Il Canone rivisitato alle Giornate del muto di Pordenone

di Francesco Saija

Nella sezione il “Canone rivisitato”, sono stati presentati sul grande schermo del Teatro “Verdi” di Pordenone , i grandi classici del cinema muto.

In occasione della 38° edizione (dal 5 al 12 ottobre) ne sono stati presentati cinque (uno come evento speciale).

La sezione forse dovrebbe essere ampliata per dare la possibilità ai giovani di vedere per la prima volta sul grande schermo il cinema delle origini e ai più anziani di rivedere (o anche vedere spesso per la prima volta) opere fondamentali per la comprensione a tutto campo della settima arte.

Sono stati presentati “Faust” (1926) di Friedrich Wilhelm Murnau, “Otets Sergii” (Padre Sergio, 1917) di Yakov Protazanov, “Joan the woman” (Giovanna D’Arco, 1916 ) di Cecil B. DeMille , “Gardiens de phare” ( 1929 ) del regista francese Jean Grémillon e “Oblomok Imperii” (Un frammento d’impero , 1929 ) del sovietico Fridrikh Ermler , come evento speciale.

Nel cinema delle origini le avanguardie sono fondamentali e Murnau è certamente tra i più importanti autori dei classici dell’espressionismo ma anche del cosiddetto Kammerspielfilm ( cinema da camera tedesco ).

Ottima scelta quindi quella di presentare alle Giornate , il “Faust” di Murnau.

L’opera di Goethe interessò il cinema sin dalle origini e tante opere cinematografiche sono andate perdute.

Certamente se ne occuparono, tra gli altri , Georges Méliès e Alice Guy che fu la prima donna regista della storia del cinema.

In ogni caso il “Faust2 di Murnau possiamo considerarla come la trasposizione cinematografica più interessante non solo per quanto riguarda il contenuto che ha al centro la lotta eterna fra il bene e il male e il predominio dell’amore che salverà l’anima del dottor Faust , ma soprattutto si avvale dell’abile sceneggiatura di Hans Kyser , della eccezionale fotografia di Karl Hoffmann e delle bellissime scenografie di Robert Herlth e Walter Rohrig.

La fotografia si fonda in modo particolare su un intenso dialogo tra le luci e le ombre. Guerra , fame e peste nera sono plasticamente presenti nelle tante scene e in significative inquadrature.

Di grande impatto il passaggio di Faust dalla vecchiaia alla giovinezza e viceversa, ma anche la scena del rogo e l’epilogo finale con l’arcangelo Gabriele che annuncia la vittoria dell’amore e la salvezza di Faust.

Il “Faust” presentato a Pordenone contiene le didascalie di Gerhart Hauptmann che Murnau non utilizzò.

La proiezione  è stata accompagnata al pianoforte dal bravissimo Donald Sosin.

Il film “Padre Sergio” è certamente una delle opere più importanti del regista russo dell’epoca zarista Yakov Protazanov , il quale morì nel 1945 e continuò la sua attività cinematografica anche dopo la rivoluzione d’ottobre.

Il film fu considerato dalla critica come “il gioiello sulla corona del cinema prerivoluzionario”.

Certo , la presenza , come protagonista , del grande attore Ivan Mozzhukhin contribuì a fare di “Padre Sergio” un classico del cinema pre-sovietico.

Il film si ispira ad un racconto di Tolstoj e affronta una tematica difficile come quella relativa al raggiungimento della santità.

Non dimentichiamo che il film uscì subito dopo la rivoluzione in quanto subì la censura della Chiesa ortodossa russa e lo stesso Tolstoj fu scomunicato da quella Chiesa da lui molto criticata per le tante sue ipocrisie.

Anche oggi la Chiesa ortodossa russa non spicca per modernità di vedute.

Il testo di Tolstoj fu ripreso in tempi più recenti dai fratelli Taviani con il film “Il sole di notte “ del 1990 , ma si tratta di un film non abbastanza riuscito.

Tornando al film di Protazanov bisogna dire che lo zar Nicola I , bisnonno di Nicola II spodestato dai bolscevichi , viene presentato come una figura di grande immoralità.

Il film è stato centrato sul protagonista principale che ne diventa il vero mattatore e Mozzhukhin riesce , con grande capacità di attore , a interpretarlo in tutte le età , da giovane diciottenne fino agli 80 anni.

