Natale con “Lo schiaccianoci” di Volpini

di Francesco Saija

Dopo l’inizio della stagione musicale del “Vittorio Emanuele”, nel mese di novembre del 2019, con il bel “viaggio musicale” di Lina Sastri, il periodo natalizio è stato allietato dalla musica di Cajkovskij e dall’intramontabile balletto “Lo Schiaccianoci”.

Una bella coproduzione del Teatro “Vittorio Emanuele” di Messina e del Teatro Massimo “Vincenzo Bellini” di Catania , con l’Orchestra del nostro Teatro, diretta dal maestro Giuseppe Ratti.

Il bravissimo e affermato coreografo Massimiliano Volpini ha ideato uno “Schiaccianoci” particolare che , pur restando favola , diventa immagine della realtà e del nostro mondo contemporaneo.

In certo senso la favola classica si politicizza e , sullo sfondo della festa della pace e dell’amore che è il Natale, ci viene svelata, con un richiamo alla realtà, la verità del vivere quotidiano che certo non può essere cambiata dal “buonismo” natalizio che dura solo pochi giorni fino allo spegnimento delle luminarie con la fine degli auguri.

Volpini, aiutato dalle innovative scenografie e dai bellissimi costumi di Erika Carretta, riesce e rileggere il classico balletto con una vera e propria “scelta di classe” (mi si permetta la forzatura), trasferendo la favola natalizia dalla classica ricca casa con grande albero di Natale, in una delle tante periferie urbane che accerchiano le nostre città e che sono abitate da persone considerate “invisibili” , quelli che continuamente l’attuale papa definisce gli “scarti” delle società opulente.

“Lo Schiaccianoci” viene “inculturato” in un pezzo di società separata con cui quotidianamente conviviamo proprio della separazione.

Sembra che un muro insormontabile divida la società degli emarginati da quella dei ricchi o dei cosiddetti “fortunati”.

Nella rilettura di Volpini vi sono un principe “Figgitivo” e il suo amore. Né “pupazzi e soldatini”, ma solo i giovani innamorati che tentano di superare il difficile muro.

Come leggiamo nelle note di regia la tradizionale ‘battaglia dei topi’ si trasforma in un cruento scontro di strada il cui esito sarà l’evasione del Fuggitivo e la salvezza di Clara”.

Nel secondo atto, Volpini continua a guardare alla tradizione e si susseguono delle bellissime danze con sfarzo di colori, di costumi e di luci e potremmo dire che il grigiore e l’oscurità della prima parte vanno scomparendo.

Si nota un qualche filo di speranza , ma certo rimane il pessimismo della quasi impossibile liberazione.

Certamente il Balletto di Roma ha presentato danzatrici e danzatori di grande talento.

In questo splendido “Schiaccianoci” vi è anche un vero e proprio messaggio ecologico attraverso il riciclo , neo costumi e nelle scenografie , di vetro , plastica e cartoni vari.

Un’opera originalissima che , oltre a divertire , riesce a far pensare e – come leggiamo sempre nelle note di regia – a fare “riflettere ancher sulla condizione delle persone-rifiuto , sullo smarrimento d’identità sociale e sui mille volti del ‘nostro essere’”.

L’orchestra , ben diretta dal maestro Giuseppe Ratti , pur essendo composta da ottimi musicisti , in qualche momento particolare ha mostrato qualche lieve dissonanza rispetto al corpo di ballo e ai danzatori.

Il pubblico ha apprezzato l’originalità della rilettura di Volpini applaudendo i bravissimi ballerini e il coreografo e ideatore dello spettacolo.

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