I VESCOVI ITALIANI DICONO NO ALLA LEGGE SULL’OMOFOBIA

I vescovi italiani si inchinano alla mobilitazione delle destre oltranziste presenti in aree dell’opinione pubblica e in alcuni movimenti del mondo cattolico. E quindi dicono no alla legge contro l’omofobia

Noi siamo Chiesa

La situazione mi sembra questa:

– nonostante sia cresciuta da tempo la consapevolezza della presenza di gay e di lesbiche nella società e del loro diritto ad ogni piena considerazione ed assoluta dignità rimane diffuso un pregiudizio penalizzante nei confronti di questi nostri fratelli e sorelle. Sono tanti i fatti che ci dicono che sono molte le situazioni di arretratezza nel capire ed accettare la realtà omo. Esse si manifestano in atti concreti di discriminazione, di violenza, di isolamento sociale e di disprezzo. Le organizzazioni LGBT tutto documentano in modo puntuale e continuo e la cronaca ci informa a sufficienza.

– Il mondo gay/lesbico, per intervenire in questa situazione, oltre ad iniziative culturali e sociali di vario tipo, ha anche proposto una normativa specifica. L’art. 604 del codice penale dovrebbe punire, come ora fa, non solo chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione o di violenza o atti di provocazione “per motivi sociali, etnici, nazionali o religiosi”, ma anche per “motivi fondati sulla omofobia o sulla transfobia”. Chi è ostile all’area LGBT ha da tempo obiettato che questa modifica avrebbe impedito di esprimere posizioni critiche nei confronti dell’omosessualità. Ma le parole del codice sono ben definite e non danno spazio a reati di opinione. Come dovrebbero sapere i vescovi, esse sempre determinano bene le fattispecie concrete da sanzionare che non sono scritte a spanne. La libertà di criticare l’omosessualità resta piena, verrebbe contrastata la discriminazione e la violenza così come per gli altri motivi (etnici, religiosi, ecc.). Il buon senso di questa riflessione e la realtà del nostro paese hanno portato nella precedente legislatura il disegno di legge di modifica del codice ad essere approvato dalla Camera ma a non riuscire a concludere l’iter al Senato. In seguito la campagna contro questa pretesa legge liberticida è continuata da parte di quella stessa area che organizzò il Family Day, che si attivò sul caso Englaro, contro la legge n. 219 sul fine vita e via di questo passo.

– Contemporaneamente nel diffuso mondo cattolico, da una parte si sono consolidate le presenze organizzate di gay/lesbiche credenti (per esempio “Gionata”,”Cammini di Speranza”, “Il Guado” e altre), dall’altra mi sembra che la linea dell’accoglienza nelle sedi parrocchiali e diocesane si sia estesa e siano ora molto attenuate le chiusure di principio. Ha contribuito l’“Avvenire” con ripetuti interventi tesi a capire, dialogare e a informare correttamente. Ne è prova l’uscita in questo mese del libro di Luciano Moia (caporedattore del quotidiano cattolico) “Chiesa e omosessualità” con prefazione del Card. Zuppi. Noi Siamo Chiesa ha contribuito dall’inizio a proporre un nuovo percorso con un primo convegno precursore nel 1999 su “Fede e persone omosessuali” e con tanti altri interventi in seguito.
– Ora la Presidenza della CEI ha diffuso un comunicato molto duro nei confronti del disegno di legge ora in discussione alla Camera che riprende quello della passata legislatura (l’“Avvenire” ne dà notizia oggi con un’enfasi immeritata). Si può discutere molto dell’opportunità di un tale intervento a gamba tesa sotto il profilo della laicità e del rapporto con le istituzioni. Si può anche dire che, se interventi si fanno, bisognerebbe allora non farli a senso unico (non ne abbiamo visti, per esempio, di significativi nel confronti dei decreti contro i migranti un anno fa). Noi soprattutto siamo molto amareggiati, oltre che sorpresi, per questa collocazione dei vescovi (perlomeno della loro Presidenza) a sostegno di una posizione che sposa in modo molto pesante le linee oltranziste del conservatorismo reazionario interno alla Chiesa, il quale poi si intreccia con immediata facilità con la destra politica esterna. Padre Alberto Maggi (oggi su “Repubblica”) ha reso esplicita una voce che si fa strada tra i cristiani. Egli ha detto: “La Chiesa non tiene conto in nessun modo delle sofferenze morali subite da tanti omosessuali per causa sua e non tiene conto delle sofferenze che ancora oggi infligge loro”. La linea di papa Francesco è un’altra, la linea dei cattolici democratici è un’altra.

Social

Articoli recenti

Commenta

Invia commento