UN RAGAZZO DI GENOVA

Peppe Sini

Il 20 luglio 2001 a Genova veniva ucciso Carlo Giuliani, un ragazzo di 23 anni.

Nessun essere umano dovrebbe mai essere ucciso, ed a maggior ragione un giovane che si affaccia alla vita.
L’orgia di follia ed orrore che si scateno’ a Genova avrebbe dovuto persuadere ogni persona senziente e pensante della necessita’ della nonviolenza.
Persuase allora alcuni parlamentari di tutti gli schieramenti politici ad accogliere e sottoscrivere la nostra richiesta che le forze dell’ordine fossero formate alla conoscenza e all’uso delle risorse della nonviolenza, ma le proposte di legge da allora ad oggi reiteratamente presentate ancora non sono mai state discusse in parlamento.
Nel ricordo di tutte le vittime, e per far si’ che le forze dell’ordine della repubblica democratica cosi’ come definita dalla vigente Costituzione antifascista adempiano pienamente al mandato loro proprio di proteggere e salvare le vite umane, la civile convivenza ed il bene comune disponendo delle risorse necessarie e adeguate a tal fine – e non vi e’ dubbio alcuno che la nonviolenza mette a disposizione risorse concrete e coerenti, fondamentali ed insostituibili – rinnoviamo ancora una volta la richiesta al parlamento italiano di legiferare la formazione di tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso delle risorse della nonviolenza.
Salvare le vite e’ il primo dovere.
Solo la nonviolenza puo’ salvare l’umanita’.
Chi salva una vita salva il mondo.
*
Ancora una volta in calce a queste righe alleghiamo alcuni materiali informativi.
*

Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo

Viterbo, 20 luglio 2020

Ancora una volta in calce a queste righe alleghiamo alcuni materiali informativi.

“Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt@gmail.com

Il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo e’ una struttura nonviolenta attiva dagli anni ’70 del secolo scorso che ha sostenuto, promosso e coordinato varie campagne per il bene comune, locali, nazionali ed internazionali. E’ la struttura nonviolenta che oltre trent’anni fa ha coordinato per l’Italia la piu’ ampia campagna di solidarieta’ con Nelson Mandela, allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Nel 1987 ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a Primo Levi. Dal 2000 pubblica il notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza e’ in cammino” che e’ possibile ricevere gratuitamente abbonandosi attraverso il sito www.peacelink.itpe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo

* * *

Allegato: Alcuni materiali a sostegno della proposta della formazione delle forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso delle risorse della nonviolenza
1. Un appello ai parlamentari per la discussione in Commissione dei vari disegni di legge per la formazione alla nonviolenza delle forze dell’ordine (2016)
2. Formare le forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso della nonviolenza (2014)
3. Ancora per la formazione delle forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso della nonviolenza (2008)
4. Per invigilare se stessi (2001)
5. Alcuni elementi di informazione essenziali per la contestualizzazione (2001)
6. Estratti da tre documenti a vari soggetti istituzionali (2000-2001)
7. Una conferenza stampa del 6 dicembre 2001 al Senato della Repubblica
8. Mohandas Gandhi: Una polizia nonviolenta
9. Per la formazione delle forze dell’ordine alla nonviolenza: una minima bibliografia essenziale di riferimento (2014)

1. UN APPELLO AI PARLAMENTARI PER LA DISCUSSIONE IN COMMISSIONE DEI VARI DISEGNI DI LEGGE PER LA FORMAZIONE ALLA NONVIOLENZA DELLE FORZE DELL’ORDINE (2016)

