Crisi economica e costi della politica

Anonimo – “Mother and child with maid in attendance” (fine ‘800 – inizio ‘900) acquerello su carta, cm 28,5 x 17,0

di Liliana Parisi

In una famiglia, quando c’ è un momento di difficoltà economica, prima di chiedere aiuto a parenti, amici e vicini di casa, si riducono le spese, cominciando da quelle voluttuarie. Nella famiglia-Italia questo non avviene: la classe politica continua a riscuotere per intero i propri compensi, anzi si vocifera che pensi di aumentarseli; si pagano profumatamente numerosi “esperti”; non si tagliano le spese di Parlamento, Regioni, Province, Comuni, Enti Pubblici … Capisco che tagliare certe spese porterebbe solo un risparmio limitato, ma sarebbe un segnale. Inoltre l’esperienza quotidiana ci insegna che la somma di tanti piccoli risparmi forma un grosso risparmio, sicuramente utile nell’attuale momento critico. Infine, non diminuendo certe spese improduttive, sulla scena internazionale ci presentiamo come coloro che vogliono vivere al di sopra delle proprie possibilità.

Noi Italiani siamo pronti ad offenderci quando dall’Europa ci raccomandano di non fare cattivo uso di prestiti, ma per onestà intellettuale dovremmo riconoscere che l’Italia non brilla per oculatezza nell’utilizzo del denaro pubblico. Sorvolando sui costi dovuti a corruzione e malaffare, vorrei soffermarmi su due punti, di cui si discute molto:

1) indennitĂ  parlamentare

2) taglio dei parlamentari

– L’indennitĂ  parlamentare a suo tempo è stata istituita non per arricchire chi si dedica alla politica, ma solo per permettere anche ai non abbienti di rappresentare il popolo per un certo periodo, senza avere il problema di come procurarsi i mezzi per vivere. Non è uno stipendio, perchĂ© l’attivitĂ  politica non può e non deve essere considerato un normale lavoro, bensì un servizio alla collettivitĂ  reso per un certo tempo, fino a quando cioè il parlamentare ha la fiducia degli elettori (non il gradimento del partito!). A parer mio e non solo, i membri del Parlamento per tutta la durata del mandato dovrebbero ricevere un’indennitĂ  onnicomprensiva, esente da tasse e da contributi, calcolata tenendo presenti sia i compensi dei parlamentari nei vari Paesi della UE sia i livelli retributivi della pubblica amministrazione, e costituita da una parte fissa e da una che varia in relazione alle effettive presenze e a carichi aggiuntivi. Tale indennitĂ  non dovrebbe dare diritto a pensione o vitalizio, ma gli anni del mandato, coperti da contributi figurativi (come il servizio militare o la maternitĂ ), dovrebbero essere computati ai fini di TFR e pensione, a cui si avrebbe accesso alle condizioni in vigore per tutti gli altri lavoratori. Dovrebbero anche essere tolti ai parlamentari altri privilegi, che rappresentano costi aggiuntivi per la collettivitĂ , lasciando solo il rimborso di spese documentate fatte nell’esercizio del proprio mandato, purchĂ© non superino un certo budget. Lo stesso dovrebbe avvenire riguardo ai vari Enti locali.

– La legge costituzionale sul taglio dei parlamentari è stata approvata da un ampio schieramento trasversale, in quanto i parlamentari si sono resi conto che non approvarla avrebbe fatto loro perdere il consenso degli elettori. Trovo assurdo che poi 71 senatori, un numero corrispondente al 7,5% dei parlamentari, abbia chiesto un referendum confermativo. Tra questi alcuni appartengono a partiti che sono stati a favore della legge e quindi essi sono venuti meno alla disciplina di partito. Costoro, per convincere i cittadini a votare No, ora agitano lo spauracchio della “dittatura”, come se la democrazia dipendesse dal numero e non dalla qualitĂ  dei rappresentanti del popolo e da quanto essi rappresentino davvero gli elettori. E parlano anche di “violenza alla Costituzione“, fingendo di non sapere quante leggi di riforma costituzionale vi siano state in Italia, per lo piĂą senza referendum confermativi. In particolare sorprende e sconcerta che a promuovere la raccolta di firme e a lanciare i Comitati per il NO sia stata la Fondazione Luigi Einaudi, quando Einaudi, come risulta dai verbali dei lavori della Costituente, era favorevole ad un Parlamento meno numeroso, sostenendo che ”quanto piĂą è grande il numero dei componenti un’Assemblea, tanto piĂą essa diventa incapace ad attendere all’opera legislativa …”. Ma i cittadini sono meno ingenui e manipolabili di quanto si creda, e i diversi sondaggi (Demos, Pierpoli …) fanno prevedere una schiacciante vittoria del “SI”. E allora chiedo: è opportuno, nell’attuale momento drammatico, spendere milioni di euro per un Referendum il cui esito è scontato? Mi pare di ricordare che in passato altri referendum, benchĂ© ammessi, non si sono svolti perchĂ© il Parlamento ha adottato dei provvedimenti che trovavano una soluzione ai problemi da cui era scaturita la richiesta di referendum. In questo caso potrebbero essere una riorganizzazione dei collegi elettorali che assicuri a tutti i territori un’adeguata rappresentanza in Parlamento e, insieme, una nuova legge elettorale chiara, che anche il meno acculturato degli elettori possa capire, e che sia davvero democratica, che cioè ridia ai cittadini la possibilitĂ  di scegliere i propri rappresentanti invece di vederseli imporre dalle segreterie dei partiti. Ma qualora proprio non si possa evitare questo referendum, si cerchi almeno di diminuirne il costo facendolo coincidere con elezioni regionali e comunali. Chi si oppone ad un ‘Election Day’ dimostra poca cura del denaro pubblico e sfiducia nelle capacitĂ  intellettive degli elettori; e di questo gli elettori si ricorderanno a tempo debito!

