Dalla memoria della strage di Soweto di 44 anni fa ai nostri attuali doveri di esseri umani

Bruno Samperi (Messina, 1935) “L’Africa nel cuore” 2020 – acrilici su tela, cm 60 x 50

Il 16 giugno 1976 nella baraccopoli di Soweto la polizia del regime razzista sudafricano apri’ il fuoco su una manifestazione antirazzista nonviolenta di studenti e insegnanti, uccidendo quattro bambini; nelle ore e nei giorni successivi, col proseguire e l’estendersi delle manifestazioni di lutto e di protesta la polizia del regime razzista uccise altre centinaia di innocenti.

In tutto il mondo per chi era nell’eta’ della ragione quell’episodio fu la goccia che fece traboccare il vaso: l’umanita’ intera si rese conto che era dovere di ogni essere umano impegnarsi per far cessare il regime della segregazione razzista; che era dovere di ogni essere umano impegnarsi per la vita e la dignita’ di ogni essere umano; che il razzismo era un crimine contro l’umanita’; che il regime dell’apartheid era la vergogna, l’infamia, l’orrore dell’umanita’.

Anche grazie alla presa di coscienza seguita a quella strage crebbe un movimento di solidarieta’ internazionale con la lotta antirazzista che coinvolse innumerevoli persone, associazioni, istituzioni di molti paesi e sovrannazionali, cosicche’ – sia pur molti anni dopo, e dopo tante altre vittime innocenti della furia razzista – il regime razzista sudafricano fu sconfitto, e Nelson Mandela – che della lotta contro l’apartheid era il simbolo – divenne il primo presidente del nuovo Sudafrica democratico.
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Ma nonostante quella luminosa vittoria dell’umanita’, il razzismo non e’ ancora scomparso dal mondo, e la violenza sistemica dell’apartheid si e’ in varie forme diffusa in molti altri paesi.
La memoria della strage di Soweto di 44 anni fa ci illumina ancora sui nostri attuali doveri, ci convoca ancora ai nostri doveri odierni.
E il nostro primo dovere e’ salvare le vite di tutti gli esseri umani innocenti vittime del razzismo, vittime della violenza che nega il primo diritto di ogni essere umano: il diritto a non essere ucciso, il diritto alla vita, il diritto a una vita degna, il diritto alla solidarieta’.
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Alcune cose occorre fare subito, le enunciamo in forma di “programma costruttivo” gandhiano della necessaria lotta nonviolenta per abolire il razzismo e far vincere l’umanita’.

1. Far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro.

2. Abolire la schiavitu’ in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio “una persona, un voto”; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e’ privato di fondamentali diritti non e’ piu’ una democrazia.

3. Abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita’ costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani.

4. Formare tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso delle risorse della nonviolenza: poiche’ compito delle forze dell’ordine e’ proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e’ la piu’ importante risorsa di cui hanno bisogno.

 

Il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo

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