Gentili senatori e senatrici,
Gentili deputate e deputati,
come gia’ saprete, dal 2014 sono state presentati sia al Senato che alla Camera vari disegni di legge che propongono la formazione delle forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso delle risorse della nonviolenza.
Al Senato il disegno di legge n. 1515 recante “Norme di principio e di indirizzo per l’istruzione, la formazione e l’aggiornamento del personale delle Forze di polizia” presentato in data 10 giugno 2014 ed annunciato nella seduta pomeridiana n. 258 del 10 giugno 2014; il disegno di legge n. 1526 recante “Norme per l’inclusione della conoscenza e dell’addestramento all’uso delle risorse della nonviolenza nell’ambito dei percorsi didattici per l’istruzione, la formazione e l’aggiornamento del personale delle forze di polizia” presentato in data 16 giugno 2014 ed annunciato nella seduta pomeridiana n. 263 del 17 giugno 2014; il disegno di legge n. 1565 recante “Norme per l’inclusione della nonviolenza nei percorsi formativi del personale delle forze di polizia” presentato in data 14 luglio 2014 ed annunciato nella seduta pomeridiana n. 279 del 15 luglio 2014; disegni di legge sottoscritti da numerosi senatori di varie forze politiche: Loredana De Petris, Luigi Manconi, Rita Ghedini, Valeria Fedeli, Paolo Corsini, Silvana Amati, Sergio Lo Giudice, Daniela Valentini, Rosa Maria Di Giorgi, Miguel Gotor, Elena Ferrara, Marco Scibona, Adele Gambaro, Marino Germano Mastrangeli, Daniele Gaetano Borioli, Maria Spilabotte, Erica D’Adda, Monica Cirinna’, Manuela Serra, Francesca Puglisi, Pasquale Sollo, Francesco Giacobbe.
Ed alla Camera il disegno di legge recante “Norme per l’inclusione della conoscenza e dell’addestramento all’uso delle risorse della nonviolenza nell’ambito dei percorsi didattici per l’istruzione, la formazione e l’aggiornamento del personale delle Forze di polizia” (atto Camera 2698) presentato il 4 novembre 2014; e il disegno di legge recante “Norme di principio e di indirizzo per l’istruzione, la formazione e l’aggiornamento del personale delle Forze di polizia” (atto Camera 2706) presentato il 5 novembre 2014; disegni di legge sottoscritti da deputati di varie forze politiche: Arturo Scotto, Celeste Costantino, Donatella Duranti, Giulio Marcon, Michele Piras, Stefano Quaranta, Massimiliano Bernini.
Ricorderete anche che gia’ nel 2001 fu presentato al medesimo fine di istituire la formazione delle forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso delle risorse della nonviolenza un disegno di legge sottoscritto da decine di senatori di tutte le forze politiche (ed in particolare i senatori Occhetto, Acciarini, Baratella, Battafarano, Battaglia, Bonfietti, Boco, Calvi, Chiusoli, Cortiana, Coviello, Crema, Dalla Chiesa, D’Ambrosio, Dato, De Paoli, De Petris, De Zulueta, Donati, Falomi, Fassone, Filippini, Formisano, Liguori, Longhi, Malabarba, Marini, Martone, Murineddu, Pascarella, Petruccioli, Ripamonti, Salvi, Tessitore, Turroni, Veraldi, Vicini, Viserta, Zancan), sostenuto anche dall’attenzione e dall’apprezzamento di deputati e parlamentari europei (tra cui i deputati: Bandoli, Bimbi, Bolognesi, Cento, Cima, Deiana, De Simone, Grandi, Grillini, Luca’, Lucidi, Panattoni, Pecoraro Scanio, Pinotti, Pisapia, Preda, Realacci, Rognoni, Russo Spena, Ruzzante, Siniscalchi, Tolotti, Valpiana, Violante; tra i parlamentari europei: Imbeni, Di Lello, Fava, Morgantini e Pittella); ma allora quel disegno di legge non giunse ad essere esaminato nelle competenti Commissioni parlamentari.
Vi segnaliamo anche che vari altri senatori e deputati hanno espresso il loro sostegno all’iniziativa legislativa per la formazione delle forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso delle risorse della nonviolenza; e che, sempre nel 2014, la stessa Presidente della Camera dei Deputati, on. Laura Boldrini, trasmise alla competente Commissione Parlamentare, “affinche’ i deputati che ne fanno parte possano prenderne visione”, la documentazione a tal fine predisposta dal “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” che dal 2000 ha proposto al Parlamento di legiferare in tal senso.
*
Gentili senatori e senatrici,
Gentili deputate e deputati,
non vi e’ bisogno di ripetere ancora una volta quanto sia opportuno che nel proprio percorso formativo e conseguentemente nella propria operativita’ gli appartenenti alle forze dell’ordine possano disporre anche delle straordinarie risorse che la nonviolenza mette a disposizione di tutti gli attori sociali impegnati in situazione critiche per la sicurezza comune e la difesa dei diritti di tutti.
*
Gentili senatori e senatrici,
Gentili deputate e deputati,
con questa lettera vorremmo sollecitare il vostro personale impegno affinche’ quei disegni di legge giungano al piu’ presto all’esame delle competenti Commissioni parlamentari e possano avere esito in un disegno di legge unificato ampiamente meditato e condiviso che possa divenire nel piu’ breve tempo possibile legge dello stato.
*

