SE SALVARE VITE È UN REATO, ALLORA ARRESTATE ANCHE NOI

Il Coordinamento Palermo Pride aderisce al presidio “Salvare vite non è reato”

Presidio pro Sea Watch nel porto di Catania

Il Coordinamento Palermo Pride gioisce per le 40 persone finalmente sbarcate dalla Sea Watch 3 a Lampedusa, dopo 17 giorni. Ma ci sentiamo feriti e violati dall’arresto della capitana Carola Rackete.

Salvare vite non può essere un reato e a maggior ragione non può diventarlo usando il pretesto della “violenza grave a nave militare”. Come se fossimo davanti ad un atto di guerra.

Il vero atto di guerra, contro i diritti umani e addirittura contro l’umanità, è costringere in mare decine di persone per oltre due settimane; pretendere che tornino in Libia, dove hanno già subito ferite di ogni tipo; ignorare per tre giorni lo stato di emergenza (che impone l’intervento immediato per garantire la sicurezza della nave e delle persone su di essa). Atto di guerra è imporre che la nave restasse al largo anche dopo aver ottenuto la disponibilità di altri paesi ad accogliere quelle persone.

Per queste ragioni, coerentemente con la piattaforma politica dello straordinario Palermo Pride “Favolosamente Antifascista” di venerdì 28 giugno, noi chiediamo il rilascio di Carola Rackete ed il dissequestro di SeaWatch3, Juventa e Mare Jonio, la nave di Mediterranea Saving Humans sotto sequestro da oltre un mese. E per queste ragioni il Coordinamento Palermo Pride aderisce al corteo/presidio “Salvare vite non è reato” di martedì 2 luglio alle 18 in piazza Verdi a Palermo.

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