E’ PASSATO UN MESE DALLA MORTE DI PAOLO FINZI. UN RAGIONAMENTO ED ALCUNE PROPOSTE DI LAVORO

Paolo Biondi (Napoli 1895 – Roma 1962) “Rose” 1960 – olio su cartone telato, cm 40 x 50

Chi scrive queste righe si scusa per la frettolosita’ con cui le ha redatte. Molti temi appena accennati meritavano una esposizione piu’ distesa; ma scopo di questo intervento e’ appunto sollecitare altre persone a sviluppare meglio quello che qui si enuncia solo per titoli in forma di promemoria.
Delle molte dimenticanze e dei possibili errori ci si scusa fin d’ora con le benevole lettrici, con i benevoli lettori.
*
Il 20 luglio 2020 Paolo Finzi si e’ tolto la vita.
Una delle voci piu’ significative della riflessione e dell’impegno libertario nel nostro paese ci ha lasciato.
Uno dei militanti e dei testimoni piu’ riconosciuti ed autorevoli (ed antiautoritari, che non e’ mai cosa ovvia in nessun gruppo umano) del movimento anarchico ha concluso il suo cammino.
Il movimento delle oppresse e delle oppressi in lotta per la liberazione dell’umanita’ ha perso una delle sue figure piu’ luminose.
La cultura italiana ha perso una delle sue espressioni piu’ nitide.
La nonviolenza in cammino ha perso un maestro e un compagno.
*
Essendo stata incessante la sua azione militante e coscientizzatrice che lo ha portato ovunque per l’Italia in innumerevoli iniziative di testimonianza, di lotta, di solidarieta’, di condivisione e di convivialita’, di riflessione e dibattito, ed essendo stata intensissima la sua attivita’ pubblicistica (svolta soprattutto attraverso “A. Rivista anarchica” lungo cinque decadi; ma anche con collaborazioni ad altri periodici, e con opuscoli, libri, pubblicazioni multimediali), la sua opera e’ assai dispersa, e il suo lascito di pensiero e di azione rischia di apparire per un verso tropo vasto e per l’altro troppo legato alle singole occasioni d’impegno.
Noi crediamo invece che nel contributo di Paolo Finzi alla teoria e alla pratica della liberazione dell’umanita’ vi siano alcuni nuclei decisivi intorno a cui si organizza coerentemente e concretamente l’insieme delle sue ricerche, delle sue proposte, delle sue esperienze e riflessioni, della sua opera di studioso e di militante.
Crediamo quindi necessario che si proceda al piu’ presto alla pubblicazione (o ripubblicazione) in volume di tutti gli scritti, con metodi filologici adeguati e con adeguata contestualizzazione storica e linguistica, insomma con i necessari criteri scientifici, affinche’ non solo chi lo conobbe e lo ricorda, e non solo le militanti ed i militanti del plurale movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione dell’umanita’, ma anche tutte le studiose e tutti gli studiosi abbiano a disposizione l’insieme della sua opera scritta.
E crediamo che l’esplorazione, lo studio, l’interpretazione e l’esposizione dell’opera teorica e documentaria, etica e politica, storiografica e memorialistica, saggistica e testimoniale di Paolo Finzi sia un compito ineludibile della comunita’ delle studiose e degli studiosi, non solo delle sue compagne e dei suoi compagni di lotta e di ideale, ma proprio dell’intera cultura italiana.
Crediamo infatti che Paolo Finzi abbia dato un contributo di cospicuo valore alla cultura – non solo politica – del secondo Novecento e delle due prime decadi del secolo attuale, e che tra gli intellettuali italiani attivi in quest’ultimo mezzo secolo sia stato uno dei preminenti, un maestro segreto e generoso per molti, e per molti prezioso e ortativo un interlocutore, un instancabile impareggiabile promotore e diffusore di conoscenze e di dialogo, un suscitatore di civilta’ politica e di investigazioni sia filosofiche che su tutto lo spettro delle scienze umane e sociali, la cui presenza e’ stata influente ben oltre i confini di una sola tradizione di pensiero.
*
Su alcuni ambiti della sua riflessione ed azione sarebbe opportuno che in particolare si concentrassero le ricerche e gli studi, e ne proponiamo di seguito a mero titolo d’esempio un elenco sia pur disordinato e lacunoso.