2. FORMARE LE FORZE DELL’ORDINE ALLA CONOSCENZA E ALL’USO DELLA NONVIOLENZA (2014)

Formare le forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso della nonviolenza.
E’ l’urgenza delle urgenze.
Anni fa, dopo la tragedia di Genova, fu predisposta e presentata una proposta di legge a tal fine, sottoscritta da parlamentari di varie forze politiche, purtroppo mai calendarizzata nei lavori parlamentari: e’ necessario riprendere quell’impegno.
Formare le forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso della nonviolenza.
E’ l’urgenza delle urgenze.

3. ANCORA PER LA FORMAZIONE DELLE FORZE DELL’ORDINE ALLA CONOSCENZA E ALL’USO DELLA NONVIOLENZA (2008)

Riproponiamo ancora una volta alcuni tra molti altri testi redatti e diffusi nel 2000 e nel 2001 concernenti la proposta della formazione delle forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso della nonviolenza, e particolarmente il disegno di legge che tale proposta reca, e che sottoscritto e presentato da numerosi senatori e deputati nel 2001, da allora attende di divenire norma dello stato, una norma a nostro avviso utile, necessaria, urgente.
Ma naturalmente l’iniziativa promossa dal “Centro di ricerca per la pace” di Viterbo nel 2000-2001 non solo alla realizzazione di una legge ad hoc mirava, ma anche alla diffusione subito di esperienze di formazione alla nonviolenza nei corpi di polizia di dimensione nazionale ed in quelli locali. Qualcosa da allora e’ stato fatto (meritoria quant’altre mai e’ ad esempio l’iniziativa condotta dal professor Andrea Cozzo dell’Universita’ di Palermo), ma molto, moltissimo e’ ancora da fare. Ed e’ utile, necessario, urgente fare.
Ripresentando oggi alcuni materiali risalenti a ormai non pochi anni fa, intendiamo anche riprendere e riproporre quella proposta, quell’iniziativa, quell’esigenza. Di civilta’.

4. PER INVIGILARE SE STESSI (2001)

La proposta di un atto legislativo (o amministrativo, o regolamentare) che istituisca una specifica formazione e addestramento alla nonviolenza per tutto il personale delle forze dell’ordine e’ una urgente necessita’.
Gli operatori delle forze dell’ordine hanno nel nostro paese il compito istituzionale di difendere la sicurezza pubblica: e quindi l’incolumita’ e la dignita’ e i diritti di tutte le persone (si noti: tutte le persone, non solo i cittadini italiani), poiche’ questa e’ la legalita’ in uno stato di diritto, poiche’ questo e’ scritto nella Costituzione della Repubblica Italiana, fondamento del nostro ordinamento giuridico.
Gli operatori delle forze dell’ordine si trovano a svolgere un compito delicato e difficile: contrastare i poteri criminali (e sappiamo quanto le mafie nel nostro paese siano potenti e feroci), garantire le condizioni per una civile convivenza, far rispettare le leggi vigenti.
Occorre che abbiano gli strumenti teorici (i saperi: anche quelli assiologici ed ermeneutici) ed operativi (dall’organizzazione alle metodologie, dalle strategie alle risorse materiali) necessari.
Tra questi strumenti la formazione e l’addestramento ai criteri, i metodi, le tecniche e le strategie elaborate dalla teoria-prassi nonviolenta sono di fondamentale importanza.

