Lasciamo i giovani in libertà

Si sta sviluppando un gran dibattito sulla “didattica in presenza o a distanza”, con i fautori dell’una e dell’altra a evidenziarne i rispettivi pregi, e a prospettare, di conseguenza, il ritorno alla prima o l’avvento della seconda. Dibattito che riguarda il futuro più che la situazione contingente.
Infatti, è evidente che se proprio il virus non vorrà abbandonarci presto, o se non si riusciranno a trovare protocolli di sicurezza idonei, come li si sta trovando in tutti i campi, la didattica a distanza resterà, nell’immediato, insostituibile. Su questo non mi sembra ci sia dibattito. Non mi sembra lo aprano neanche i fautori della didattica in presenza, che non sono certo smaniosi di mettere a repentaglio la propria incolumità e quella dei loro studenti, ma piuttosto preoccupati per il futuro. Comunque ritengo che un dibattito sull’immediato non dovrebbe esserci, se non quello per gestirlo nel modo più razionale. E ringrazio ancora di cuore, come già fatto in altra sede e nel pieno dell’emergenza, i Professori e i Ricercatori, che si sono impegnati ad assicurare al massimo livello la didattica a distanza. Lavorando con abnegazione, più di prima, e continueranno a farlo, per tutto il tempo per cui sarà necessario.
Il dibattito più importante riguarda invece il dopo emergenza e l’ipotesi che si prospetta di fare della didattica a distanza l’asse portante della didattica.
Intendo partecipare con un mio contributo e le conclusioni alle quali perverrò si condensano in quattro affermazioni, che esplicito subito:
Lasciamo i giovani liberi, non condanniamoli all’isolamento!
Occorre potenziare il Diritto allo Studio.
Occorre tornare nel più breve tempo possibile alla didattica in presenza.
È tempo di cambiare strategia: sull’Istruzione e sulla Formazione Superiore si investe, non si risparmia.
Cosa verrà fuori dal dibattito anzidetto è tutto da vedere. È però importante, innanzitutto, che a determinare le scelte non intervengano prepotentemente gli aspetti economici, perché ci sono aspetti culturali e sociali che restano prioritari e che dunque travalicano tutto.
È evidente che sono a favore della didattica in presenza, ma mi limiterò, per brevità, solo ad alcune delle motivazioni che potrei portare a supporto della sua maggior efficacia.
Innanzitutto, potrei parlare con dovizia di dettagli dell’efficacia per gli Studenti della didattica in presenza, ma mi limiterò a segnalarne pochi aspetti.
Essa permette agli Studenti di interagire con il Docente e i loro Colleghi in tempo reale e corale, esaltandone così lo spirito critico e l’autonomia di pensiero che l’Università deve cercare di sviluppare in loro per svolgere in pieno la sua Funzione di Formazione. Infatti, l’Università non deve solo “insegnare qualcosa” o “insegnare a fare qualcosa” ma, soprattutto, “insegnare a pensare, a elaborare i concetti in modo autonomo e stimolare a creare qualcosa di nuovo”: Gli Studenti devono essere indotti a ragionare con il proprio cervello, non fossilizzarsi a mettere in pratica qualcosa di già acquisito, seppur giusto.
La didattica in presenza riunisce gli Studenti nelle Città Universitarie, e questo comporta per loro un’esperienza umana formativa irrealizzabile con la didattica a distanza. Con un’incidenza diretta attraverso la didattica nelle aule universitarie, ma anche un’incidenza indiretta, e parimenti importante, negli altri luoghi universitari, come le sale studio, le biblioteche, le associazioni di rappresentanza degli Studenti, difficili da tenere in vita con pari efficacia attraverso la rete (con Studenti che non si conoscono neanche di persona), con
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tutti gli eventi culturali che le Città Universitarie possono offrire anche a loro beneficio. Questa ragione è quella più comunemente accettata in grandi Università di tutto il mondo, gelose della funzione dei propri Campus.
Potrei parlare in dettaglio dell’efficacia della presenza degli Studenti per il Docente, ma anche qui tratto solo qualche aspetto.