– La nonviolenza: era uno dei pochi in Italia che sulla nonviolenza rifletteva in modo adeguato, concreto e coerente (collegandosi anche particolarmente sia con la riflessione di Errico Malatesta, di Giusepe Pinelli, di Luce Fabbri, di altre ed altri teorici e militanti anarchici che in forme linguistiche diverse la nonviolenza come premessa, esigenza o aggiunta hanno vigorosamente tematizzato; sia con le esperienze e riflessioni dei classici movimenti nonviolenti – del movimento operaio, della cooperazione sociale, di liberazione dei popoli, antirazzisti, per i diritti civili ed umani, femministi, ecologisti – e delle figure maggiori di questa tradizione di pensiero, da Lev Tolstoj a Mohandas Gandhi, da Simone Weil a Virginia Woolf, da Martin Luther King ad Aldo Capitini, da Danilo Dolci a tutte le figure piu’ vive dei movimenti femministi. E naturalmente anche a confronto con le elaborazioni fin recentissime di compagni che da pochi anni ci hanno lasciato come Alberto L’Abate e Nanni Salio, e con le ricerche promosse da “Azione nonviolenta” e dai “Quaderni satyagraha”, il lavoro del Centro Studi “Sereno Regis” di Torino, e molte altre esperienze ancora.
– L’intreccio tra pensiero libertario (nel nesso con le tradizioni liberale, socialista, democratico-radicale), le concrete plurime pratiche antiautoritarie (di cui “A. Rivista anarchica” lungo mezzo secolo ha dato ricchissima documentazione e densissime testimonianze ed interpretazioni), il progetto di organizzazione sociale anarchica (ovviamente ricollegandosi a un vastissimo campo di ricerche ed esperienze, da Petr Kropotkin a Ivan Illich, da Pierre Clastres a Murray Bookchin, da Albert Camus a Colin Ward, da Margarete Buber-Neumann a Germaine Tillion, da Ginetta Sagan a Franca Ongaro Basaglia, da Luce Irigaray a Donna Haraway, ai femminismi tutti degli ultimi cinquant’anni).
– L’attitudine dialogica e maieutica e la vera e propria azione pedagogica (e qui sono palesi gli incontri e gli intrecci con tanta parte del pensiero educativo e delle pratiche pedagogiche novecentesche: da Lamberto Borghi a Guido Calogero, da Francisco Ferrer a John Dewey, dall’Mce a Summerhill, da Paulo Freire a Barbiana, da Ivan Illich a Danilo Dolci; ma anche la decisiva riflessione di Martin Buber su “Ich und Du”).
– La riflessione sulla politica come pluralita’, intersoggettivita’, relazionalita’: e pensiamo, e’ evidente, in primo luogo ad una rilettura dell’opera e dell’azione di Paolo Finzi alla luce di decisive categorie di Hannah Arendt.
– Il nesso tra etica e politica (e conseguentemente tutta la serie di nessi tra personale e politico, mezzi e fini, etica dei principi ed etica della responsabilita’, morale personale e morale sociale, fino alle sfide della bioetica e alla necessita’ di contrastare la violenza della biopolitica (e il pensiero corre spontaneamente al lascito di Simone Weil, di Emmanuel Levinas, di Pierre Bourdieu, di Michel Foucault, di tante e tanti altri ancora).
– La riflessione su complessita’ e contestualita’ (in dialogo con l’epistemologia contemporanea – da Popper a Kuhn a Feyerabend – ma anche ovviamente Niklas Luhmann, e le correnti filosofiche strutturaliste, decostruzioniste, etc.).
– La critica dello sfruttamento e dell’alienazione (dalla riflessione marxiana dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, alla grande ricognizione di Gramsci nei Quaderni del carcere, all’opera di Franco Basaglia e alla lotta contro tutte le istituzioni totali).
– Ma anche piu’ radicalmente la critica del lavoro e dell’ideologia lavorista (ricordando l’opuscolo di Paul Lafargue e quella linea di riflessione sull'”otium” che va da alcuni testi di Seneca ad alcuni di Russell).
– Il lavoro sulla memoria e la storiografia (e qui sarebbero utili confronti sia di contenuto che metodologici con il lavoro di Anna Bravo, con quello di Sandro Portelli, con i “cultural studies”, con tanta parte della storiografia contemporanea dalle “Annales” in poi).
– L’impegno critico sul linguaggio e sulla vita quotidiana (anche mettendo a confronto la sua riflessione con Kurt Vonnegut, Henri Lefebvre, l’esperienza situazionista, Agnes Heller…).
– La denuncia delle implicazioni totalitarie delle nuove tecnologie e delle ideologie, dei dispositivi di dominio e delle strategie di potere in esse implicite.
