di spesa incerto, e scarsamente incidente sui costi della politica, costituisca un vantaggio tanto significativo da giustificare gli effetti distorsivi che la riforma rischia di determinare sulla democrazia, sulla rappresentanza politica e sul pluralismo. Effetti che rischiano di aggravarsi in assenza della riforma della legge elettorale, aumentando la distanza tra la politica e i cittadini elettori; perche’ in presenza della legge elettorale attuale, nelle quale la composizione delle liste e’ decisa dalle segreterie dei partiti, la riduzione del numero degli eleggibili accresce il ruolo di queste ultime, che finiranno con l’occupare ogni spazio di rappresentanza, e determina una marcata marginalizzazione delle minoranze, se non la loro espulsione dal Parlamento. Ne’ potranno trovare adeguata rappresentanza tutte le differenti realta’ territoriali del nostro Paese, perche’ la riforma penalizza i territori piu’ fragili che non potranno piu’ portare in Parlamento le loro istanze e bisogni, ma anche la ricchezza di idee e visioni che le periferie del nostro Paese spesso sono capaci di esprimere.

Cio’ si inserirebbe in un quadro istituzionale che gia’ registra un progressivo e preoccupante svilimento del ruolo del Parlamento rispetto al Governo, attuato attraverso l’irrigidimento della disciplina di partito, fino alla sostanziale imposizione del vincolo di mandato, il costante ricorso alla decretazione d’urgenza, alla legge delega e al voto di fiducia, il sistematico accantonamento delle proposte di legge di iniziativa parlamentare per dare corso piu’ rapido a quelle governative.
Il risultato sara’ un Parlamento meno rappresentativo, meno efficiente, meno pluralista, perche’ privo dei contributi di tanti territori e delle minoranze, ed omologato alle direttive del Governo. Un vulnus per la democrazia rappresentativa voluta dalla Costituzione che rischia di aggravare la crisi di credibilita’ nella quale da tempo versano le istituzioni del nostro Parlamento, sempre piu’ distanti dai cittadini”.
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Con il lume della ragione, con la forza della verita’
Dopo aver dato integrale lettura del documento, l’incontro di studio e’ stato aperto dal responsabile della struttura nonviolenta viterbese, Peppe Sini, che ha evidenziato la chiarezza con cui vengono enunciate le ragioni per cui occorre opporsi a una decisione sciagurata votando NO al referendum del 20-21 settembre.

Con il lume della ragione, con la forza della verita’, occorre opporsi alla deriva antiparlamentare ed antidemocratica che porta verso l’oligarchia, il totalitarismo, la barbarie.

Con il lume della ragione, con la forza della verita’, occorre opporsi alle forze razziste e fasciste che vogliono annientare la separazione e il controllo dei poteri, che vogliono annientare la presenza nelle istituzioni di rappresentanti del movimento delle oppresse e degli oppressi, che vogliono annientare le liberta’ sancite dalla Costituzione repubblicana.

Con il lume della ragione, con la forza della verita’, occorre opporsi al golpe bianco che vuole distruggere la politica come spazio condiviso di conflitto, liberta’ e solidarieta’, e sostituirla con la sudditanza ai capi carismatici, con la prostituzione alle tecniche manipolatrici e totalitarie, con l’asservimento ai governi-fantoccio degli stolti e dei bruti proni alle voglie del potere finanziario e ai deliri della societa’ dello spettacolo.

Votiamo NO per difendere la democrazia.
Votiamo NO per difendere la Costituzione.
Votiamo NO per le ragioni di Rosa Luxemburg e di Hannah Arendt, di Simone Weil e di Virginia Woolf, di Ginetta Sagan e di Germaine Tillion, di Wangari Maathai e di Berta Caceres.
Votiamo NO ai piani golpisti dei governanti razzisti colpevoli di omissione di soccorso, di persecuzione di innocenti, di crimini contro l’umanita’.
Votiamo NO all’antiparlamentarismo, NO al fascismo, NO alla barbarie.

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Un appello alle persone di volonta’ buona ed alle associazioni democratiche

