“NON E’ UNA QUESTIONE DI SOLDI, E’ UNA QUESTIONE DI LIBERTA'”. UN DIALOGHETTO ALL’OSTERIA

Marco Novati (Venezia 1895 – Venezia 1975) – “Suonatori” – olio su tavoletta, cm 12 x 17

I.

– A: E allora, t’ho visto ieri in piazza a rompere le scatole alla gente col solito comizio che tanto non ti da’ retta nessuno. Ma quando la pianti?
– B: E’ un vecchio vizio, lo sai.
– A: E stavolta con chi ce l’hai?
– B: E’ per il referendum.
– A: Quello che fa risparmiare tagliando le poltrone alla casta?
– B: Un corno. La smettessero quei birbaccioni di prendere per i fondelli la gente. Il referendum e’ per difendere la democrazia e la Costituzione dai fascisti al governo. Il referendum serve per dire NO al fascismo.
– A: Ecco qua. Hanno proprio ragione quelli che dicono che tu vedi fascisti dappertutto.
– B: Il fatto e’ che sono veramente dappertutto. Io tengo solo gli occhi aperti e dico quel che vedo.
– A: Figurarsi. E allora, come si deve votare al referendum?
– B: Si deve votare NO. Come nel 2006 quando sconfiggemmo Berlusconi. Come nel 2016 quando sconfiggemmo Renzi.
– A: E che c’entrano i referendum del 2006 e del 2016 con questo di adesso?
– B: Le riforme costituzionali che respingemmo votando NO allora avevano lo stesso scopo di questa di oggi: volevano diminuire le rappresentanze parlamentari, indebolire il parlamento, far saltare la separazione e il controllo dei poteri, imporre una svolta oligarchica e autoritaria.
– A: Nientemeno, ‘sti puzzoni.
– B: Nientemeno. Ed e’ per questo che come allora anche oggi votiamo NO all’antiparlamentarismo, NO al fascismo, NO alla barbarie.
– A: Addirittura.
– B. Addirittura.
– A: Ma sei proprio sicuro che e’ su questo il referendum? A me me l’hanno raccontata diversa.
– B: E come te l’hanno raccontata?
– A: Che la riforma e’ per diminuire i magnaccioni di Roma ladrona.
– B: La raccontano cosi’, ma la verita’ e’ un’altra.
– A: A dar retta a te la verita’ e’ sempre un’altra.
– B: E’ un’altra rispetto alle frescacce che raccontano i potenti e i padroni, e i manutengoli loro.
– A: Che per te sono tutti mascalzoni.
– B: Adesso l’hai detta proprio giusta.
– A: Ormai ci hai la zucca pelata, assomigli a Babbo Natale, cammini tutto stortignaccolo che ti ci vuole il bastone, e ancora fai il contestatore.
– B: Perche’, c’e’ qualcosa di male ad opporsi alla schiavitu’, al razzismo e al fascismo?
– A: No, e’ che un contestatore da vecchio fa ridere.
– B: Pazienza, vorra’ dire che faro’ ridere mentre a me mi viene da piangere.
– A: E perche’ ti viene da piangere?
– B: Per lo schifo che c’e’ intorno a noi, non lo vedi? Per la strage degli innocenti nel Mediterraneo, per la schiavitu’ nelle campagne, per la persecuzione hitleriana dei migranti, per il regime di apartheid imposto nel nostro paese in cui un decimo della popolazione reale e’ privato del diritto di voto. Ti pare poco?
– A: Non e’ poco, no.
– B: E non e’ neppure tutto: le decine di migliaia di persone morte di Covid perche’ il governo mezzo-razzista e le giunte regionali del tutto razziste le hanno fatte morire con la loro irresponsabilita’, intempestivita’ e inadeguatezza: avessimo avuto governanti ragionevoli e non insipienti, solleciti del bene comune e non solo rimiratori del proprio ombelico, rispettosi della Costituzione e non golpisti, insomma antifascisti invece che fascisti, tante vite umane sarebbero state salvate.
– A: Gia’, tante vite umane sarebbero state salvate.
– B: E la catastrofe ambientale prodotta dal modello di sviluppo imposto dal capitalismo finanziario predatore e onnicida? La politica, le istituzioni democratiche, le leggi della repubblica, dovrebbero servire innanzitutto a contrastare la violenza dei potenti che stanno provocando il disastro per tutti, no?
