“La Madonna di Porto Negato”. Un nuovo dipinto di Josè Martino

Josè Martino (Messina, 1948) – “Madonna di Porto Negato” 2020 – olio su tela, cm 110 x 90

a cura di Redazione nuovosoldo.it

E’ l’ingiustizia che costringe molti migranti a lasciare le loro terre. È l’ingiustizia che li obbliga ad attraversare deserti e a subire abusi e torture nei campi di detenzione. È l’ingiustizia che li respinge e li fa morire in mare“. Queste le parole di papa Francesco.

Caldara Polidoro da Caravaggio, S. Maria di Porto Salvo

Volendo i Marinari Messinesi, Nocchieri, e Padroni così di vascelli grossi come di Navili piccioli, e Feluche, pigliare un qualche Santo Tutelare delle loro persone, e legni, come quegli, che prima si scioglievano i loro voti alla Madonna di Porto Salvo, la cui devotissima Immagine era nella Chiesa del Monasterio di S. Chiara, di cui a suo luogo si ragionerà; e si risolsero d’edificare un Oratorio particolare à proprie spese, sotto il medesimo titolo, nel quale potessero, essendo in terra, finite le loro navigazioni, esercitarsi nell’opere di Christiana pietà, e fosse la B. Vergine la Protettrice, e la Stella Tramontana né loro viaggi, facendo a lei parte dè guadagni delle marinaresche fatiche. Fecero nel principio dentro le mura della Città, verso la Porta Reale un picciolo Sacrario, dove convenivano a dir Messa, ma essendo questo troppo angusto, e poco a sproposito per gl’intenti loro, elessero un sito più comodo fuori delle mura, ove fabbricarono una capace chiesa, sotto il titolo della Vergine di Porto Salvo, e non senza ragione in questo luogo, d’onde pare, che Maria Vergine facesse la sentinella, e custodisse nelle tempeste, marosi, e voragini di Scilla, e di Cariddi li fluttuanti legni, e sani, e salvi in Porto gli riconducesse; onde piacque loro dargli il titolo di Porto Salvo”.

La festa di Nostra Signora di Porto Salvo si celebra il 2 luglio, dove il popolo vi concorre per le innumerevoli indulgenze. Il loro antico quadro della Vergine è opera di Polidoro. Il San Pietro, e Sant’Andrea è di Deodato Guinaccia”.

Josè Martino (Messina, 1948) – “Madonna di Porto Negato“, particolare – 2020 – olio su tela, cm 110 x 90

Ispirata dalle parole di Papa Francesco e dalla tradizione del culto marinaro della Madonna di Porto Salvo nasce quest’opera dell’artista José Martino e alimentata dalle notizie quotidiane che ci parlano di porti chiusi, di naufragi, di morti in mare e della persecuzione di chi soccorre per non rinunciare ai sentimenti di umanità e alla legge antica che vuole sia ineludibile il soccorso in mare. Ma l’arte deve parlare non del passato remoto ma dell’attualità, ed è a questa che l’artista ha fatto riferimento nel comporre un’opera che unisce riferimenti di fede e denuncia umana e politica.

«Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).

Oltre al contenuto spirituale è possibile incontrare riferimenti iconografici al Quarto Stato di Pelizza da Volpedo nella figura della Madonna, e all’attualità delle cronache che parlano di migrazione nelle figure del bambino morto in braccio a Maria (Alain il bambino siriano spiaggiato morto sulle rive turche) e nei volti dei migranti in mare. Il cadavere galleggiante in primo piano rappresenta tutti i morti in mare che mai raggiungeranno un porto di salvezza, come quello di un profugo sprofondato nei resti di un gommone che da settimane va alla deriva nel Mediterraneo. Avvistato il 29 giugno in acque Sar libiche da un elicottero dell’Ong SeaWatch, che ha subito diffuso la notizia su Twitter, è stato intercettato altre quattro volte, nei giorni successivi. Nessuno cerca di recuperarlo: con lui va alla deriva la pietas di un Occidente che aveva tra i valori fondativi della propria cultura quel principio di dare sepoltura ai corpi.

Ecco perché da Nostra Signora di Porto Salvo l’artista è giunto alla Madonna di Porto Negato, non più per le tempeste e le fortune di mare ma per la crudeltà degli esseri umani, per chi usa il dolore degli altri per le proprie meschine mire economiche e politiche.

Tutto questo è stato tradotto in una iconografia potente, inquietante, imprevedibile, carica di passione civile e di indignazione. Per quanto riguarda la tecnica, le soluzioni cromatiche e le soluzioni compositive l’opera non necessita di commenti perché parla da sé.

Ciò che conta di fronte alla libertà del mare non è avere una nave, ma un posto dove andare, un porto, un sogno, che valga tutta quell’acqua da attraversare” (Alessandro D’Avenia).

Social

Related Articles

Commenta

Invia commento