Il clan Romeo-Santapaola pigliatutto. Combine, calcio-scommesse e progetti anti-ludopatie…

di Antonio Mazzeo

Messina dal mare (nuovosoldo.it)

“Emerge dalle indagini un dato di indubbio interesse: alla presunta delocalizzazione dell’intimidazione si sposa un cambio graduale delle attività di esercizio. Il livello più alto è ovviamente il settore economico, il settore imprenditoriale e settori di alto rilievo come quello dei finanziamenti pubblici statali ed europei ed i lavori pubblici. Ma oggi è business di alto livello anche il settore dei giochi e delle scommesse, piccole imprese e supermarket, lidi. Insomma ambiti popolari e lucrosi con attività illecite più facilmente occultabili, rispetto ai reati tipici delle associazioni mafiose che possono sfociare in fatti di sangue o comunque in comportamenti che destano allarme sociale”. E’ quanto riporta il Giudice delle Indagini preliminari del Tribunale di Messina nella maxi-ordinanza di applicazione di misure cautelari nei confronti dei presunti appartenenti e supporter della famiglia mafiosa dei Romeo-Santapaola, nell’ambito dell’inchiesta Beta avviata dal R.O.S. – Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri.

I magistrati offrono sul punto un dato oggettivo emerso nel corso delle lunghe indagini: tra le nuove frontiere delle cosche c’è il controllo dei bingo e dei centri scommesse online, delle macchinette mangiasoldi imposte in centinaia di esercizi commerciali in alternativa e/o congiuntamente al consolidato strumento del pizzo estorsivo e perfino quello degli eventi sportivi per alterare partite, campionati e meccanismi vincita. “Da un lato la nuova mafia punta ad invadere settori nuovi con capacità di condizionamento degli eventi”, riporta il R.O.S. dei Carabinieri nell’informativa Beta.

“Il sodalizio, anche nella specifica materia delle scommesse sugli eventi calcistici, al fine di massimizzare i profitti poteva contare da anni su un sistema ormai consolidato di combine anche nella massima serie italiana”. A tal proposito sono state prodotte le intercettazioni intercorse il 9 giugno 2015 tra Fabio Laganà (al tempo dipendente dell’impresa Start S.r.l. attiva nel settore delle scommesse e riconducibile al presunto boss Vincenzo Romeo) e Giuseppe Verde, addetto alla manutenzione tecnica sulle macchine elettroniche utilizzate per la raccolta delle scommesse.

“Fabio Laganà – annota il R.O.S. – raccontava al complice che nel 2010 la famiglia mafiosa per conto della quale entrambi operavano aveva dato indicazioni per scommettere sul pareggio per uno a uno nella partita di serie A Chievo–Catania; risultato poi effettivamente verificatosi nella 29° giornata del campionato di calcio, in data 21 marzo 2010”. Con tutto lo schifo che c’è… a parte il fatto che è difficile vincere con le schedine…, lamentava Fabio Laganà. Continua in: http://www.stampalibera.it/2019/10/28/il-clan-romeo-santapaola-pigliatutto-combine-calcio-scommesse-e-progetti-anti-ludopatie/

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