– A: Dovrebbero.
– B: Invece il ceto politico di barbari caudatari che ha occupato le istituzioni e’ pressoche’ totalmente subalterno e funzionale al comando del capitale astratto che fa scempio dell’umanita’ concreta e dell’intero mondo vivente.
– A: In effetti.
– B: E allora non ho ragione a contestare, ad oppormi, a resistere a questo comitato d’affari degli sfruttatori, a questo regime razzista e devastatore? Non ho ragione ad oppormi al suo tentativo di fiaccare le istituzioni democratiche per imporre la dittatura degli sfruttatori, la dittatura dei massacratori? Non ho ragione a votare NO all’antiparlamentarismo, NO al fascismo, NO alla barbarie?
– A: Ci avrai pure ragione, ma certo la vedi proprio nera.
– B: La vedro’ proprio nera, ma certo ci ho pure ragione.
– A: Intanto beviamoci un cicchetto, che ne dici?
– B: Questa e’ una bella idea.
*
II.
– A: Ci voleva proprio, eh?
– B: Ci vuole sempre un goccio.
– A: Quando ci vuole ci vuole.
– B: Questo e’ parlare da uomini.
– A: Facciamo il bis?
– B: E perche’ no?
*
III.
– A: E mo’ spiegami bene che e’ ‘sta storia.
– B: Quale storia?
– A: Del referendum, no?
– B: Ah, ma e’ semplice. Con la scusa di spendere di meno segano un terzo del parlamento.
– A: E sarebbe un male spendere di meno?
– B: E’ un male segare la possibilita’ che in parlamento siano rappresentati anche le oppresse e gli oppressi.
– A: E che c’entra?
– B: Con meno parlamentari non ci sara’ piu’ nessuna possibilita’ per il movimento delle oppresse e degli oppressi di eleggere qualcuno in parlamento.
– A: Perche’, oggi ci sono?
– B: Sulle punte delle dita di una mano, ma qualcuno forse c’e’.
– A: E contano quanto il due di coppe quando briscola e’ spade.
– B: Comunque preferisco che ci siano.
– A: Se e’ per questo, lo preferisco pure io.
– B: Se passa la riforma non ci potranno essere piu’. Ci saranno solo i servi dei padroni. E gia’ si sa che politica faranno, quella che fanno sempre: razzista, schiavista, assassina.
– A: Allora non e’ solo una questione di risparmiare un po’ di soldi, come dicono.
– B: No, non e’ una questione di risparmiare un po’ di soldi, e’ una questione di liberta’. La liberta’ di tutte e tutti. La nostra liberta’ di esistere e di lottare contro lo sfruttamento e la violenza. La liberta’ sancita dalla Costituzione repubblicana scritta col sangue dei martiri della Resistenza.
– A: Con tutto cio’, che quegli zozzoni del governo esagerano a rubare e sprecare i soldacci nostri pero’ e’ vero.
– B: E’ vero si’, e infatti bisognerebbe tagliargli gli artigli a loro, non segare il parlamento.
– A: Per esempio?
– B: Per esempio smetterla di buttare via i soldacci di tutti per comprare le armi assassine; smetterla di buttare via i soldacci di tutti per le spese militari; hai voglia quante spese ci sono che si potrebbero e dovrebbero tagliare. E tra le spese da tagliare gli emolumenti e le prebende dei signori parlamentari e dei signori ministri che ci costano piu’ di vent’anni di grandine seguiti da vent’anni di siccita’.
– A: E coi soldoni risparmiati cosi’?
– B: Salute, casa, lavoro, istruzione, assistenza e da bere per tutti, per esempio.
– A: Questa non e’ una cattiva idea, specialmente da bere per tutti. Magari potremmo cominciare col dare il buon esempio adesso.
– B: E vai col buon esempio.
*
IV.
– A: Mi piace proprio dare il buon esempio.
– B: A chi lo dici.
– A: Ancora un buon esempio?
– B: Prosit.
*
V.
– A: E allora bisogna votare NO, dico bene?
– B: Benissimo dici.
– A: Via, cominciamo a fare un po’ di propaganda qui all’osteria.
– B: Mica solo qui all’osteria, bisogna fare propaganda dappertutto.
