L’umorismo e la tragica allegria napoletana in “Così parlò Bellavista”

di Francesco Saija

Dal 10 al 12 gennaio , Luciano de Crescenzo è arrivato sul palcoscenico del Teatro “Vittorio Emanuele” , interpretato dal bravissimo attore Geppy Gleijeses.

De Crescenzo è scomparso , ultranovantenne , lo scorso anno , ma ancora in vita , nel 2018, ebbe un grande regalo allo scoccare dei 90 anni.

Il suo romanzo e il suo primo film diventarono spettacolo teatrale :”Così parlò Bellavista” , con adattamento e regia di Geppy Gleijeses , prodotto da Alessandro Siani e Sonia Mormone per “Best Live” e lo stesso Gleijeses per “Gitiesse Artisti riuniti”.

De Crescenzo è stato un autore “popolare” e ha spaziato tra la narrativa e la filosofia , tra il cinema e la televisione. Grande divulgatore soprattutto della filosofia antica , potremmo definirlo un divulgatore del socratismo e un “filosofo di strada”, accostandolo ai cosiddetti “preti di strada”.

Prima di fare qualche riflessione sulla messa in scena teatrale , mi piace ricordare il De Crescenzo cineasta e i film , in alcuni dei quali sono presenti attori che abbiamo rivisto sul nostro palcoscenico.

La messa in scena teatrale “Così parlò Bellavista” ha lo stesso titolo del primo film di De Crescenzo regista cinematografico , nel quale interpreta anche la parte di Gennaro Bellavista.

In questo film , Gleijeses aveva interpretato il ruolo di Giorgio , genero del professore napoletano.

Nel film del 1984 è già presente la “filosofia di strada” di De Crescenzo , e vorrei ricordare il “nonsenso” di Riccardo Pazzaglia nel ruolo del “signore del cavalluccio”.

Nel secondo film “Il mistero di Bellavista – Oi dialogoi” ( 1985 ) , De Crescenzo guarda al suo libro “Oi dialogoi” e continua un suo itinerario filosofico , sempre di strada , immergendosi nella cosiddetta “arte di arrangiarsi” dei napoletani.

In una specie di film giallo ( si può citare il grande Hitchcock ) non mancano i riferimenti gastronomici della napoletanità come le “riflessioni filosofiche” sul caffè (pensiamo anche ad Eduardo De Filippo), sul capitone natalizio e il ragù che può variare da un quartiere all’altro e persino da una famiglia all’altra. In questo film sono presenti Geppy Gleijeses, Marisa Laurito e Benedetto Casillo che abbiamo anche visto sul palcoscenico del “Vittorio Emanuele”.

In “32 dicembre” ( 1988 ) , film ad episodi , ritroviamo , nel primo episodio “Ypocrites” , il socratismo e la presenza di Benedetto Casillo.

Infine , nel film “Croce e delizia” ( 1995 ) , De Crescenzo continua il suo percorso , tra pedagogia e filosofia , dietro le quinte di una strampalata versione cinematografica della “Traviata” in cui compare anche l’attrice Isabella Rossellini.

Nella versione teatrale presentata al “Vittorio Emanuele” , abbiamo potuto apprezzare le grandi capacità delle attrici e degli attori della scuola napoletana.

Geppy Gleijeses , oltre che ottimo e attento regista , è un eccezionale professore Gennaro Bellavista che riesce a parlare a tutti , spiegando al “popolo” che gli sta accanto la differenza, molto filosofica, tra “uomini d’amore e di libertà” con riferimenti alla filosofia stoica e all’epicureismo.

La sempre brava Marisa Laurito è alle prese , non con il capitone ma con le “bottiglie di pomodoro” , che sono antica tradizione di tutto il meridione d’Italia ; Benedetto Casillo è bravissimo nel ruolo del portiere ( a Napoli i portieri sono tanti e tutto sanno ) ma anche Nunzia Schiano è perfetta , da bravissima attrice caratterista , nel ruolo di Rachelina . Vanno anche segnalati per bravura Salvatore Misticone nei vari ruoli e lo spazzino Vittorio Ciorcalo , uditore di filosofia e anche lui peripatetico filosofo di strada armato di scopa.

Vi è contrasto tra la cultura napoletana ( considerata calda ) e l’apparente freddezza dell’attore Gianluca Ferrato nel ruolo del “nordico” milanese Cazzaniga , direttore dell’Alfa sud?

Direi di no. Tutti i luoghi comuni scompaiono proprio nella bellissima scena dell’ascensore in cui , tra terra e cielo , le culture si incontrano e si integrano.

La messa in scena di Geppy Gleijeses rappresenta un messaggio di grande attualità , per ché il teatro è sempre vita vissuta.

Prevalgono nello spettacolo , in questa bella commedia della vita , grande umorismo , levità e saggezza filosofica.

Abbastanza in sintonia con le scelte registiche, la scenografia di Roberto Crea che riproduce la facciata del palazzo di via Foria dove fu girato il film.

E di via Foria , a proposito di disquisizioni gastronomiche , ho un personale ricordo di gioventù : un prestigioso negozio di una prelibatezza napoletana che sono i taralli “sugna e pepe”.

Le musiche di Claudio Mattone contribuiscono alla riuscita  della bella esperienza teatrale.

Lo spettacolo è stato molto apprezzato ed applaudito e si è concluso con un gioioso e commovente saluto di Marisa Laurito all’amico Luciano De Crescenzo che non è più fra noi.

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