Dobbiamo a Mario la verità. Non accettiamo l’ennesimo caso irrisolto

 

Abbiamo appreso con dolore la triste e scioccante notizia della morte di Mario Carmine Paciolla.

Abbiamo conosciuto e apprezzato Mario durante la sua partecipazione a CABURERA, un progetto ENPI nell’ambito del quale ha svolto un tirocinio in Giordania, presso Al-Hayat, e a Palermo. Durante la sua esperienza, si è distinto per la sua sensibilità, senso di responsabilità e partecipazione attiva a tutte le attività che portiamo avanti nella difesa dei diritti dei più deboli.

Mario aveva 33 anni, una forte passione per la cooperazione internazionale e si è sempre impegnato per la pace e la giustizia sociale. Da dicembre lavorava in Colombia come operatore ONU addetto alla verifica degli accordi di pace delle Nazioni Unite tra il governo colombiano e i guerriglieri rivoluzionari della FARC.

Sarebbe dovuto tornare nella sua Napoli il 20 luglio.

È morto in circostanze sospette. Nei suoi ultimi giorni aveva confessato alla sua famiglia preoccupazione e inquietudine per qualcosa che lo faceva sentire minacciato. Il caso è stato ricostruito come suicidio, ma fin da subito è apparso evidente che non si trattasse di una ricostruzione esatta per le ferite da taglio presenti sul suo corpo.

La morte di Mario è una grave perdita per tutti quelli che operano nella cooperazione internazionale.

Insieme a Per Esempio Onlus e HYRO – Human Rights Youth Organization, ci uniamo al dolore della sua famiglia, degli amici e delle amiche, dei colleghi tutti. Ai suoi cari va tutto il nostro cordoglio e affetto.

Chiediamo che sia fatta chiarezza sull’accaduto, ci uniamo all’appello dei genitori di Mario, Anna Motta e Giuseppe Paciolla, e invitiamo tutti a sottoscrivere la petizione destinata al Ministero degli Esteri, affinché la morte di Mario non venga archiviata come l’ennesima tragedia senza risposte.

Lo dobbiamo alla sua famiglia, lo dobbiamo a Mario.

#IostoconMarioPaciolla

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