– A: Io pero’ non e’ che me la cavo granche’ a fare i discorsi, magari se mi dici le cose piu’ importanti quelle me le ricordo se sono poche.
– B: Allora: bisogna votare NO.
– A: E questa e’ facile. E poi a me di dire no mi riesce naturale. Sara’ che sono sempre stato un poveraccio, ma non e’ mi e’ mai piaciuto di dire signorsi’.
– B: Bravo, bisogna sempre dire di NO.
– A: E fino a qui ci siamo, E poi?
– B: Poi bisogna dire a che diciamo NO.
– A: Diciamo NO al fascismo.
– B: E’ chiaro.
– A: E pure questa me la ricordo. A me il fascismo mi fa schifo.
– B: E poi bisogna dire perche’ diciamo NO.
– A: E perche’ diciamo NO?
– B: Perche’ vogliamo difendere la democrazia e la liberta’.
– A: E per difendere la democrazia e la liberta’ votiamo NO.
– B: E’ logico.
– A: E’ logico. E adesso non sara’ il caso di farci un altro biccherino di quello buono?
– B: E’ sempre il caso.
– A: E cosi’ sia.
– B: Amen.
*
VI.
– A: Che c’e’ di meglio di un bicchiere di spremuta di uve pregiate, come diceva il buon Sauro Sorbini?
– B: Due bicchieri di spremuta di uve pregiate.
– A: Questa e’ la pura verita’.
– B: E la verita’ sia fatta.
*
VII.
– A: Adesso si’ che mi sento bene.
– B: E adesso a fare la propaganda per il NO.
– A: Vediamo se mi ricordo tutto: al referendum noi votiamo NO, contro il fascismo, per difendere la democrazia e la liberta’.
– B: Neppure Pertini avrebbe detto meglio.
– A: E magari c’e’ pure qualche volantino da dare in giro, cosi’ la gente si ricorda meglio?
– B: Ci avrei ‘sti volantini qui.
– A: E dammene qualcuno.
– B: Tieni, tieni. Sono due diversi. Pero’ prima di darli ricordati di dargli una letta pure tu.
– A: E perche’? Io gia’ ce lo so come si deve votare, si deve votare NO.
– B: E’ che magari qualcuno dopo che glielo hai dato ti chiede che c’e’ scritto.
– A: E che c’e’ scritto? Che si deve votare NO.
– B: C’e’ scritto pure perche’ si deve votare NO.
– A: E ce lo so gia’: contro il fascismo, per difendere la democrazia e la liberta’.
– B: Facciamo cosi’, mo’ te li leggo io.
– A: E facciamo cosi’. E mentre leggi, mentre leggi, che ne dici se per bagnarsi l’ugola…
– B: E c’e’ bisogno di chiederlo?
– A: E allora forza, oste della malora, ancora due gotti del solito!
– B: Meglio che leggo finche’ distinguo le parole. Comincio, eh?
Al referendum del 20-21 settembre voteremo NO.
Voteremo NO al taglio del Parlamento, alla strozzatura della rappresentanza democratica, all’estromissione delle minoranze dalle Camere, al compiuto asservimento dell’organo legislativo all’esecutivo e a centri di potere extraistituzionali ed antidemocratici.
Voteremo NO alla manomissione della Costituzione e alla compressione ed imprigionamento della sovranita’ popolare.
Voteremo NO alla negazione del principio su cui si fonda lo stato di diritto: la separazione, l’equilibrio ed il controllo dei poteri.
Voteremo NO al disegno di sostituire alla democrazia rappresentativa un potere oligarchico e opaco, abusivo e tracotante, effettualmente violento e tendenzialmente totalitario.
Voteremo NO condividendo l’appello degli illustri docenti di diritto costituzionale che hanno denunciato i guasti gravissimi della riforma costituzionale sottoposta a referendum.
Voteremo NO perche’ la democrazia, la liberta’, la giustizia, il diritto alla vita, alla salute e alla dignita’ sono beni troppo preziosi per permettere che siano “tagliati per risparmiare”.
Voteremo NO perche’ in quanto esseri umani preferiamo essere cittadini anziche’ sudditi.
*
VIII.
– A: Questo e’ parlare. Non e’ che ho capito proprio tutto, ma che si deve votare NO questo si capisce bene. Ancora una sciacquata al gargarozzo?
