Silvia-Aisha. Una terrorista? Folle pensarlo

di Matteo Collura

La cronaca di questi nostri giorni è davvero stramba: tolta dalle mani dei suoi sequestratori, ora Silvia Romano (Aisha) rischia perché tornata libera. Non aveva chi la proteggesse laggiù in Kenya, ne avrà qualcuno piazzato davanti casa sua, a Milano. Un paradosso, ma ormai siamo abituati a vivere in situazioni assurde. I guardiani del nostro più diffuso credo, quelli che la coltivata ignoranza trasforma in inflessibili “educatori”, odiano Silvia perché dice di essersi convertita nella religione di Maometto. Peggio: perché convertita dai feroci terroristi di Al-Shabaab, che per un anno e mezzo l’hanno tenuta prigioniera. Un anno e mezzo in quelle condizioni: costretta a dormire a terra, camminare per chilometri, guadare corsi d’acqua, con la costante paura di essere uccisa. È lecito chiedersi se non sia stata proprio la conversione ad averla aiutata a sopportare. Come si può pensare che sia diventata una terrorista anche lei? L’abbiamo vista alla finestra di casa sua, ne abbiamo spiato il sorriso. Soltanto una mente offuscata dal fanatismo può pensare che quel sorriso di ragazza possa celare propositi terroristici.

 

Certo, c’è tutto un discorso da fare per questi giovani che si recano in luoghi ritenuti pericolosi dalla Farnesina; molto da dire sulle organizzazioni non governative presso cui trovano volontario lavoro. Anche se da che mondo è mondo sono soprattutto i giovani a rischiare la vita per un ideale. Nel 1936 da ogni parte scelsero di andare in Spagna per difenderne la Repubblica. Alcuni vi lasciarono la vita, ispirando romanzi meravigliosi. Questo – lo sappiamo – è un caso diverso, perché c’è di mezzo un’imbarazzante conversione (e in proposito ricordo quel che dice un personaggio di Sciascia: “Ci si converte sempre al peggio, anche quando sembra il meglio”). Per giudicare, aspettiamo che Silvia-Aisha elabori la sua esperienza di prigioniera in uno dei luoghi più crudeli del mondo.

 

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