– L’attenzione costante alla dimensione esistenziale dell’impegno sociale e politico per la liberazione dell’umanita’: il nesso tra solidarieta’, accudimento, condivisione, convivialita’.
– La lotta contro il totalitarismo, il razzismo, il colonialismo, il nazionalismo, l’imperialismo (ed ovviamente in questo ambito sarebbero da mettere a confronto i suoi scritti con le opere classiche di Hannah Arendt, Elias Canetti, Tzvetan Todorov, con le grandi testimonianze dei superstiti dei lager e dei gulag…).
– Le cruciali questioni dei diritti degli animali non umani e della cura per la biosfera (valorizzando il confronto con figure come Hans Jonas, Alexander Langer, Laura Conti, Giorgio Nebbia, ovviamente Murray Bookchin, e Barry Commoner, l’ecosocialismo di James O’Connor, ed ovviamente il lavoro di Vandana Shiva; ma anche, ancora una volta, Lev Tolstoj, Mohandas Gandhi e Aldo Capitini).
– Il decisivo porsi all’ascolto e alla scuola del pensiero delle donne e del movimento di liberazione delle donne; e quindi il decisivo impegno contro la violenza maschile (che di ogni violenza e’ la prima radice e il primo paradigma).
*
Cosi’ come sarebbe opportuno che ricerche e studi si dedicassero al suo contributo storiografico, analitico ed interpretativo su alcuni decisivi snodi otto-novecenteschi, su alcune esperienze ed alcune figure cui Paolo Finzi ha dedicato un lavoro accurato e aggettante. Ci limitiamo anche qui a un mero caotico elenco ancor piu’ rastremato.
– il nocciolo duro della frattura della I Internazionale;
– il recupero e la rilettura delle parti non caduche del lascito di Proudhon e di Bakunin;
– la denuncia degli equivoci soreliani;
– la tempestiva critica luxemburghiana al leninismo;
– il fascismo nella sua dimensione italiana ed internazionale (“l’autobiografia della nazione” di cui scrisse Gobetti, ma anche “il fascismo eterno” di cui scrisse Eco);
– l’analisi del totalitarismo (Arendt, ma anche Mosse, etc.);
– la riflessione e l’azione di Andrea Caffi;
– la riflessione e l’azione di Victor Serge;
– Spagna ’36-’39, la Cnt, Durruti, Berneri, Orwell;
– La Shoah e il Porrajmos;
– la Resistenza (e particolarmente il contributo anarchico, anche nel suo vivissimo intreccio con la tradizione antifascista liberalsocialista, da Carlo Rosselli e Leone Ginzburg, etc.);
– l’eta’ atomica (e la riflessione di Guenther Anders, in primis);
– la strage di Stato e le persistenti pulsioni golpiste;
– l’impegno contro la guerra, antimilitarista e disarmista;
– il razzismo e l’antisemitismo (e la riflessione di Sartre, ma anche i testi introduttivi e di sintesi di Memmi, Wieviorka, Taguieff, Siebert…);
– l’analisi e la denuncia della presenza di tratti totalitari anche nei movimenti di liberazione e nei paesi usciti dall’orrore del colonialismo;
– la difesa dei diritti umani e delle condizioni minime essenziali necessarie per la civile convivenza;
– la critica e la lotta contro le istituzioni totali e la vicinanza umana e solidarieta’ concreta con le persone private della liberta’;
– la riflessione sui temi della democrazia, dello stato di diritto, la specificita’ delle questioni giuridiche, la distinzione tra diritto e politica (cosi’ come tra morale e politica, cosi’ come tra politica e pubblica amministrazione), e sarebbe opportuno un confronto con le elaborazioni di Bobbio e di Habermas, di Zolo e di Ferrajoli, ma anche di Kelsen, etc.;
– ovviamente l’intero arco della storia del movimento anarchico e del pensiero libertario, con particolar riferimento alle vicende italiane di cui fu testimone e protagonista;
– Errico Malatesta;
– Alfonso Failla;
– Giuseppe Pinelli;
– Luce Fabbri;
– la cultura e le vicende storiche delle popolazioni, delle comunita’ e delle persone rom e sinte;
– la canzone d’autore e Fabrizio De Andre’;
– le esperienze delle culture di denuncia, di protesta, di alternativa (dal Living Theatre a Fernanda Pivano…).
Se si sfogliano le annate di “A” si trova un autentico tesoro di esperienze e riflessioni, e Paolo Finzi di questa sorta di enciclopedia libertaria era il Diderot.
*
In queste prime settimane dalla sua scomparsa ovviamente non sono ancora state pubblicate – a nostra conoscenza – ricerche approfondite che richiederanno una lunga lena; e – sempre per quanto a nostra conoscenza – le testimonianze di chi lo conosceva e apprezzava sono state fin qui scritte soprattutto nel registro degli affetti, e sotto il duro colpo del lutto.