– B: E’ sempre l’ora di una bella sciacquata al gargarozzo.
*
IX.
– A: Ah, non c’e’ niente di meglio che una bella sciacquata al gargarozzo. E visto che ci siamo, leggi pure quell’altro di volantino.
– B: E certamente. Eccolo qua.
NO alla riforma costituzionale che mutila la democrazia rappresentativa e mira ad imporre un regime totalitario nel nostro paese
Al referendum costituzionale sulla mutilazione del parlamento del 20-21 settembre 2020 voteremo NO.
Siamo contrari a ridurre il Parlamento a una tavolata di yes-men al servizio di esecutivi tanto insipienti quanto tracotanti e dei grotteschi e totalitari burattinai razzisti e militaristi che li manovrano.
Siamo contrari al passaggio dalla democrazia rappresentativa, per quanto imperfetta essa possa essere, al fascismo.
La mutilazione del parlamento attraverso la riduzione del numero dei parlamentari ha questo significato e queste fine: favorire il passaggio da una democrazia costituzionale gia’ profondamente ferita a un regime sempre piu’ antidemocratico ed eslege, sempre piu’ protervo e brutale.
Al referendum del 20-21 settembre 2020 votiamo NO all’antiparlamentarismo, NO al fascismo, NO alla barbarie.
NO all’antiparlamentarismo, che alla separazione e all’equilibrio dei poteri, alla rappresentanza proporzionale dell’intera popolazione e alla libera discussione e consapevole deliberazione vuole sostituire i bivacchi di manipoli, l’autoritarismo allucinato, plebiscitario e sacrificale, il potere manipolatorio dei padroni occulti e palesi delle nuove tecnologie della propaganda e della narcosi.
NO al fascismo, crimine contro l’umanita’.
NO alla barbarie, che annichilisce ogni valore morale e civile, che perseguita ed estingue ogni umana dignita’ e virtu’, che asservisce la societa’ alla menzogna e alla violenza.
*
X.
– A: Pure in questo c’era qualche parola un po’ difficile, ma che si deve votare NO si capisce bene. E a proposito, ma chi sarebbero quei docenti di diritto costituzionale che dicevi prima?
– B: Sarebbero un par di cento professori e professoresse che hanno passato la vita a studiare la Costituzione nostra e che dicono che bisogna votare NO. Se ti va, ti leggo quel che dicono che giusto giusto l’ho copiato su un quadernetto che ci ho in tasca che ci segno le cose da ricordare.
– A: Come no? Mentre tracanniamo un po’ di elisir di lunga vita fa piacere l’accompagnamento musicale.
– B: E allora forza con l’elisir, ed eccolo qua pure l’appello dei 183 costituzionalisti. Senti bene, eh.
Le sottoscritte e i sottoscritti, docenti, studiose e studiosi di diritto costituzionale, intendono spiegare le ragioni tecniche per le quali si oppongono alla riforma sulla riduzione del numero dei parlamentari, illustrando i rischi per i principi fondamentali della Costituzione che la revisione comporta.
Si precisa che il presente documento scaturisce da un’iniziativa autonoma e totalmente indipendente sia dal Coordinamento per la democrazia costituzionale (CDC), sia dal Comitato nazionale per il No al taglio del Parlamento, cosi’ come da ogni altro ente, organismo e associazione, esprimendo considerazioni frutto esclusivamente dell’elaborazione collettiva dei sottoscrittori.
Il testo di legge costituzionale sottoposto alla consultazione referendaria, introducendo una riduzione drastica del numero dei parlamentari (da 945 componenti elettivi delle due Camere si passerebbe a 600), avrebbe un impatto notevole sulla forma di Stato e sulla forma di governo del nostro ordinamento. Tanti motivi inducono a un giudizio negativo sulla riforma: qui si illustrano i principali.
1) La riforma svilisce, innanzitutto, il ruolo del Parlamento e ne riduce la rappresentativita’, senza offrire vantaggi apprezzabili ne’ sul piano dell’efficienza delle istituzioni democratiche ne’ su quello del risparmio della spesa pubblica.
