Le mille bolle blu al Clan Off Teatro

di Francesco Saija

Sabato 26 ottobre è iniziata la stagione teatrale al Clan Off Teatro di via Trento.

Quel piccolo e prestigioso luogo di teatro e per il teatro che certamente fa onore alla città.

Dopo sette anni è ritornato a Messina Filippo Luna con  lo spettacolo “Le mille bolle blu”.

Si tratta del lavoro teatrale di Salvatore Rizzo , diretto e interpretato dallo stesso Luna.

Lo spettacolo era stato presentato a Messina nel 2012 alla sala “Laudamo” per il cartellone promosso dal Teatro “Vittorio Emanuele”.

Il cinquantunenne Filippo Luna , attore e regista di grande valore , si è formato alla scuola teatrale “Giusto Monaco” di Siracusa e possiamo considerarlo un attore di talento e poliedrico per la sua presenza in teatro ma anche nel cinema e nella televisione.

“Le mille bolle blu” è una struggente storia d’amore che ha debuttato a Palermo nel 2008 e nel 2010 ha avuto il prestigioso premio dell’Associazione nazionale critici teatrali.

La pièce teatrale è tratta da un racconto dello stesso Rizzo pubblicato dell’editore Pietro Vittorietti in “Muore lentamente chi evita una passione-Diverse storie diverse”.

Una raccolta di dieci diverse storie vere di omosessualità maschile in Sicilia dall’inizio del secolo ventesimo fino ai nostri giorni.

La storia di due uomini innamorati che si svolge nella Palermo degli anni ’60 ( nel 1961 ) e che potremmo considerare come un inno all’amore e alla libertà dei figli di Dio.

La storia dell’intensa vita d’amore inizia con la scena buia mentre ascoltiamo una voce dolente : “trasu” , “non trasu” , “trasu”. E appare sulla scena un Filippo Luna in giacca per porgere le condoglianze ad Elvira, moglie del suo grande amore Manuele, mentre tra gli spettatori possiamo immaginare una veglia funebre.

La scena è semplice e ridotta all’essenziale: una sedia da barbiere (quindi un salone da barba ) e a terra una bottiglia di profumo ; sullo sfondo una grande foto con due giovani sulla spiaggia in costume da bagno degli anni ’60.

Filippo Luna , nel ruolo di Bernardo o meglio Nardino ripercorre , dopo la morte di Emanuele o meglio Manuele , i trenta anni di una dolce storia d’amore nello stesso luogo in cui l’amore è sbocciato : il suo salone di barbiere.

L’amore omosessuale ( siamo negli anni ’60 ) viene vissuto nella clandestinità mentre , per il mondo esterno , borghese , moralista e ipocrita e falsamente religioso ,i due amanti sono costretti a vivere una vita “normale” con mogli e figli.

Nardino ( nella mirabile interpretazione di Filippo Luna ) rievoca sulla scena , davanti ad una virtuale camera ardente , la sua bella storia d’amore , con le sue dolcezze e con le sue gelosie ma “senza rimorso” , “senza ripensamento” e “senza senso di colpa”.

Un amore incarcerato per 30 lunghi anni nella clandestinità, “ammucciuni” e al contempo legittimo perché fondato sulla libertà.

E vengono fuori , quasi per incanto sulla scena nuda , gli anni ’60 quando impazzavano Mina con le “mille bolle blu” , ma anche le gemelle Kessler , Nilla Pizzi e il reuccio Claudio Villa.

Uno spettacolo carico di autoironia e di grande potenza drammaturgica. Un intensissimo e difficile monologo che si muove tra la dolcezza della commedia della vita ma che diventa anche tragedia per la sofferenza di non potere gridare sui tetti un amore vero e vissuto.

All’inizio dello spettacolo , l’amore di Nardo e Manuele è contenuto tutto in quella frase gridata dal barbiere sulla scena : “Chi bruttu scherzu chi mi facisti”.

Le grandi capacità attoriali e registiche di Filippo Luna riescono a rendere vivi sulla scena tutti i personaggi : da Emanuele , figlio di un avvocato al padre di Nardo , Filippo il barbiere ; da Elvira , moglie di Emanuele fino alla moglie di Nardo e ai figli di entrambi.

Di grande dolcezza il momento in cui Nardo ( Filippo Luna ) si avvicina alla grande foto che incombe sulla scena e tocca le gambe di Manuele ma anche i baci alla sedia da barbiere sulla quale spesso si svolgevano gli amplessi amorosi tra i due amanti, e ancora il ricordo della casa di Carini in cui si vivevano i momenti dell’amore clandestino per l’assenza della libertà.

Abbiamo potuto apprezzare alcuni momenti particolari del monologo nella mimica e nella intensa e partecipata recitazione di Filippo Luna : il taglio dei capelli del “picciutteddu” ( Manuele ) “chi si fici zitu” , ma anche il ricordo plastico dell’amplesso amoroso sulla sedia del salone da barba e la prima dichiarazione d’amore da parte di Manuele.

E il finale con il mazzolino di fiori davanti al corpo ( che non vediamo ) di Manuele , è certamente un messaggio di speranza per la libertà dei sentimenti e dell’amore.

Un lavoro teatrale di grande attualità che fa riflettere in un’epoca in cui prevalgono individualismi, disumanità e assenza di amore e di libertà.

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