I valori morali, le analisi psicologiche e sociologiche, le acquisizioni teoretiche, gli strumenti ermeneutici, le modalita’ comunicative e relazionali, il bagaglio operativo e la memoria storica della riflessione nonviolenta costituiscono una “cassetta degli attrezzi” che ogni operatore sociale (e quindi, e soprattutto, anche quegli operatori sociali che agiscono nel campo della difesa dei diritti e della sicurezza pubblica) dovrebbe avere a disposizione; dovrebbero essere un retroterra condiviso, un curriculum formativo comune per tutti gli attori della scena pubblica.
La nonviolenza si insegna: non si tratta di richiedere una fede, ma di far conoscere teorie, metodologie, esperienze che hanno una lunga storia e una sistemazione scientifica notevoli. Da Mohandas Gandhi a Aldo Capitini a Ernesto Balducci, da Johan Galtung a Giuliano Pontara a Gene Sharp, da Martin Luther King a Danilo Dolci a Giuseppe Giovanni Lanza del Vasto, da Alberto L’Abate a Hildegard Goss-Mayr a Jean Marie Muller, da Hannah Arendt a Franco Basaglia ad Hans Jonas, da Nanni Salio a Enrico Peyretti ad Alessandro Zanotelli, da Ivan Illich a Susan George a Vandana Shiva, vi sono molteplici esperienze e riflessioni che possono e devono essere valorizzate e condivise, studiate e discusse, apprese e utilizzate.
E dunque per formare e addestrare le forze dell’ordine (e sarebbe bene, certo, tutti i cittadini) alla conoscenza e all’uso degli strumenti teorici e pratici della nonviolenza si faccia subito un provvedimento; noi riteniamo che dovrebbe essere una legge: ma che sia legge, che sia decreto, che sia regolamento, che sia atto amministrativo, quel che piu’ conta e’ che si faccia subito e subito abbia applicazione.
Poi magari ci sara’ lo stesso il teppista che si copre di una divisa per dar sfogo alla sua brutalita’ (il quale, ovviamente, va individuato e punito come tutti coloro che delinquono); ma ci sara’ una grandissima parte di operatori della sicurezza pubblica che saranno persone piu’ mature e piu’ consapevoli, piu’ qualificate e piu’ responsabili, piu’ adeguate al loro compito istituzionale. E tutti staremo meglio.