I fautori della riforma adducono, a sostegno del “SI'” al referendum, la riduzione di spesa che la modifica della composizione delle Camere determinerebbe. Si tratta, pero’, di un argomento inaccettabile non soltanto per l’entita’ irrisoria dei tagli di cui si parla, ma anche perche’ gli strumenti democratici basilari (come appunto l’istituzione parlamentare) non possono essere sacrificati o depotenziati in base a mere esigenze di risparmio.
La riduzione del numero dei parlamentari non deriverebbe, inoltre, da una riforma ragionata del bicameralismo perfetto (il vigente assetto parlamentare in base al quale le due Camere si trovano nella stessa posizione e svolgono le medesime funzioni). Tale sistema non sarebbe toccato dalla legge costituzionale oggetto del referendum.
Spesso si fa riferimento agli esempi di altri Stati ma non puo’ correttamente compararsi il numero dei componenti delle Camere italiane con quello di altre assemblee parlamentari in termini astratti, senza tenere conto del numero degli elettori (e, dunque, del rapporto eletti/elettori). Si trascura, inoltre, che in molti degli ordinamenti assunti come termini di paragone si riscontrano forme di governo e tipi di Stato diversi dai nostri.
2) La riforma presuppone che la rappresentanza nazionale possa essere assorbita nella rappresentanza di altri organi elettivi (Parlamento europeo, Consigli regionali, Consigli comunali, ecc.), contro ogni evidenza storica e contro la giurisprudenza della Corte costituzionale.
I fautori della riforma sostengono ancora che la riduzione del numero dei parlamentari non arrecherebbe alcun danno alle esigenze della rappresentativita’ perche’ sarebbero gia’ tanti gli organi elettivi (Parlamento europeo, Consigli regionali, consigli comunali, ecc.) la cui formazione dipenderebbe dal voto dei cittadini. La rappresentanza nazionale, secondo questa tesi, potrebbe trovare un’espressione parcellizzata in altri luoghi istituzionali. A prescindere, pero’, da ogni altra considerazione sul ruolo e sulle competenze degli organi elettivi richiamati (ad esempio, i Consigli regionali italiani non sono paragonabili ai parlamenti degli Stati membri di una federazione), si puo’ ricordare che la Corte costituzionale ha chiarito che “solo il Parlamento e’ sede della rappresentanza politica nazionale, la quale imprime alle sue funzioni una caratterizzazione tipica ed infungibile”.
Basta leggere, del resto, le materie attribuite dalla Costituzione alla competenza esclusiva del legislatore statale (e considerare l’interpretazione estensiva che di molte di queste materie ha dato la stessa Corte costituzionale nella sua giurisprudenza) per avere un’idea dell’importanza delle Camere.
3) La riforma riduce in misura sproporzionata e irragionevole la rappresentanza di interi territori.
Per quanto riguarda la nuova composizione del Senato, alcune Regioni finirebbero con l’essere sottorappresentate rispetto ad altre. Cosi’, ad esempio, l’Abruzzo, con un milione e trecentomila abitanti, avrebbe diritto a quattro senatori, mentre il Trentino-Alto Adige, con le sue due province autonome e con una popolazione complessiva di un milione di abitanti, avrebbe in tutto sei senatori; e ancora la Liguria, con cinque seggi, avrebbe una rappresentanza al Senato, in sostanza, della sola area genovese.
4) La riforma non eliminerebbe ma, al contrario, aggraverebbe i problemi del bicameralismo perfetto (anche se e’ spesso presentata dai suoi sostenitori come un intervento volto a raggiungere gli stessi obiettivi di precedenti progetti di riforma, diretti a rendere piu’ efficiente l’istituzione parlamentare).
Come si e’ gia’ detto, l’attuale riforma non introduce alcuna differenziazione tra le due Camere ma si limita semplicemente a ridurne i componenti, il cui elevato numero costituisce una caratteristica del Parlamento e non del bicameralismo perfetto. Tale assetto, in teoria, potrebbe anche essere modificato senza alterare in modo cosi’ incisivo il numero dei parlamentari, anche solo per il tramite di una contestuale riforma dei regolamenti parlamentari di Camera e Senato. Al contrario, se si considerano i problemi di rappresentanza di alcuni territori regionali che la riforma comporterebbe, risulta che paradossalmente la legge in questione finirebbe con l’aggravare, anziche’ ridurre, i problemi del bicameralismo perfetto.