“Padre Sergio” rimane un film tradizionale e giustamente Peter Bagrov sostiene in catalogo che “Sul piano estetico , ‘Padre Sergio’ appartiene comunque al cinema russo delle origini. A dispetto del materiale controverso e della convincente recitazione, va sottolineato che c’è ben poco di rivoluzionario nel montaggio e nelle interpretazioni”.

Restando in Russia vorrei soffermarmi sul film che è stato oggetto di un evento speciale.

Si tratta del film “Oblomok Imperii” ( Un frammento d’impero ) di Fridrikh Ermler , proiettato in 35mm.

Il film era stato già presentato a Pordenone nel 2011 , ma quest’anno è stato possibile vederlo nel bel recente restauro del 2018 , fatto suna copia 35mm in nitrato proveniente dall’EYE Filmmuseum che è stata integrata , come ci ricorda Peter Bagrov , da un altro nitrato della Cinémathèque suisse nel quale è presente l’immagine , molto famosa , del Cristo con la maschera antigas.

Nel corso del restauro sono state ripristinate tutte le didascalie mancanti , facendo ricorso alle “liste di montaggio”.

Il regista si avvale della mirabile recitazione del grande attore Fiodor Nikitin , ma anche della splendida fotografia di Yevgenii Shneider.

Nelle copie in circolazione mancava comunque l’inquadratura del Cristo con la maschera.

Attraverso il racconto della storia del sottufficiale Filimonov , interpretato da Nikitin , in 109 minuti Ermler riesce a mostrare la tragicità della guerra ma anche la grande novità della rivoluzione.

Al contempo riesce anche a fare satira e a criticare dall’interno la stessa rivoluzione.

Filimonov , durante la prima guerra mondiale , perde la memoria e si sveglia dopo dieci anni e si ritrova in un Paese che non sembra più il suo , in una città che si chiama Leningrado e non San Pietroburgo , in un nuovo mondo in cui non vi sono più padroni e sua moglie ha ormai un nuovo marito.

Peter Bagrov dice in catalogo che “L’intenzione di Ermler era quella di mostrare il rinnovamento del Paese , le riforme dei Soviet , la liberazione e la rinascita di un intero popolo , il tutto visto attraverso gli occhi di un nuovo arrivato”.

Ermler era un comunista convinto e riesce nel suo intento , ma era anche un comunista “vero” e sapeva esercitare anche il suo spirito critico.

Nella famosa sequenza del ritorno della memoria , il regista , profondo conoscitore di Freud , conduce una formidabile opera di introspezione psicologica sul personaggio che sembra avvilito dall’edilizia costruttivistica, dal burocratismo e dai “pericoli” esistenti all’interno della rivoluzione che avrebbero poi portato agli errori dello stalinismo.

Sono forti la satira e la critica sulla creazione dell’uomo nuovo , ma anche il discorso , tutto comunista , sui problemi della sicurezza del lavoro e sull’unità inscindibile tra rivoluzione e cultura , in quanto non ci può essere rivoluzione senza una nuova cultura.

Nel finale del film vi è una frase abbastanza significativa : “Ancora il lavoro da fare è molto, compagni!”.

Probabilmente si vuole ricordare agli spettatori che la rivoluzione è lotta permanente e non termina mai. La lotta non può non essere continua.

L’orrore per la guerra e quindi una presenza cinematografica antimilitarista è presente nella bella sequenza in cui si succedono tante croci con alla fine un crocifisso con la maschera antigas sull’immenso campo di battaglia. Forse quel crocifisso è una profezia rispetto ai 22 milioni di sovietici morti nella seconda guerra mondiale.

Mi piace ricordare che Ermler , nel 1946 fece un film ambientato in Unione sovietica in cui vi è un grande lavoro di introspezione psicologica sui “signori della guerra” , studiando cioè la psicologia  degli stati maggiori. Il film si riferisce alla battaglia di Stalingrado e alla sconfitta dei tedeschi e ha per titolo “Velikij pereto” ( La Grande svolta ).

Il film di Ermler è stato accompagnato da una musica magistrale con la partitura originale di Vladimir Deshevov , eseguita dal vivo dall’Orchestra San Marco di Pordenone , diretta dal maestro Gunter A. Buchwald.

In un prossimo articolo farò qualche ulteriore riflessione su due capolavori centrali , per quanto riguarda il “canone rivisitato” , nell’edizione 2019 delle Giornate : il film di DeMille su Giovanna D’Arco e quello di Grémillon sul guardiano del faro.

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