5. ALCUNI ELEMENTI DI INFORMAZIONE ESSENZIALI PER LA CONTESTUALIZZAZIONE (2001)

A. La nonviolenza nella legislazione e nella storia d’Italia
La nonviolenza nel corpus legislativo italiano
Nella legislazione italiana il termine, ed il concetto, di “nonviolenza” e’ entrato relativamente tardi: con la legge 8 luglio 1998, n. 230, che all’art. 8, comma 2, lettera e) attribuisce all’Ufficio nazionale per il servizio civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri il compito di “predisporre, d’intesa con il Dipartimento per il coordinamento della protezione civile, forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta”.
In realta’ gia’ da molti anni erano stati effettualmente accolti termini ed esperienze sovente fortemente connessi alla teoria e prassi della nonviolenza, come ad esempio attesta la legislazione che dal 1972 con la legge n. 772 riconosceva e recepiva l’obiezione di coscienza al servizio militare e disponeva il servizio civile alternativo; inoltre gia’ nel dettato costituzionale, come hanno rilevato autorevoli commentatori, vi sono le fondamenta di un orientamento tendenzialmente nonviolento e comunque una legittimazione piena di tale prospettiva.
E del resto analogo orientamento e’ possibile leggere in autorevoli documenti internazionali: come la Carta delle Nazioni Unite, e la Dichiarazione universale dei diritti umani.
*
La nonviolenza nella ricerca accademica e nelle agenzie formative
Nella ricerca accademica e nelle agenzie formative ormai da decenni la nonviolenza e’ un tema rilevante. E’ cosi’ a livello internazionale (a partire dalle attivita’ di peace research promosse dall’Onu), ed e’ cosi’ anche in Italia, in cui lo studio della nonviolenza e la formazione ai valori, alle tecniche e alle strategie della nonviolenza costituiscono esperienze consolidate sia in ambito accademico che in ambito piu’ generalmente istituzionale che nell’alveo delle esperienze dell’associazionismo democratico, delle agenzie formative, delle variegate formazioni in cui si articola la societa’ civile e particolarmente l’impegno sociale e civile.
*
La nonviolenza nella cultura e nella storia d’Italia
Del resto nella cultura e nella storia d’Italia la nonviolenza e’ radicata in esperienze e riflessioni che risalgono ad esempio fino alla proposta di vita e di pensiero di Francesco d’Assisi.
E nel Novecento un illustre filosofo e pedagogista italiano, Aldo Capitini, ha dato un contributo di riflessione e di proposta di enorme rilevanza a livello internazionale; cosi’ come Giuseppe Giovanni Lanza del Vasto (che di Gandhi fu direttamente discepolo); cosi’ come Danilo Dolci: personalita’ italiane che a livello internazionale sono tra le figure piu’ note e piu’ luminose della nonviolenza. Ad Aldo Capitini risale altresi’ la coniazione del termine stesso “nonviolenza”.
Peraltro in Italia anche la figura di Gandhi fu conosciuta con relativa tempestivita’: anche grazie alla sua visita nel nostro paese nel 1931, ed alla pubblicazione nello stesso anno dell’edizione italiana della sua autobiografia con prefazione di Giovanni Gentile; ed alla nonviolenza si ispirarono alcune delle figure piu’ nobili e delle attivita’ piu’ profonde e luminose dell’opposizione alla dittatura fascista.
*
Per una definizione critica e pluridimensionale della nonviolenza
I. Il termine “nonviolenza”, distinto dalla locuzione “non violenza”
La parola “nonviolenza” e’ stata coniata dal filosofo ed educatore italiano Aldo Capitini (1899-1968) e traduce i due termini creati da Mohandas Gandhi (1869-1948) per definire la sua proposta teorico-pratica: “ahimsa” e “satyagraha”.
La parola “nonviolenza” designa un concetto del tutto distinto dalla semplice locuzione “non violenza” o “non-violenza”; la locuzione “non violenza” infatti indica la mera astensione dalla violenza (ed in quanto tale puo’ comprendere anche la passivita’, la fuga, la rassegnazione, la vilta’, l’indifferenza, la complicita’, l’omissione di soccorso); il concetto di “nonviolenza” afferma invece l’opposizione alla violenza come impegno attivo e affermazione di responsabilita’.
