Avvelenata: Messana delenda est

Avvelenata

AVVELENATA È UNA NUOVA RUBRICA DI NUOVOSOLDO.IT, CHE SI PROPONE DI DENUNCIARE FATTI E MISFATTI NELLA TRANQUILLA CITTÀ DELLE MILLE E UNA COMPLICITÀ.

La “spianata” del Tirone – Messina

Se cercate un’interpretazione incredibilmente palese di ciò che a Messina si muove intorno alla sua declamata cultura e identità storica, leggete Finzioni di Jorge Luis Borges, sicuramente l’opera più importante dell’autore argentino. In questa raccolta di racconti troverete un filo conduttore cui fare riferimento che vi guiderà nel labirinto di realtà arbitrarie, paludose, indefinite, nascoste, impercepibili e sfuggenti che sta distruggendo questa città.

Troverete il coro tardivo di voci ipocrite che si leva a cantare le gesta, le bellezze, i personaggi di una città che non c’è più o che non è mai esistita, (come se fosse stata inghiottita da un buco nero), mentre in realtà speculatori, odiatori del bello, palazzinari, teppisti, mafiosi e malavitosi, avidi di facili lucri, erano impegnati a demolire colline, boschi, edifici storici, tessuti urbani miracolosamente scampati a terremoti, guerre, tempo, incendi dolosi e incurie.

Così a Messina, in attesa di stracciarsi inutilmente le vesti e di attribuire il disastro al destino cinico e baro, benpensanti e malpensanti, ambientalisti di complemento, vicegiornalisti, classe digerente, amministratori distratti, controllori del nulla, ponziopilati, fratelli incappucciati, assistono complici all’ennesimo scempio di una città privata di quel poco che testimonia ciò che essa fu, della sua identità, di qualche frammento di cultura superstite, mantenendosi alla giusta distanza per non disturbare i manovratori o peggio per far da palo.

L’ultimo misfatto riguarda quel che resta di un brano superstite della Messina preterremoto, il quartiere storico del Tirone, preda degli appetiti speculativi di chi è alla ricerca delle poche aree rimaste in pieno centro non ancora cementificate. In questi giorni una ruspa ha cancellato un pezzo superstite di un edificio cinquecentesco, rimaneggiato dopo il terremoto del 1783, e ha spianato l’intera area.
La strategia è sempre la stessa, come pure la tattica: fare finta di fare le cose legalmente, lasciare prima tutto nell’incuria, per poi invocare il pericolo di crollo e, di notte o nei giorni festivi, demolire un pezzetto dopo l’altro e infine demolire definitivamente. Parafrasando un noto proverbio potremmo dire “Dammi tempo ca ti perciu”.

Anche in questo caso abbiamo testimonianze fotografiche dello stato dei manufatti all’inizio degli anni ’80. Gli edifici sono in buona parte integri, il quartiere è abitato, c’è persino qualche negozio.

Come avevamo già denunciato in occasione della demolizione delle case del quartiere Avignone questa grave situazione, e lo facciamo anche oggi, non rinunciando alla nostra sensibilità ecologista e paesaggistica che ci vede impegnati nella tutela dell’architettura, del paesaggio, delle testimonianze storico artistiche e culturali.
Per questo si rivolgiamo a chi ha il compito istituzionale di salvaguardare il nostro patrimonio storico-artistico e a chi ha gli strumenti giuridici per vagliare che questi avvenimenti siano stati compiuti almeno all’interno di una legalità formale.

Tirone, com’era!

 

 

Chi dice di amare Messina non può essere indifferente o complice; è arrivato il momento di prendere chiare e ferme prese di posizione, per fermare questo scempio e restituire dignità e identità a questa sfortunata città.

Tirone, com’era!

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