Le persone partecipanti all’incontro di studio hanno espresso un vivo apprezzamento e un persuaso sostegno al documento dell’associazione di magistrati “Area democratica per la giustizia”, si impegnano a diffonderlo ulteriormente, chiedono a tutte le persone di volonta’ buona di leggerlo, meditarlo, diffonderlo.
Le persone partecipanti all’incontro di studio rinnovano la richiesta a tutte le persone di volonta’ buona ed a tutte le associazioni democratiche di fare cinque cose necessarie ed urgenti per contrastare la disinformazione e la manipolazione e promuovere invece l’informazione, la documentazione, la coscientizzazione, la discussione e la partecipazione consapevole di tutte e tutti al referendum.
La prima cosa da fare e’ prendere pubblicamente posizione per il NO, e diffondere “urbi et orbi” questa vostra presa di posizione.
La seconda cosa da fare e’ sollecitare le esperienze collettive di cui fate parte o cui riconoscete un’importanza o un valore a prendere anch’esse posizione per il NO, e a diffondere questa loro presa di posizione.
La terza cosa da fare e’ intervenire sui mass-media e sui social media affinche’ si impegnino per una corretta informazione.
La quarta cosa da fare e’ promuovere ovunque possibile comitati locali per il NO al taglio del parlamento, collegandovi anche con il Comitato nazionale: sito: www.noaltagliodelparlamento.it , e-mail: info@noaltagliodelparlamento.it , ed anche con il Coordinamento per la democrazia costituzionale, sito: www.coordinamentodemocraziacostituzionale.it
La quinta cosa da fare e’ promuovere ovunque possibile ulteriori iniziative di informazione, documentazione, coscientizzazione, riflessione, dibattito.
Di seguito una bozza di dichiarazione utilizzabile:
“Al referendum del 20-21 settembre voteremo NO.
Voteremo NO al taglio del Parlamento, alla strozzatura della rappresentanza democratica, all’estromissione delle minoranze dalle Camere, al compiuto asservimento dell’organo legislativo all’esecutivo e a centri di potere extraistituzionali ed antidemocratici.
Voteremo NO alla manomissione della Costituzione e alla compressione ed imprigionamento della sovranita’ popolare.
Voteremo NO alla negazione del principio su cui si fonda lo stato di diritto: la separazione, l’equilibrio ed il controllo dei poteri.
Voteremo NO al disegno di sostituire alla democrazia rappresentativa un potere oligarchico e opaco, abusivo e tracotante, effettualmente violento e tendenzialmente totalitario.
Voteremo NO condividendo l’appello degli illustri docenti di diritto costituzionale che hanno denunciato i guasti gravissimi della riforma costituzionale sottoposta a referendum.
Voteremo NO perche’ la democrazia, la liberta’, la giustizia, il diritto alla vita, alla salute e alla dignita’ sono beni troppo preziosi per permettere che siano “tagliati per risparmiare”.
Voteremo NO perche’ in quanto esseri umani preferiamo essere cittadini anziche’ sudditi
firma, luogo e data, recapiti del mittente”.
Ricordiamo che in questo referendum non c’e’ quorum per la sua validita’, quindi ogni singolo voto ha veramente un’importanza enorme.
E ricordiamo anche, conclusivamente, che il fine del nostro impegno e’ impedire la manomissione della Costituzione, impedire la mutilazione del parlamento, impedire che dalla democrazia si passi a un regime sempre piu’ oligarchico, autoritario, ed infine totalitario.
La violenza razzista dispiegata dal governo Conte-Salvini-Di Maio (le cui scellerate ed incostituzionali antileggi hitleriane ancora non sono state abrogate), e l’incapacita’, l’irresponsabilita’, l’intempestivita’, alcune decisioni catastrofiche e la folle tracotanza dagli esiti stragisti del governo centrale mezzo-razzista e delle giunte regionali razziste in questi mesi di epidemia, dimostrano l’urgente necessita’ di contrastare la deriva razzista e fascista in corso.
Votare NO al referendum e’ un’azione necessaria di resistenza nonviolenta.
Votare NO al referendum e’ un’azione necessaria di umana dignita’ e solidarieta’.
Votare NO al referendum e’ un’azione necessaria di difesa della Costituzione antifascista, della legalita’ che salva le vite, della democrazia come inveramento di liberta’, di uguaglianza e di fraternita’ e sororita’, della civilta’ che ogni essere umano riconosce e rispetta e difende e sostiene.
Mancano due settimane al voto: ogni persona s’informi e s’impegni.
NO all’antiparlamentarismo, NO al fascismo, NO alla barbarie.
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Due siti, alcuni documenti per approfondire, una pubblicazione telematica quotidiana
Per approfondire l’informazione sulle ragioni del NO al referendum molte utili risorse sono disponibili in due siti web:
– il sito del Comitato nazionale per il NO al taglio del parlamento: www.noaltagliodelparlamento.it
– il sito del Coordinamento per la democrazia costituzionale: www.coordinamentodemocraziacostituzionale.it
In calce al presente comunicato si allegano anche alcuni altri documenti utili per la riflessione:
– un appello nonviolento per il NO al referendum;
– l’appello del Comitato donne per il NO al referendum: “E invece NO”;
– l’appello di 183 costituzionalisti per il NO al referendum;
– l’appello dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia: “Perche’ votiamo NO”.
Per sostenere l’informazione, la documentazione e la coscientizzazione per il NO al referendum, il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo sta anche pubblicando da alcune settimane un supplemento giornaliero al proprio quotidiano telematico “La nonviolenza e’ in cammino”; la testata del supplemento monografico sul referendum e’ “NO all’antiparlamentarismo, NO al fascismo, NO alla barbarie”. Puo’ essere richiesto gratuitamente inviando una e-mail all’indirizzo: centropacevt@gmail.com

Il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo

Viterbo, 5 settembre 2020

“Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt@gmail.com
Il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo e’ una struttura nonviolenta attiva dagli anni ’70 del secolo scorso che ha sostenuto, promosso e coordinato varie campagne per il bene comune, locali, nazionali ed internazionali. E’ la struttura nonviolenta che oltre trent’anni fa ha coordinato per l’Italia la piu’ ampia campagna di solidarieta’ con Nelson Mandela, allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Nel 1987 ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a Primo Levi. Dal 2000 pubblica il notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza e’ in cammino” che e’ possibile ricevere gratuitamente abbonandosi attraverso il sito www.peacelink.it

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