Infatti i due termini usati da Gandhi, che il termine capitiniano di “nonviolenza” unifica e traduce, hanno un campo semantico ampio ma molto forte e ben caratterizzato: “ahimsa” significa “contrario della violenza”, “negazione assoluta della violenza”, quindi “opposizione alla violenza fino alla radice di essa”; “satyagraha” significa “adesione al vero, contatto con il bene, forza della verita’, vicinanza all’essere, coesione essenziale”.
II. La nonviolenza non e’ un’ideologia
La “nonviolenza” quindi e’ un concetto che indica la scelta e l’mpegno di un intervento attivo contro la violenza, la sopraffazione, l’ingiustizia (non solo quella dispiegata e flagrante, ma anche quella cristallizzata e camuffata, quella acuta e quella cronica, quella immediata e quella strutturale).
La nonviolenza non e’ un’ideologia ne’ una fede: ci si puo’ accostare alla nonviolenza a partire da diverse ideologie e da diverse fedi religiose e naturalmente mantenendo quei convincimenti. Ad esempio nel corso dello scorso secolo vi sono stati uomini e donne che si sono accostati alla nonviolenza aderendo a fedi diverse: induista, cristiana, buddhista, islamica, ebraica, altre ancora, o anche non aderendo ad alcuna fede. Ugualmente vi sono stati uomini e donne che si sono accostati alla nonviolenza aderendo a ideologie diverse: liberali, socialiste (nelle varie articolazioni di questo concetto teorico e movimento storico), patriottiche, internazionaliste, democratiche in senso lato.
III. La nonviolenza e’ una teoria-prassi sperimentale e aperta
La nonviolenza infatti e’ una teoria-prassi, ovvero un insieme di riflessioni ed esperienze, creativa, sperimentale, aperta. Non dogmatica, non autoritaria, ma che invita alla responsabilita’ personale nel riflettere e nell’agire.
IV. La nonviolenza e’ un concetto pluridimensionale
Molti equivoci intorno alla nonviolenza nascono dal fatto che essa e’ un concetto a molte dimensioni, cosicche’ talvolta chi si appropria di una sola di queste dimensioni qualifica la sua collocazione e il suo agire come “nonviolenti”, in realta’ commettendo un errore e una mistificazione, poiche’ si da’ nonviolenza solo nella compresenza delle varie sue dimensioni (ovviamente, e’ comunque positivo che soggetti diversi conoscano e accolgano anche soltanto alcuni aspetti della nonviolenza, ma questo non li autorizza a dichiarare di praticare la nonviolenza).
Proviamo a indicare alcune delle dimensioni fondamentali della nonviolenza:
– la nonviolenza e’ un insieme di ragionamenti e valori morali;
– la nonviolenza e’ un insieme di tecniche comunicative, relazionali, deliberative, organizzative e di azione;
– la nonviolenza e’ un insieme di strategie di intervento sociale e di gestione dei conflitti;
– la nonviolenza e’ un progetto sociale di convivenza affermatrice della dignita’ di tutti gli esseri umani;
– la nonviolenza e’ un insieme di analisi e proposte logiche, psicologiche, sociologiche, economiche, politiche ed antropologiche.
Come si vede, lo studio della nonviolenza implica la coscienza della pluridimensionalita’ di essa, delle sue articolazioni, delle sue implicazioni.
Ed anche del fatto che essa implica saldezza sui principi ed insieme un atteggamento ricettivo, critico, sperimentale, aperto; che non ha soluzioni preconfezionate ma richiede ogni volta nella situazione concreta un riflettere e un agire contestuale, critico e creativo.
*
B. Formazione del personale delle forze dell’ordine e ordinamento giuridico
– I percorsi formativi del personale delle forze dell’ordine
Attualmente le forze dell’ordine in Italia sono articolate in diversi corpi, con statuti specifici ed organizzazioni interne peculiari. Tale situazione si riflette anche sui percorsi formativi ed addestrativi.
– La Costituzione come fondamento dell’ordinamento giuridico
Ma fondamento unitario di tutti i percorsi formativi e’ e deve essere il riferimento alla Costituzione della Repubblica Italiana su cui si incardina tutto il sistema legislativo ed istituzionale italiano e si basa il nostro ordinamento giuridico.
– Ordine pubblico, legalita’, democrazia
