Ancora il ponte? Sono sempre quelli di prima

di Citto Saija

Dopo alcuni mesi di clausura e di vita monacale, ma anche di attenta riflessione su una nuova politica, devo constatare che i nanetti della politica italiana nulla hanno compreso, mentre ancora incombe sul mondo intero la tragedia della pandemia.

Alcuni “uomini politici”, dimostrando grande ignoranza e soprattutto grande malafede, cercano di riprendersi la scena con la vecchia e arcaica barzelletta del ponte sullo stretto.

Tutti dovremmo capire che la nuova “peste” non è un castigo di Dio, ma solo il risultato della pessima politica del passato della quale, in maniera diversa, siamo tutti responsabili. Ma sono soprattutto responsabili i sostenitori delle politiche neoliberiste che hanno causato la distruzione ambientale del piccolo pianeta nel quale viviamo.

E’ mancata la cura dell’ambiente e il mostro capitalista ha decretato la morte e la scomparsa fisica di tanti esseri umani che nel mondo continuano a morire di fame, di malattie e di guerre.

Si parla, spesso a vanvera, di un “nuovo inizio”. Un nuovo inizio della politica è certo indispensabile, se non vogliamo incentivare l’attuale tragedia e possibili e probabili epidemie del futuro.

Un qualsiasi piano di “rinascita” non può non fondarsi su un cambiamento radicale e a 360 gradi della politica. I pannicelli caldi e i generici “stati generali” non servono e non si può continuare con vecchi discorsi, magari camuffati di nuovo.

I relativamente giovani “politici” che blaterano di “ponte sullo stretto”, sono dei matusa della politica, persone politicamente decrepite che nulla hanno imparato dalla tragedia sociale e umana che stiamo vivendo a livello mondiale. Nulla, in senso politico e non solo, può essere come prima. Sviluppo sostenibile, politica verde, nuove politiche energetiche, richiedono impegni e azioni precise.

Non possono restare parole prive di contenuti innovativi mai sperimentati dalle vecchie politiche. I vecchi “modelli di sviluppo” (alla Colao) hanno distrutto e continuano a distruggere il nostro ambiente vitale (pensiamo alle vittime del coronavirus e alle tante vittime di altre epidemie ma anche per la fame, la sete, le guerre e i naufragi nel nostro Mediterraneo).

Il presidente Conte e i 5 stelle di governo, ma anche gli altri partiti di maggioranza, dovrebbero avere il coraggio politico (è il momento delle scelte di grande respiro!) di sconfessare politicamente le uscite demagogiche e fuorvianti dei vari Renzi e Franceschini sul cosiddetto “manufatto stabile sullo stretto”. Qualcosa di inutile e di completamente incompatibile con il “nuovo inizio” annunciato.

Quella del “ponte” è una vecchissima sceneggiata a cui i siciliani e gli italiani non credono.

Il nuovo inizio deve fondarsi su nuovi “modelli” ecocompatibili e non su ricette scadute e prive di senso.

Vorrei ricordare al ministro degli esteri Di Maio una sua visita a Messina quando, insieme con altri amici di 5 stelle, guardando lo stretto dalla spianata di Cristo re, concordavamo tutti sull’assurdità di un ponte sullo stretto di Messina.

Il presidente Conte, per non contestare apertamente le proposte strampalate di alcuni componenti della maggioranza, afferma ambiguamente di “non avere pregiudizi sul ponte di Messina”.

Ma è il momento di dire la verità, se veramente si vuole un nuovo inizio. Il nodo centrale è quello di avere un giudizio netto. E la cultura del nuovo e la logica dicono che il ritorno dell’idea “pontista” è solo una barzelletta e un’idea obsoleta recuperata dal fondo del baule che servirà solo a dare spago a imprenditori incapaci e corrotti e a traffichini e mafiosi di ogni tipo.

Ritorneremo sulle proposte concrete e fattibili per un nuovo inizio. Intanto sta per iniziare, a livello siciliano e calabrese, il solito chiacchiericcio pseudopolitico con l’ausilio di quella parte della stampa da sempre asservita ai poteri forti.

Un consapevole movimento di massa contro le vecchie politiche deve sorgere nel Paese e in Sicilia. Un Movimento nuovo, non ideologico, che vuole dare il proprio contributo per un vero cambiamento di rotta coinvolgendo i vecchi sopravvissuti e i nuovi giovani che hanno vissuto sulla propria pelle la pandemia in atto.

Tale Movimento dovrebbe costringere ad un passo indietro tutti i portatori (di mezza età o giovani rampanti dell’altro ieri) di vecchie ricette non compatibili con la possibilità urgente di costruire un mondo nuovo.

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