metta fine all’uso del linguaggio securitario

Mentre le cronache continuano a riportare i tristi dati delle morti in mare di donne, uomini e bambini in cerca di una vita migliore che tentano di arrivare nelle nostre coste con grandi difficoltà e mettendo in pericolo la propria vita, le politiche migratorie dell’Europa non riescono ad “uscire” dal mero approccio securitario praticando una gestione repressiva ed escludente dei confini.

Il primo porto di approdo continua ad essere Lampedusa il cui hotspot ha superato il numero di posti disponibili. Molti di loro sono stati trasferiti nell’hotspot di Messina che si trova in un’area dell’ex caserma di Bisconte.

Il Circolo “P. Impastato” del PRC di Messina ha denunciato sin dall’istituzione dell’hotspot, con vari comunicati stampa e iniziative politiche, la presenza in città di una zinco-baraccopoli semidetentiva che non ha alcun riconoscimento giuridico e che come tutti gli hotspot presenti in Sicilia è sempre stato un “punto di raccolta” di persone che la politica migratoria continua a considerare come “non persone”.

In una situazione in cui nelle ultime settimane a causa del Covid- 19 il clima allarmistico e di paura è stato usato strumentalmente contro i migranti e richiedenti asilo che approdano nelle coste siciliane, le repressioni nei confronti dei migranti sono aumentate e le strutture, ancora più di prima, sono diventate delle vere gabbie per chi ci finisce dentro.

Anni fa il movimento antirazzista siciliano giustamente urlava nelle strade e nelle piazze “hurriya” (libertà) per tutti coloro che venivano reclusi in vari centri retoricamente chiamati di “accoglienza”. Per tutti coloro che arrivano da alcune aree dell’altra sponda mediterranea non c’è alcuna speranza di poter rimanere in Europa.

La loro fuga è una “fuga umana” e dovrebbe essere compresa perché questi popoli a causa delle politiche migratorie non hanno altri canali se non il mare per raggiungere anche parenti e amici ed unirsi a loro per costruirsi una vita con più possibilità. E sono le politiche migratorie ad intrappolarli nel girone dell’irregolarità e a renderli, facilmente, lo strumento per fomentare panico e paure.

Il circolo “P. Impastato” del PRC messinese ritiene sempre più urgente l’opposizione ferma e decisa verso gli atteggiamenti razzisti e xenofobi nei confronti dei migranti che si allontanano da una struttura infernale in attesa di essere rimpatriati. Considera pertanto essenziale partire dal rovesciamento della narrazione dominante (lavoro lento e paziente) e dalla necessità di operare politicamente, culturalmente e socialmente per porre fine alla chiusura dei confini attraverso nuove norme che possano prevedere ingressi legali per lavoro e per motivi di studio.

Rompiamo totalmente col passato.  Si proponga una nuova interazione fra popoli. In un’Europa che diventa sempre più vecchia, non si può lasciare alcun spazio ai politici di turno e, a quei sindaci, come l’attuale sindaco De Luca che solo strumentalmente afferma di volere chiudere l’hotspot perché struttura abusiva. Il Sindaco dopo un’apparente amnesia ricorda oggi le problematiche della struttura a Bisconte, una questione per altro non nuova visto il lavoro compiuto in merito da giornalisti come Antonio Mazzeo e attivisti di Borderline Sicilia che avevano già abbondantemente scritto su questa struttura fatiscente e composta da varie baracchette di zinco, da qui denominata area zincopoli.                             

Il Sindaco sembra abbia prodigiosamente riacquistato la memoria. Subodorare il consenso ha funzionato come stimolo sensoriale per far ricordare. Ci indigna il fatto che stia cavalcando, da buon populista, i sentimenti xenofobi per ragioni squisitamente personali, sguainando ordinanze contingibili e urgenti dal carattere scenografico che, come nel periodo Covid, sono solo spreco d’inchiostro e attivano pulsioni pericolose.

Chiediamo che, davanti ai fatti da noi descritti, la politica cittadina metta fine all’uso del linguaggio securitario che si affianca alla riscoperta della Nazione- Italia che deve difendere il cittadino italiano da persone che fuggono e che non hanno alcuna intenzione di delinquere. Possiamo dire che si sta affermando un atteggiamento mentale che in maniera indifferente appartiene a destra come a sinistra.

Rimane un dato certo su cui il PRC insiste: sono in gioco la convivenza civile e i contenuti su cui si regge la nostra democrazia.

Noi non crediamo che vadano alzati scudi di difesa per difendere prima gli italiani. Non c’è alcuna motivazione reale, se non quella di costruire un clima di odio e di paura per fini puramente elettorali.  Continueremo ad opporci in città contro queste strutture e chiediamo a chi ha responsabilità istituzionali di non aizzare la cittadinanza contro i migranti che sono le vittime di un sistema europeo, bianco e colonialista.

 

Antonio Currò

Segr. Circolo P. Impastato Rifondazione Comunista

Tania Poguisch

Cpn Rifondazione Comunista

 

 

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