E quindi in uno stato di diritto, in un paese democratico come l’Italia, la funzione dello Stato preposta all’ordine pubblico e’ vincolata all’affermazione della legalita’, alla difesa della democrazia, alla promozione della sicurezza, dell’incolumita’ e dei diritti delle persone che nel territorio italiano si trovino.
– Pubblica sicurezza, diritti umani
Sempre piu’ la riflessione giuridica contemporanea ha evidenziato il nesso inscindibile tra sicurezza pubblica e diritti umani, diritti che sono propri di ogni essere umano e che per essere inverati abbisognano di un impegno positivo delle funzioni pubbliche.
– Necessita’ di una piu’ adeguata formazione delle forze dell’ordine
Si evince pertanto la necessita’ di una sempre piu’ adeguata formazione del personale delle forze dell’ordine ordinata all’espletamento piu’ coerente ed efficace dei compiti che inverino le finalita’ dalla Costituzione enunciate nell’ambito delle specifiche funzioni, modalita’ ed aree di intervento. A tal fine la formazione alla conoscenza e all’uso dei valori, delle tecniche e delle strategie della nonviolenza si dimostra di estrema utilita’.
*
C. Esperienze di riferimento in Italia, in Europa e nel mondo
– Esperienze di formazione alla nonviolenza delle forze dell’ordine gia’ svolte ed in corso in Italia
Anche in Italia da anni in vari luoghi e contesti si sperimentano gia’ percorsi formativi alla conoscenza e all’uso dei valori, delle tecniche e delle strategie dalla nonviolenza di personale preposto alla sicurezza pubblica.
– Riflessioni ed esperienze in altri paesi europei
In altri paesi europei la riflessione e le esperienze in tal senso sono sovente assai rilevanti, come si evince dal dibattito in merito.
– Esperienze internazionali di riferimento
Infine si consideri come a livello internazionale vi siano ormai molteplici e qualificatissime esperienze storiche, di grande rilievo anche sul piano giuridico, con particolar riferimento a situazioni di partenza decisamente assai critiche.
Si pensi ad esempio al caso del Nicaragua in cui dopo la fine della dittatura somozista si pose il problema di rieducare il personale dei corpi speciali della dittatura (spesso bambini che erano stati ridotti a feroci bruti); o al caso straordinario del Sud Africa, in cui la “Commissione nazionale per la verita’ e la riconciliazione”, presieduta dal Premio Nobel Desmond Tutu, ha indicato una via di grande interesse e profonda originalita’ per uscire da una situazione tremenda come quella ereditata dal regime dell’apartheid.
*
D. Ambiti formativi in cui si fa gia’ ampio uso dei valori e delle tecniche della nonviolenza
Segnaliamo infine, come mera elencazione, alcuni ambiti in cui da molti anni esiste ormai una lunga ed ampia tradizione di studi e di esperienze formative e addestrative alla conoscenza e all’uso della nonviolenza.
Questa tradizione ha diverse esplicazioni: in sede di istituzioni sovranazionali; in sede di istituzioni nazionali; in sede di istituzioni locali; in sede universitaria; in sede scolastica; in sede di altre agenzie formative; in sede di enti assistenziali, sociali, sanitari, di protezione civile; in sede di enti di servizio civile; in sede di associazionismo democratico; in sede di formazione ed aggiornamento nel management; in sede di agenzie informative; in sede di intervento psicoterapeutico; in sede di training sportivo; in sede di facilitazione in consessi deliberativi; in sede di promozione e coordinamento di campagne sociali.
Gli esempi sono infiniti: si va dalla formazione ad altissima qualificazione del personale specializzato in interventi di peace-keeping a livello internazionale (in primo luogo dell’Onu); alle cattedre e ai dipartimenti universitari di peace-research; fino alla formazione dei giovani in servizio civile.
Analogamente esempi attuativi e fonti normative e regolamentari di riferimento gia’ esistono a tutti i livelli, sia in campo internazionale che per quel che concerne specificamente l’Italia.
Esistono anche ricognizioni di istituti di ricerca specializzati in ambito istituzionale e accademico; una pregevole raccolta di dati e’ stata recentemente pubblicata dal Movimento Internazionale della Riconciliazione (Mir) di Padova, ed e’ disponibile sulla rete telematica pacifista Peacelink.

Social

Articoli recenti

Commenta

Invia commento