Fra la vita dei cittadini e gli interessi economici l’amministrazione De Luca sceglie i secondi

Ecco la proposta di annullamento della “Variante di salvaguardia”!

Con la tragedia di Giampilieri avevamo capito tutti che la protezione del territorio in una città come Messina, così esposta al rischio idrogeologico, alle frane, alle alluvioni è una necessità per la salvaguardia della vita dei messinesi. Ecco allora l’indirizzo del Consiglio (col consenso unanime dell’opinione pubblica) per l’adozione del “Salvacolline”. Ma il tempo che passa e la memoria corta non sono amici della sicurezza. La guardia si abbassa e probabilmente la cresta degli interessi si rialza. L’amministrazione De Luca, di fronte a uno strumento urbanistico considerato a livello nazionale eccellente, decide di non farlo discutere e propone oggi che le basi di quel progetto vengano revocate, rendendolo di fatto inesistente. E adducendo motivi infondati.

Secondo l’assessore Mondello i vincoli imposti dalla “Variante” sarebbero già operativi con gli strumenti urbanistici esistenti (PRG, PAI, ZPS). E’, semplicemente, falso. Nessuno strumento urbanistico descrive, come fa la Variante, la “propensione al dissesto”, facendo discendere da ciò i vincoli effettivi. Un esempio “con le figurine” nell’immagine allegata, tratta dal “Geoportale” del Comune di Messina. Le aree perimetrate in viola (questa è sovrastante il lido di Mortelle) indicano grado elevato di propensione al dissesto.

Consentire il cemento in queste aree significa creare una barriera al deflusso delle acque ed esporre il territorio ad alluvioni e frane con conseguente rischio per l’incolumità dei cittadini che lì andranno ad abitare. In queste zone la Variante blocca l’edificabilità, cha è invece consentita dagli altri strumenti urbanistici attualmente vigenti. Ecco perché la Variante è necessaria. I consiglieri comunali votando la delibera e impedendo i vincoli edificatori della Variante se ne assumeranno tutta la responsabilità.

Secondo alcuni la Variante non cancella volumi, ma li sposta in altre zone della città. Anche questo non è vero. La Variante è per sua stessa definizione “Parziale”: riguarda solo una porzione del territorio cittadino, quello collinare a maggior rischio di frane. Dunque non può trasferire volumi da altre parti della città, non può “appesantire” altre zone, su cui non ha competenza. Cosa fa dunque la “Variante”?

Ottemperando alle delibere del Consiglio dice: “la tutela del territorio obbliga a cancellare edificabilità sulle colline. Anziché dichiarare immediatamente cassati quei volumi, consento che vengano trasferite in una apposita “banca” che ne può consentire l’eventuale riutilizzo, ma questo riutilizzo dovrà essere regolato dal redigendo PRG”. Quindi non c’è nessun “trasferimento” di edificabilità, ma c’è un rinvio al nuovo PRG, che lo stesso Consiglio dovrà esitare e sul quale (ancora) l’amministrazione ha inspiegabilmente tenuto paralizzato lo schema di massima, già esitato dalla precedente giunta oltre due anni e mezzo fa.

La proposta di delibera è sostenuta da un parere legale che evidenzia il rischio di contenziosi legato alla “banca delle volumetrie”, rischio che andrebbe disinnescato modificando le delibere di indirizzo espresse dal Consiglio nel 2012. È un rischio reale? Non si direbbe. C’è un precedente importante: il diniego dell’amministrazione Accorinti a un progetto di costruzione a Capo Peloro, nel cosiddetto “sito Q”. In maniera inequivocabile il CGA ha dato ragione all’amministrazione, sostenendo che quando le criticità di un’area sono palesi, il diniego dell’edificabilità da parte del Comune a tutela dell’interesse naturalistico e paesaggistico è pienamente legittimo. Naturalmente, la protezione del territorio e delle vite umane costituisce un interesse pubblico ampiamente superiore. A ogni modo, un’Amministrazione e un Consiglio capaci non cestinano uno strumento che salvaguarda dal rischio del dissesto, eventualmente lo migliorano, avendo chiaro che il loro primo dovere è tutelare il territorio e salvaguardare le vite umane.
Ancora Mondello sostiene che la Variante è inutile perché verrà inglobata dal PRG. Anche questa è una bugia (o una sciocchezza): la Variante è pronta e completa e la sua approvazione introduce immediatamente i vincoli edificatori, mentre del PRG si deve ancora approvare lo schema di massima, la redazione del piano è stata bloccata per due anni e mezzo, e ne prenderà altrettanti per essere completata. Approvare la Variante significa bloccare immediatamente 2 milioni di metri cubi di edificabilità sulle colline; rinviarla al PRG significa, al contrario, mantenerla. È questo ciò che si vuole?

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