“Restiamo liber* per davvero: in piazza contro l’omobitransfobia”

foto di Nunzio Bonina

Alla nostra città sentiamo il dovere di scrivere in vista della piazza di domani, la manifestazione che alle 18 del 23 luglio occuperà la piazza del municipio per dire che la comunità LGBTQ+ non ha bisogno solo della legge Zan-Scalfarotto, ma che questa legge è l’inizio per garantirci il diritto a vivere degnamente. E’ notizia di pochi giorni fa che un gruppo sparuto di persone abbia organizzato un sit-in contro la legge per preservare il diritto alla libertà di espressione: con la piazza di domani noi raccontiamo un’altra verità, forse più scomoda, che parla di come la nostra libertà è stata sepolta e sottomessa da gente come quella e di come sia giunto il momento di riprendercela.

Siamo del resto persone che hanno vissuto la discriminazione sulla propria pelle (e anche per la propria pelle), siamo distanti dalle norme di binarismo sessuale (se hai genitali maschili vuol dire che sei uomo, altrimenti sei donna) e di genere. Siamo froce e lo rivendichiamo con orgoglio: siamo uomini gay, siamo donne lesbiche, persone intersex e non-binarie, siamo transgender e transfemministe, viaggiamo al di lĂ  e oltre i confini mentali e fisici come le frontiere che impediscono al libero accesso a tutte le persone rifugiate, siamo sexworkers e persone sieropositive. Siamo l’asterisco tanto temuto, corpi non conformi che hanno vissuto la discriminazione sulla propria pelle (e anche per la propria pelle), distanti dalle norme di binarismo sessuale (se hai genitali maschili vuol dire che sei uomo, altrimenti sei donna) e di genere. Di tutt* noi parla il disegno di legge Zan-Scalfarotto contro l’omobitransfobia, che aggiunge le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e sull’identitĂ  di genere alla giĂ  prevista legislazione contro i crimini d’odio (cd. Legge Mancino).

Sappiamo bene che non basta una legge per porre fine alla violenza che subiamo, ma una tutela del genere è la base per cominciare una lotta per tutt* noi, una lotta giusta, fica, vitale che non possiamo combattere da sol*:  insieme possiamo cambiare il mondo, anche e soprattutto partendo dalla nostra città. A Messina, da sempre piena di contraddizioni, non sono mai mancate le discriminazioni, soprattutto da parte di chi occupa posizioni politicamente rilevanti: nel 2015 Nicola Cucinotta, all’epoca consigliere comunale del Partito Democratico ed organizzatore della manifestazione ultracattolica di settimana scorsa “Restiamo Liberi”, dichiarò in difesa della famiglia tradizionale e contro le unioni civili che preferisce essere definito omofobo piuttosto che “sodomita”;  l’anno scorso l’assessore alla Cultura e all’Istruzione Enzo Trimarchi (che è ancora lì al suo posto) ha utilizzato il termine “trans” come insulto nei confronti della comandante della Sea Watch Carola Rackete; sempre l’anno passato, il primo cittadino Cateno De Luca ha definito il pride una manifestazione “che rasenta l’oscenità e il fanatismo”. A questa politica grigia e discriminante dobbiamo contrapporre una politica piena di colori e inclusiva, a questi politici bigotti dimostreremo che esiste una Messina fiera di essere ciò che è, è sempre stata e sempre sarà: sodomita, peccatrice, frocia.

In questa lotta noi combattiamo per ciò che abbiamo sempre voluto, noi vogliamo #moltopiùdizan perché non basta la forza penale per poter camminare liber* e sicur* per le strade; vogliamo #moltopiùdi194 perché il diritto all’aborto che convive con l’obiezione di coscienza non ci permettere di poter decidere liberamente sui nostri corpi e sulle nostre vite; vogliamo l’ #abrogazioneBossiFini e dei Decreti Sicurezza che ci impediscono di poter circolare liberamente senza confini, né frontiere; vogliamo la visibilità che ci spetta perché rientra nel nostro diritto all’esistenza, vogliamo poter amare chi ci pare ed esprimere la nostra sessualità senza restrizioni, né violenza e discriminazione, né fobie nella nostra quotidianità; vogliamo riprenderci i luoghi della conoscenza a partire da educazione sessuale e all’affettività nelle scuole, abbattere i tabù fondamentalisti e misogini che circolano nelle in tutta l’Università; vogliamo che i Centri Antiviolenza rimangano aperti e finanziati, vogliamo ancora più osservatori contro la violenza e le molestie e che questi poli vengano riconosciuti nella loro estrema necessità; vogliamo tutti i dispositivi o mezzi di contraccezione e assorbenti resi gratuiti e universali, insieme a quelli di sicurezza personale (DPI).

Noi capiamo bene che questa non è una piazza facile: non vi viene chiesto di portare le vostre bandiere, non vi viene chiesto di essere protagonisti. Questa piazza vi chiede un passo indietro per farne due avanti: lasciate la comunità LGBTQ+ al centro di questo momento, interrogatevi sulle cose che diremo, infine fate vostro quel messaggio e costruiamo insieme una città diversa. Sentirete parlare della violenza che abbiamo subito, degli sguardi di odio, delle passeggiate con le chiavi in mano, per molti di voi l’impressione sarà che non viviamo la stessa città: ed è così. La città che abbiamo vissuto noi, la città che ci ha fatto venire voglia di fuggire, la città che ci ha fatto venire voglia di combattere, voi dovrete avere la pazienza di scoprirla dalle nostre parole, di camminare dietro di noi mentre ci riprendiamo un pezzo della nostra vita.

A tutte le persone della nostra comunità, nascoste in ogni angolo di questa città, noi diciamo: questa è la piazza che vi spetta, questa è la vita che dovremmo vivere, alla luce del sole e con le vostre froce di quartiere. Costruiamo insieme una comunità forte, sicura, fiera, che cammina a tacchi alti e trucco favoloso attraverso le strade del centro senza temere di essere giudicati o picchiati, che cammina tra le strade della periferia per parlare a chi come noi vive la vita ai margini. Questi margini oggi vi dicono: domani la città sarà più sicura, perché per un paio d’ore almeno sarà nostra. Dopodomani, lavoreremo per sovvertire tutto il resto.

Liberazione Queer+ Messina

CONTATTI: Nicola Ialacqua, 3459941752

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