Non sappiamo se questa legislatura arriverà alla sua naturale conclusione nel 2023. Il malcontento è tanto, perché vi è la crisi economica; e, alimentato dai partiti all’opposizione, potrebbe avere gravi ripercussioni sull’ordine pubblico. In questo periodo l’emergenza Coronavirus ci ha fatto riflettere su quanto sia fragile la vita umana. E sta portando molti a non voler più subire passivamente ma ad auspicare maggiore giustizia sociale. Di questo deve rendersi conto la classe politica: la gente non può accettare di dover fare sempre più pesanti sacrifici mentre chi sta meglio non rinuncia ai propri privilegi e non dà esempio di correttezza e sobrietà! Spero che questo semplice concetto sia capito e che ci si regoli di conseguenza per il bene della democrazia.

Se si vuole che la Repubblica democratica non sia travolta, il Parlamento deve dedicarsi fin da ora a riforme che sarebbero gradite dalla popolazione perché porrebbero fine a situazioni di disagio, riforme che farebbero recuperare fiducia nelle istituzioni, diminuire l’astensionismo e allontanare da derive autoritarie.

Al di là delle differenze ideologiche e degli interessi dei singoli partiti, è necessario trovare convergenze nell’interesse comune su temi condivisibili quali il corretto utilizzo del denaro pubblico. Giovanni Giolitti distingueva tra Governo e Stato, e Churchill pare abbia detto:”Il politico diventa uomo di Stato quando inizia a pensare alle prossime generazioni anziché alle prossime elezioni”. Resta però aperto un interrogativo: esistono ancora uomini politici di levatura intellettuale e morale adeguata al loro compito ?

Social

Articoli recenti

Un commento a "Crisi economica e costi della politica"

  1. Cetty ha detto:

    Con tutto il rispetto per le opinioni dei professionisti della politica ,su ciò che attiene alla “ res publica”, ritengo tuttavia che qualora persone della societĂ  civile ,che magari hanno speso il loro tempo esclusivamente nella formazione dei giovani , intervengano nel dibattito pubblico animati da genuino interesse per la collettivitĂ  e per la democrazia (quella autentica!),bisognerebbe prestare particolare attenzione alle loro riflessioni . Per quanto mi riguarda, le sagge argomentazioni addotte dalla professoressa Parisi , mi trovano pienamente d’accordo ed oserei sperare che altri soggetti , non vincolati a schieramenti , facessero sentire con cognizione di causa la propria voce , uscendo dalla nebulosa schiera degli “Ignavi. Se deleghiamo “ in toto” alla sola classe politica e dirigente i temi cruciali che stanno alla base della convivenza democratica , dovremo poi accettarne ,fino in fondo e senza lamentazioni ,le relative decisioni. La politica democratica è partecipazione , dibattito argomentato di una pluralitĂ  di soggetti, che seppur nella loro specificitĂ  di pensiero si espongono con onestĂ  e coraggio. Democrazia è anche ricerca di soluzioni sagge e condivise ai vari problemi ,nell’ esclusivo interesse della collettivitĂ  . Il tentativo di ridurre la democrazia a meri concetti numerici o puramente formali ne comporta la triste parodia della stessa , di cui servirsi in assenza di argomentazioni che vadano al di lĂ  di un farraginoso e anacronistico armamentario verbale o di fronte alle proprie paure ed ai propri blocchi mentali.
    Cetty

Commenta

Invia commento