Tutte le paure della contemporaneità nel “Dracula”di Rubini e Lo Cascio

di Francesco Saija

La stagione di prosa del Teatro “Vittorio Emanuele” è iniziata (dal 6 all’8 dicembre 2019) con la rivisitazione e l’adattamento di Carla Cavalluzzi e Sergio Rubini, di un classico dell’Ottocento: il “Dracula” dell’irlandese Bram Stoker pubblicato nel 1897, quasi all’alba del secolo ventesimo che ha sperimentato il male assoluto nelle due guerre mondiali e nell’olocausto.

Come leggiamo nelle note di regia, ci troviamo di fronte ad “una realtà malata dove sarà impossibile spezzare la tensione e da cui sembrerà difficile uscirne vivi”.

L’attore e regista Sergio Rubini fa certamente bene a portare sui palcoscenici, nel teatro che è vita, i grandi classici sempre attuali e ricolmi di universalità.

Come è accaduto in altri secoli, anche il ventunesimo secolo mostra sull’orizzonte la presenza del male che è reale, anche se non riusciamo a capirne il mistero, e che condiziona la vita di tutti noi.

Nel “Dracula” di Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio possiamo leggere , come in tanti fotogrammi cinematografici , le grandi paure della nostra contemporaneità , al di là della storia di Jonathan Harker e della sua cara Mina.

Avevamo già apprezzato l’adattamento di “Delitto e castigo” ( 1866 ) di Dostoevskij e la grande prova attoriale di Luigi Lo Cascio.

Proprio i classici ci permettono le salutari riflessioni filosofiche ed esistenziali per comprendere il nostro essere quasi “gettati” in un mondo in cui il male prevale quasi sempre e in cui continuiamo a vivere oppressi dalla paure di un “mostro” che sta fuori di noi ma anche dentro di noi.

Portare in teatro , come hanno fatto Rubini e Lo Cascio , il romanzo di Stoker , serve proprio a contemplare il male oscuro che da sempre incombe sull’umanità.

Il male di oggi non è certamente il conte Dracula della Transilvania con tutto l’apparato di pipistrelli , bare , punteruoli , agli intrecciati e croci.

Il male di oggi sono le guerre , le epidemie e le malattie , le violenze su gli esseri umani e la natura , la miseria e le disuguaglianze , la grande sofferenza di milioni di bambini, la fame, i fascismi che sempre risorgono ricolmi di razzismo e di odio profondo.

L’intensità drammaturgica dell’adattamento teatrale di Carla Cavalluzzi e Sergio Rubini e le grandi capacità di tutti gli attori, ci dicono che il romanzo di Stopker può diventare vivo e attuale soprattutto nel teatro. Non è un caso che nel 1898 è stato trasformato in pièce teatrale dallo stesso Bram Stoker e poi in quell di grande successo del 1925 di Hamilton Deane e John Balderston.

Come sappiamo , il romanzo di Stoker è entrato con prepotenza nella storia del cinema e tantissimi sono i film ( belli e brutti ) di vampiri , a cominciare dal “Nosferatu” ( 1922 ) , il “non-morto di Friedrich Wilhelm Murnau , fino ai giorni nostri.

Il romanzo epistolare di Stoker , sia nel cinema sia nel teatro , ha sempre contribuito alla riflessione morale , sociale , ma anche estetica sui grandi problemi del male e del bene , della morte e dell’immortalità.

Per i credenti il male non può fare a meno di Satana e le presenze diaboliche sono state sempre oggetto della ricerca teatrale e cinematografica.

Nel cinema sono state tante le versioni di Dracula, per non parlare dei tanti film dell’universo vampiresco.

Vorrei ricordare soltanto il primo debutto del personaggio Dracula nel cinema , cioè il film del 1931 di Tod Browning , prodotto dalla Universal.

In questo film , il regista si avvale delle grandi capacità di attore di Bela Lugosi che si presenta come un grande uomo di mondo , un essere elegante e soprattutto seduttore , incarnando la seduzione del male.

Nel “Dracula” (1931 ) di Browning possiamo ritrovare il teatro , il quanto il regista si ispira sostanzialmente alla versione teatrale , già citata , dell’opera di Stoker , di Hamilton deane e John L. Balderston.

La sceneggiatura del film è molto teatrale e il grande Bela Lugosi aveva già incarnato Dracula sul palcoscenico teatrale a Broadway.

Ma torniamo al lavoro teatrale di Rubini e alla eccezionale prova d’attore di Luigi Lo Cascio.

Sergio Rubini regista e attore nel ruolo di Van Helsing e Luigi Lo Cascio nel ruolo di Jonathan Harker sono grandi attori cinematografici , ma si completano sul palcoscenico, in una intensa drammaturgia, come attori teatrali.

Il “non-morto” dell’opera teatrale diretta da Rubini , per alcuni aspetti è simile al Dracula-Bela Lugosi del film di Browning.

Un Dracula che fa la sua comparsa sul palcoscenico come un bel giovane seduttore , bene interpretato da Geno Diana.

Altra bella interpretazione mi è sembrata quella del giovane attore Lorenzo Lavia nel ruolo di Renfield.

Scene e luci riescono , con grande maestria, a costruire il luogo in cui imperversa il male presente nella nostra società.

Le scene di Gregorio Botta e le luci di Tommaso Toscano contribuiscono a rendere plastico e concreto l’oscuro universo del male.

Per certi versi la scenografia ha qualcosa di cinematografico e forse anche di “felliniano”. Molto bella e apertamente cinematografica la scena in treno per e dalla Transilvania.

Un lavoro teatrale di grande attualità , nel nostro mondo di orrori e di paure , “pesante” nei contenuti ma leggero nella comprensione e che riesce a coinvolgere lo spettatore per le grandi capacità registiche e attoriali di Rubini e la possente presenza , anche corporea , del bravissimo Luigi Lo Cascio.

Il pubblico ha apprezzato lo spettacolo con tantissimi e lunghi applausi.

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