Partendo dall’aspetto più evidente, il Docente in un’aula con i suoi Studenti riesce a percepire, dalla semplice osservazione dei volti, dai silenzi o dai brusii dei suoi Allievi, se i concetti da lui esposti debbano essere espressi con maggiore chiarezza o affrontati da un punto di vista diverso, modificando così la sua esposizione in tempo reale.
Passando a un livello diverso, se verrà instaurata la registrazione obbligatoria dei corsi e l’uso delle registrazioni a qualsiasi titolo (anche al di fuori dell’uso da parte degli Studenti), il Docente non si sentirà più libero di insegnare come ha sempre fatto, e cioè adeguandosi agli Studenti che avrà in presenza davanti a sé, facendo esempi che alle volte nascono lì per lì, ma sono molto efficaci, anche con qualche battuta estemporanea per smussare la pesantezza di una lezione, che l’atteggiamento degli Studenti presenti gli fa percepire.
Invece, se c’è un “occhio elettronico” che lo controlla, il Docente sarà giocoforza spinto a tenere una lezione asettica, standard, che non lo esponga in nessun modo ad essere giudicato male o ridicolizzato (questo pericolo, è vero, c’è già perché gli Studenti lo possono fotografare o registrare per conto loro, senza autorizzazione, cosa che è già accaduta a tutti i livelli dell’istruzione, ma questo malcostume troverebbe una legittimazione ufficiale, estesa ben oltre gli Studenti stessi). Insomma: si va a lambire in modo molto pericoloso la libertà di insegnamento, principio tutelato dall’articolo 33 della nostra Costituzione: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.
Potrei poi parlare in dettaglio degli ambiti in cui le nuove tecnologie possono essere utili, ma mi limiterò anche qui a pochi esempi.
La didattica a distanza ha un ruolo insostituibile per gli Studenti lavoratori. Le Università telematiche, già esistenti da tempo, con uno spettro ben più ampio di applicazioni, lo svolgono già. Non è proprio il caso di disperdere risorse preziose per trasformare tutte le Università, anche solo parzialmente, in Università telematiche. Neanche per far fronte a una possibile crisi delle immatricolazioni, per contrastare la quale esistono metodi più razionali che sono indicati più oltre, laddove parlerò del Diritto allo Studio.
Si possono registrare periodicamente le lezioni che un Docente tiene in presenza dei suoi Studenti, mettendo poi le registrazioni a disposizione esclusivamente degli Studenti dello stesso anno e di qualche anno successivo, prima di procedere a una nuova registrazione, dato che l’insegnamento di un Docente si evolve nel tempo, anche solo in virtù della propria maturazione e non si può quindi cristallizzare a quello di un dato anno.
L’uso delle registrazioni deve essere confinato all’utilità per gli Studenti, dal caso più semplice di assenza, al caso ben più rilevante dell’uso in sede di studio a casa e di preparazione all’esame, per completare i loro appunti. Quegli appunti che sono un modo insostituibile di apprendere, fissare le idee, scegliere ciò che è più significativo e sviluppare così il proprio spirito critico.
Non è una ipotesi estemporanea: una sperimentazione in tal senso è stata già fatta in alcune Università, con successo, fin dal 2012, quindi in anni non sospetti. Era un servizio aggiuntivo della didattica in presenza, non sostitutivo: gli Studenti non preferivano la sostituzione (infatti continuarono a riempire le aule), invece gradivano molto il servizio aggiuntivo. Anche questo è un ambito in cui le nuove tecnologie possono essere utili, purché sia salvaguardata la libertà di insegnamento. I “paletti” indicati lo fanno a sufficienza.
Non sono gli unici ambiti di utilità delle nuove tecnologie. Infatti ne potrei citare vari altri, sempre derivanti da esperienze pregresse sviluppate in ambiti ristretti e altri ipotizzabili e da sviluppare. Sicuramene anche l’esperienza forzata su larga scala recente potrà suggerirne altri ancora; ma:
Le nuove tecnologie è bene siano utilizzate per un servizio aggiuntivo o integrativo, non sostitutivo della didattica in presenza.
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Ma non mi dilungo più oltre, ben conscio che i favorevoli alla didattica a distanza potrebbero contrapporre loro ragioni sulla relativa efficacia.