Ma sarebbe bene che almeno le persone che meglio lo hanno conosciuto, che hanno lungamente collaborato con lui, o che hanno seguito la sua attivita’ e lo svolgimento delle sue ricerche e del suo meditare, dei suoi “esperimenti di verita’” per usare la formula gandhiana, si apprestino ad intraprendere l’impegno di rammemorazione, di rimeditazione, di rilettura e di scrittura atto ad offrirne un ricordo e un ritratto piu’ ampio e piu’ approfondito. Il ritratto adeguato di un maestro e un compagno esemplare. Ve ne e’ reale bisogno.
Ci sembra infatti ad esempio che nelle pagine culturali (quelle degli elzeviri di una volta) dei grandi quotidiani o dei settimanali a larga diffusione (ma non meramente consumistici) fin qui non siano comparsi ricordi, testimonianze e studi adeguatamente approfonditi, interpretazioni dell’opera e dell’azione che diano conto della sua viva e vivace presenza nella cultura, nella vita civile e nella lotta politica del’ultimo mezzo secolo, ed indichino percorsi di ricerca su cui indirizzare il lavoro delle studiose e degli studiosi.
Delle riviste di cultura ovviamente tutti sanno che i tempi sono assai dilatati ed e’ probabile che solo alcune a settembre pubblicheranno gia’ qualcosa di rilevante (pensiamo ovviamente in primo luogo ad “A” e ad altre pubblicazioni sia anarchiche che nonviolente).
Istituti di ricerca, ad esempio le Universita’, potrebbero – e a nostro modesto avviso dovrebbero – avviare attivita’ alla sua figura e alla sua opera dedicate (convegni, corsi e borse di studio, progetti di ricerca, assegnazione di tesi di laurea), e sara’ lavoro da svolgere negli anni a venire.
E confidando che la cosa non suoni alle orecchie di taluno eretica o bizzarra, crediamo che la citta’ di Milano potrebbe e dovrebbe dedicare al suo ricordo almeno una giornata di studi, ed altre iniziative ancora – anche toponomastiche -, per il tanto bene che Paolo Finzi milanese ha donato anche alla sua citta’, per come con la sua opera e la sua militanza le ha dato lustro.
E vorremmo poter dare per scontato l’impegno degli istituti di cultura e delle pubblicazioni internazionali che hanno beneficiato lungo cinque decadi del lavoro di Paolo Finzi e di “A”; e crediamo siano un gran numero.
Delle esperienze militanti non occorre dire: bastera’ segnalare – si parva licet componere magnis – come anche il nostro centro nonviolento viterbese lungo molti anni abbia beneficiato dell’attenzione accudente e solidale di Paolo Finzi, ed in queste settimane abbia raccolto e ridiffuso attraverso il suo notiziario telematico quotidiano i materiali in suo ricordo che e’ riuscito a reperire nel web.
Non occorre una conclusione parenetica. Quando muore un amico e un compagno si usa dire che altri sorgeranno a prendere il suo posto. Sappiamo che questo e’ falso e vero insieme: nessuna perosna puo’ sostituirne un’altra, ma nessuna persona buona resta senza eredi che ne raccolgano la testimonianza e la lotta contro l’ingiustizia e l’oppressione, che ne proseguano l’impegno per la liberazione ed il bene comune dell’umanita’.
*
Queste note, ça va sans dire, sono state stese currenti calamo senza preliminarmente andare a sfogliare le annate di “A”: ma e’ proprio quel lavoro di certosino spoglio archivistico che qui si suggerisce di svolgere a chi volesse intraprendere con adeguato rigore intellettuale e morale lo studio che queste righe sollecitano.
Alleghiamo in calce alcuni interventi in ricordo di Paolo Finzi apparsi nei giorni scorsi nel notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza e’ in cammino”, cogliendo l’occasione per segnalare che sul medesimo foglio sono stati ripubblicati anche molti altri interventi gia’ apparsi sulla stampa quotidiana, nei siti d’informazione, su pagine facebook e blog di persone cui Paolo Finzi era caro.

Giobbe Santabarbara, per il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo

Viterbo, 19 agosto 2020

“Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo

Social

Articoli recenti

Commenta

Invia commento