5) La riforma appare ispirata da una logica “punitiva” nei confronti dei parlamentari, confondendo la qualita’ dei rappresentanti con il ruolo stesso dell’istituzione rappresentativa. La revisione costituzionale sembra essere espressione di un intento “punitivo” nei confronti dei parlamentari – visti come esponenti di una “casta” parassitaria da combattere con ogni mezzo – ed e’ il segno di una diffusa confusione del problema della qualita’ dei rappresentanti con il ruolo dell’organo parlamentare. Non e’ dato riscontrare, tuttavia, un rapporto inversamente proporzionale tra il numero dei parlamentari e il livello qualitativo degli stessi. Una simile riduzione dei componenti delle Camere penalizzerebbe soltanto la rappresentanza delle minoranze e il pluralismo politico e potrebbe paradossalmente produrre un potenziamento della capacita’ di controllo dei parlamentari da parte dei leader dei partiti di riferimento, facilitato dal numero ridotto degli stessi componenti delle Camere.
Non puo’ trascurarsi, inoltre, lo squilibrio che si verrebbe a determinare qualora, entrata in vigore la modifica costituzionale, non si avesse anche una modifica della disciplina elettorale, con essa coerente, tale da assicurare – nei limiti del possibile – la rappresentativita’ delle Camere e, allo stesso tempo, agevolare la formazione di una maggioranza (sia pur relativamente) stabile di governo.
E’ illusorio, in conclusione, pensare alle riforme costituzionali come ad azioni dirette a causare shock a un sistema politico-partitico incapace di autoriformarsi, nella speranza che l’evento traumatico possa innescare reazioni benefiche. Una cattiva riforma non e’ meglio di nessuna riforma. Semmai e’ vero il contrario. Respingendo questa riforma perche’ monca e destabilizzante, ci sarebbe spazio per proposte equilibrate che mantengano intatti i principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale; al contrario sarebbe piu’ difficile mettere in discussione una riforma appena avallata dal corpo elettorale. Occorrono, in definitiva, interventi idonei ad apportare miglioramenti al sistema nel rispetto della democraticita’ e della rappresentativita’ delle istituzioni.
Per queste ragioni i sottoscritti voteranno convintamente “NO”!
*
XI.
– A: Gagliardo e tosto. Non finiva piu’, c’era qualche parolone difficile, pero’ e’ gagliardo e tosto. E una volta tanto i sori professori si capisce quel che dicono. E adesso per esprimere il nostro vivo apprezzamento agli esimi professori ed alle esimie professoresse, e soprattutto alla Costituzione repubblicana, democratica ed antifascista, lo sai che si fa?
– B: Che si fa?
– A: Lo sai che si fa: un brindisi.
– B: E un brindisi sia.
*
XII.
– A: Cosi’ mi piace, che a stare a sentire i comizi in piazza m’annoio, ma qui all’osteria si ragiona proprio bene, eh?
– B: Si ragiona bene, si ragiona bene.
– A: E quando si ragiona bene si vota NO.
– B: Cosi’ si fa. E adesso andiamo a fare un po’ di propaganda. Il bicchiere della staffa prima di andare?
– A: E come si fa a rifiutare il bicchiere della staffa?
– B: Oste, qui c’e’ gente che ha sete!
– A: E dopo aver riempito i bicchieri lasciaci pure tutta la bottiglia che ci pensiamo noi a portare a compimento l’opera, che quando eravamo piccoli la mamma ci ha insegnato che quando ci si alza dal tavolino non si devono lasciare avanzi!
– B: Mi sa che vinciamo pure questo di referendum. Non so perche’ ma gia’ mi sento tutto allegro, e’ un buon presentimento.

Il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo

Viterbo, 4 settembre 2020

“Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt@gmail.com
Il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo e’ una struttura nonviolenta attiva dagli anni ’70 del secolo scorso che ha sostenuto, promosso e coordinato varie campagne per il bene comune, locali, nazionali ed internazionali. E’ la struttura nonviolenta che oltre trent’anni fa ha coordinato per l’Italia la piu’ ampia campagna di solidarieta’ con Nelson Mandela, allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Nel 1987 ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a Primo Levi. Dal 2000 pubblica il notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza e’ in cammino” che e’ possibile ricevere gratuitamente abbonandosi attraverso il sito www.peacelink.it

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