Il Quarto Stato (la cittadinanza…) bussa alla porta degli Stati generali. Ma nessuno apre

Associazione di volontariato IDRA

Idra non rinuncia però a trasmettere al promotore, il presidente del Consiglio Conte, un proprio contributo di riflessione. E commenta la conferenza stampa di fine lavori: “Transizione energetica + Alta Velocità? Un ossimoro!”

Nella conferenza stampa conclusiva degli Stati generali dell’economia, Conte ieri scandiva: “Non è affatto sufficiente riformare il Paese: noi dobbiamo reinventare il Paese che vogliamo”. E aggiungeva: “Sono stati ampiamente condivisi tre grandi obiettivi: dobbiamo modernizzare il Paese, dobbiamo lavorare per una robusta vigorosa transizione energetica, dobbiamo lavorare per rendere l’Italia più inclusiva”. Solo che, per fare un esempio dei progetti “che hanno raccolto il maggiore sostegno per quanto riguarda la modernizzazione del Paese”, Conte affermava: “Beh, chiaramente tutti condividono l’Alta Velocità, quindi le infrastrutture, in particolare quelle ferroviarie e non solo”. E citava, come ritardo da colmare, il treno che ci mette quattro ore da Roma a Pescara, o tre ore da Palermo a Catania.

Sfondando una porta aperta: da decenni l’Italia attende che venga velocizzata la rete ferroviaria esistente, e magari elettrificata quella ancora diesel, e raddoppiati i binari sulle linee a binario unico! Ma l’espressione “Alta Velocità” evoca ben altro nell’immaginario collettivo, e nelle casse dissanguate dello Stato: spreco di denaro pubblico, gravi danni ambientali, lavori infiniti, opposizione delle popolazioni attraversate, utilità sociale negativa, perché sottrae risorse agli investimenti necessari alla maggioranza della popolazione. Sarebbero forse coerenti col secondo e il terzo grande obiettivo del piano di rilancio, “la transizione energetica e l’inclusione sociale”, dei cantieri pesanti capital intensive e labour saving? Riproporre il modello TAV e ‘grandi opere’ per la modernizzazione del Paese mentre la casa è in fiamme per l’emergenza climatica, mentre i borghi e le città distrutte dai terremoti attendono ancora la ricostruzione, mentre tante scuole e tanto patrimonio storico versano in condizioni fatiscenti, non somiglia certo a una strategia razionale sul piano economico! Meno che mai la ricetta TAV risponde all’esigenza di “reinventare il paese che vogliamo”: equivarrebbe a inseguire chimere ormai consunte, come ha dimostrato – dati alla mano – la stessa Corte dei Conti europea.

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