Dalla contrapposizione dei pareri deriva il lungo dibattito in corso, dall’esito imprevedibile:; come già detto, c’è solo da augurarsi che non siano gli aspetti economici alla base delle decisioni, centrali o locali, di politica universitaria, e che non entrino in gioco ipotesi di comodità dei Docenti, degli Studenti o di altre componenti della comunità accademica.
Fino ad ora mi sono concentrato sull’efficacia dei due diversi tipi di didattica, e spesso il dibattito in corso si focalizza su questo aspetto, aspetto in primis importante, ma non l’unico di rilievo.
Infatti, a mio parere c’è qualcosa che va al di là delle considerazioni di efficacia in senso stretto dell’uno o dell’altro tipo di didattica fatte fino ad ora.
Ho una preoccupazione molto forte per la condizione di “isolamento“ dei nostri giovani, se resteranno chiusi in una stanza della propria casa di famiglia, davanti a un video a cercare di istruirsi con la didattica a distanza:
Con l’uso esclusivo o predominante della didattica a distanza
condanneremmo la nostra gioventù all’isolamento.
Addio al contatto con gli altri giovani e con i propri Professori!
Addio alla possibilità di scambi di opinioni e di vedute, anche solo a fine lezione o negli intervalli, addio al contatto diretto con un Docente, addio alle pause, anche solo a quelle necessarie per spostarsi da un’aula all’altra, e alla possibilità di poter dialogare anche soltanto durante tali spostamenti!
In conclusione, addio al fermento di idee dei giovani, che si ritrovano. discutono e si confrontano.
Vedo i germi di una società chiusa in sé stessa, con tanti “musoni” corrucciati, intenti solo a procurarsi un titolo di studio, in un isolamento totale dai propri coetanei e dal resto del mondo.
Parlare di didattica a distanza per gli Studenti Universitari come di modalità di didattica superiore, anche solo per alcuni corsi, è un controsenso, dopo aver tanto parlato della necessità di favorire lo sviluppo armonico della personalità dei nostri giovani, della necessità di far stare gli Scolari, fin dalla più tenera età, a contatto con gli altri Scolari, gli Studenti Universitari a contatto con gli Studenti Universitari di tutta Europa e del mondo attraverso i programmi di scambio, di portare i giovani a uscire al più presto dalle ali protettrici della famiglia e ad affrontare le sfide della vita.
La didattica a distanza generalizzata è un disastro sociale, con i giovani in isolamento,
reclusi nella casa dei genitori.
Forse a qualcuno potrà anche piacere tale modello di vita, a me no di certo.
Unica controindicazione possibile: si potrebbe sostenere che la didattica a distanza consente a chi non può permettersi di andare all’Università di acquisire una laurea. Ma per risolvere questo problema, che pure esiste, il rimedio non è certo proporre la didattica a distanza per tutti. Per dare ad alcuni si condannano tanti altri a una situazione inaccettabile:
Il dovere di una società civile è quello di assicurare agli Studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi,
il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi, come detta l’articolo 34 della Costituzione,
non quello di confinarli tutti in casa.
Ed anche l’idea che circola di offrire la didattica in soluzione “mista” si presenta critica in alcune delle accezioni della dizione “mista”.
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Escludo che “mista” voglia significare che una parte dei corsi si possa fare in presenza, e la restante tramite videoregistrazioni. A parte le varie criticità già evidenziate, esalta al massimo livello quel rischio di limitazione alla libertà di insegnamento della quale ho discusso in precedenza.
Se invece “mista” significa che una parte degli Studenti sarà in streaming, a turni prestabiliti, allora c’è almeno un’altra grande criticità aggiuntiva, nel modo di condurre la lezione da parte del Docente: dovrà tenerla come dedicata agli studenti in aula, quindi non consentendo agli studenti a distanza alcuna interazione, o viceversa? O tenere conto di entrambi? Ma allora non saprà a chi dar retta e ne deriverà di certo confusione! E questo per citare solo un aspetto evidente, senza stare a discutere di tante altre criticità di tale soluzione.
È una situazione tollerabile solo in attesa della costruzione di nuove aule per mantenere il distanziamento (aule che risulteranno comunque utilissime in ogni caso). Ovviamente, a condizione che l’applicazione concreta di tale modalità didattica sia fatta in maniera razionale e non vada a lambire neanche lontanamente la libertà di insegnamento.
Ma è per me assolutamente intollerabile, ripeto, per enfatizzare, assolutamente intollerabile, la sola idea di dover essere trascinati a discutere l’ipotesi di fare di tale didattica mista una situazione di regime.
Insomma, occorre tornare nel più breve tempo possibile alla didattica in presenza.
Sarà a settembre, a dicembre o a gennaio prossimi, prima o poi verrà il tempo per poterlo fare.
Ovviamente, alcune esperienze maturate nella didattica a distanza si potranno utilizzare proficuamente per migrarle nella didattica in presenza. E anche questa non è una idea estemporanea, è una sperimentazione già fatta in passato, con successo, in alcuni Atenei.
Certo, anche per questa soluzione di pura emergenza occorre investire, e infatti alla costruzione di aule alcuni Atenei stanno già provvedendo, altri se ne devono aggiungere. E non è l’unico investimento necessario. Ma le aule serviranno molto anche appena si tornerà alla didattica in presenza e non saranno un investimento sprecato.
È quindi tempo di cambiare strategia: sull’Istruzione e sulla formazione superiore si investe, non si risparmia.
Altrimenti, senza un cambio di passo, il rischio forte, supportato da tante esperienze “transitorie”
del passato, diventate sul campo la “norma”, è che ci si adagi sulla soluzione di emergenza,
facendola diventare di “regime”.
E chissà che questo maledetto virus, che ha causato a tutti, coinvolti direttamente o meno, tanto dolore per chi ci ha lasciato, per chi ha sofferto e per chi ancora soffre, non ci lasci solo macerie, e invece ci permetta, per lenire un po’ il dolore, di vedere finalmente almeno applicato il concetto di investire sull’Istruzione!
Infine, se didattica “mista” significa che una parte degli Studenti sarà in diretta, l’altra in streaming e ogni Studente sceglierà in quale parte collocarsi, allora il problema è ancora più grave. Alle criticità già dette dianzi se ne sommerebbe un’altra. Gli Studenti in aula sarebbero prevalentemente quelli residenti nella sede universitaria e quelli che hanno le risorse per spostarsi dalla propria città; quelli in remoto sarebbero, prevalentemente, quelli che non possono permettersi la didattica in presenza, ai quali non verrebbero consentite le stesse possibilità di interazione, di sviluppo della persona e delle relazioni sociali, di acquisizione e sviluppo delle conoscenze e del sapere critico.
Ancora una volta la didattica a distanza non sarebbe la soluzione del problema, perché, lo ripeto ancora una volta:
Il compito di una società civile è offrire agli Studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi,
le risorse economiche per frequentare l’Università, non confinare a casa quelli che non le hanno.
Come già detto, è tempo di cambiare strategia: sull’Istruzione e sulla formazione superiore
si investe, non si risparmia.
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Insomma, ritengo che la didattica a distanza generalizzata non sia da vedere come il futuro radioso al quale andare incontro con entusiasmo, ma innanzitutto come mezzo prezioso, da sviluppare e conservare per le situazioni di emergenza, anche spendendo risorse, augurandosi di averle spese per qualcosa che non si dovrà utilizzare mai più in sostituzione della didattica in presenza e travasando in quella in presenza quanto di utile si sia acquisito da quella a distanza. Alla stregua del potenziamento negli ospedali dei posti letto e delle terapie intensive, utili e necessari per far fronte alle situazioni di emergenza, nella speranza che le risorse impegnate a tal fine non debbano mai rivelarsi utili, ma siano, all’occorrenza, pronte. Questa è, secondo me, la lezione che dovremo mettere a frutto da quanto abbiamo vissuto in questi ultimi mesi.
In conclusione, richiamando i punti cardine:
Lasciamo i giovani liberi, non condanniamoli all’isolamento!
Occorre potenziare il Diritto allo Studio.
Occorre tornare nel più breve tempo possibile alla didattica in presenza.
È tempo di cambiare strategia: sull’Istruzione e sulla formazione superiore si investe, non si risparmia.
Carlo Ferraro
Già Professore Ordinario al Politecnico di Torino
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